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Leggere manga su carta riduce lo sforzo cerebrale rispetto al tablet

Studio fMRI dell'Università di Tokyo: chi legge su tablet impiega più tempo a integrare la storia. Cosa cambia per il Piano Scuola 4.0.

Chi legge un manga su carta integra meglio le informazioni del racconto rispetto a chi lo fa su tablet, e impiega meno tempo a rispondere alle domande che richiedono di collegare le due metà della storia. Lo dimostra il primo studio neuroscientifico che confronta i due supporti con risonanza magnetica funzionale, pubblicato su PLOS One dall'Università di Tokyo. È anche il primo esperimento in cui il vantaggio della carta emerge in modo netto su un materiale narrativo, non solo su testi scolastici o espositivi.

Cosa misura lo studio dell'Università di Tokyo

I ricercatori hanno diviso i partecipanti in due gruppi e fatto leggere a entrambi lo stesso manga: una storia in due punti di vista, uno per protagonista. La prima metà su carta o su tablet, la seconda metà attraverso occhiali con display LCD all'interno di una macchina per la risonanza magnetica funzionale (fMRI). Dopo la lettura, ai partecipanti sono state poste domande di comprensione: alcune semplici, altre più complesse, che richiedevano di combinare informazioni provenienti da entrambe le parti del racconto. La fMRI ha misurato il flusso sanguigno locale per stimare l'attività neuronale nelle regioni cerebrali coinvolte. Chi aveva letto la prima metà su carta ha mostrato una ridotta attivazione nelle aree frontali legate al linguaggio e all'integrazione narrativa. Tradotto: il cervello faceva meno fatica a tenere insieme la storia. Per il neuroscienziato Kuniyoshi Sakai, principale autore del lavoro, è la prima volta che un'indagine neuroscientifica rivela una differenza specifica nell'attività cerebrale tra lettura su carta e lettura su schermo.

Un effetto noto, ma sulla narrativa è una novità

Il vantaggio della carta nella comprensione non è una scoperta recente. La meta-analisi di Pablo Delgado e colleghi pubblicata nel 2018 su Educational Research Review aveva esaminato 54 studi indipendenti su un totale di 171.055 partecipanti, trovando un effetto a favore della lettura su carta pari a g = -0,21. Il limite, però, era duplice: il vantaggio riguardava solo i testi espositivi (saggistici, scolastici, manuali) e non quelli narrativi, e quasi nessuno studio aveva guardato dentro al cervello dei lettori. Il lavoro Sakai chiude entrambi i buchi. Il manga è narrazione visiva e sequenziale, lo stesso tipo di materiale dei romanzi a fumetti o dei libri illustrati digitali. E la fMRI fornisce una misura biologica diretta dell'effetto, non un'autovalutazione del lettore. È un risultato che si aggiunge a una stagione di studi che ribaltano intuizioni date per scontate, come quello sui limiti umani nel leggere le emozioni dei cani. «Probabilmente si otterrebbero gli stessi risultati leggendo romanzi, perché le trame e il flusso contestuale sono sostanzialmente gli stessi tra manga, romanzi e altro materiale scritto», conclude Sakai.

L'ombra sul Piano Scuola 4.0 da 2,1 miliardi

Lo studio arriva mentre l'Italia sta investendo 2,1 miliardi di euro del PNRR per il Piano Scuola 4.0, che mira a trasformare almeno 100.000 classi tradizionali in ambienti di apprendimento connessi, con pc, tablet e lavagne interattive. Di questi, circa 1,3 miliardi sono destinati alle aule e 425 milioni ai laboratori per le professioni digitali; il resto copre connettività, formazione e software. Tradotto in dispositivi, il Piano spinge sull'idea che il digitale a scuola sia un valore aggiunto in sé. Sakai non sostiene il contrario, ma il suo dato apre un problema concreto: se la lettura su schermo aumenta il carico cognitivo per integrare un racconto, una scuola che digitalizza dal libro di testo al compito sta scegliendo un supporto che chiede più sforzo per arrivare allo stesso risultato. Gli autori scrivono che la ricerca «potrebbe far rivalutare alcune decisioni in ambito educativo» e indirizzare lo sviluppo dei futuri dispositivi di lettura digitale verso interfacce che riproducano la stabilità spaziale e tattile della carta.

La domanda aperta non è se vietare il tablet, ma quali caratteristiche del supporto digitale producano lo svantaggio cognitivo misurato dalla fMRI: lo scrolling, la retroilluminazione, l'assenza di riferimenti spaziali stabili, l'interattività ai bordi dello schermo. Alcuni produttori stanno già seguendo questa direzione con e-reader a inchiostro elettronico e formati a pagina fissa; altri puntano su salti tecnologici più radicali, dal quantum computing rilanciato da Microsoft alle applicazioni dell'IA in contesti inattesi come l'asfalto autoriparante sviluppato con l'intelligenza artificiale di Google. Per chi progetta i programmi di scuola digitale italiana, identificare i fattori che appesantiscono la lettura e correggerli sui dispositivi che entreranno in classe conta più di stanziare nuovi miliardi su hardware che ripete i limiti di quelli già in uso.

Pubblicato il: 5 giugno 2026 alle ore 08:27