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L'appello dei 1108 scienziati per la nomina del direttore generale di Ispra

Lettera aperta firmata da Parisi e 1107 ricercatori: per la guida operativa serve competenza ambientale e divieto di cariche elettive.

Millecentootto firme, con quella del Nobel Giorgio Parisi in apertura, chiedono al Governo che la prossima nomina del direttore Ispra avvenga nel rispetto integrale dell'articolo 8 della legge istitutiva. La lettera aperta è stata pubblicata su Scienza in rete mentre per la guida operativa dell'istituto fonti di stampa indicano in pole position il capo di gabinetto del sottosegretario all'Ambiente Claudio Barbaro.

Cosa chiede la comunità scientifica

Il documento è indirizzato a Governo, Parlamento e opinione pubblica e fissa tre requisiti netti: comprovata competenza tecnico-scientifica nei settori dell'ente, solida esperienza gestionale commisurata alla complessità di Ispra e del Sistema Nazionale a rete per la Protezione dell'Ambiente (SNPA), assoluta indipendenza da condizionamenti politici. La premessa esplicita è la nomina, lo scorso 25 febbraio 2026, dell'ex senatrice di Forza Italia Maria Alessandra Gallone alla presidenza dell'istituto: nella lettera viene descritta come una figura dal profilo politico, senza alcuna competenza sulle tematiche ambientali. La preoccupazione dei firmatari è che l'asse politico si estenda anche alla figura tecnica che gestisce nei fatti l'ente.

Il paradosso dell'articolo 8

Il cuore della questione è normativo. L'articolo 8 della legge 132/2016 fissa paletti rigidi soltanto per il direttore generale: deve essere scelto tra soggetti di elevata professionalità e qualificata esperienza nel settore ambientale e non può ricoprire incarichi politici elettivi a livello europeo, nazionale o regionale, né amministrare imprese che partecipano ai programmi dell'istituto, né cumulare altri incarichi retribuiti, né avere condanne definitive. Il mandato dura quattro anni ed è rinnovabile una sola volta.

Per la presidenza, invece, la legge tace: nessun requisito di competenza ambientale, nessun divieto di carriera politica recente. È la ragione per cui la nomina di Gallone, pur contestata sul piano dell'opportunità, non è giuridicamente attaccabile. La richiesta dei millecentootto firmatari diventa quindi una linea rossa: blindare almeno la guida tecnica, perché la legge istitutiva di Ispra non lo fa per i vertici politici. La medesima esigenza di rivedere i criteri di selezione delle nomine pubbliche torna in altri settori, dalla scuola all'università.

Lo stesso articolo 8 istituisce presso Ispra un'anagrafe pubblica dei direttori generali, con informazioni su requisiti professionali e retribuzione: una previsione di trasparenza che ha senso solo se i profili nominati superano davvero il test della competenza. Tra i firmatari della lettera figurano Antonello Pasini (CNR-IIA), Stefano Tibaldi (CMCC), Stefano Caserini (Università di Parma), Marco Frey della Scuola Superiore Sant'Anna e decine di climatologi, ecologi e ricercatori del CNR. Una raccolta di firme di questa portata, in un settore come la ricerca ambientale italiana, è un segnale politico oltre che scientifico.

Cosa è in gioco: dati ufficiali e taglio al bilancio

Ispra produce, valida e trasmette i numeri ufficiali su emissioni climalteranti, qualità dell'aria, stato delle acque, consumo di suolo e biodiversità. Sono questi i dati su cui si misurano gli obiettivi internazionali assunti dall'Italia in materia di clima e su cui si appoggiano le decisioni autorizzative, urbanistiche e sanitarie a livello statale e regionale. L'istituto coordina inoltre il sistema delle Arpa regionali e cura l'Annuario dei dati ambientali, il riferimento ufficiale per chi pianifica politiche di adattamento. Una guida non tecnica rischia di rallentare la validazione di quei dati e, di conseguenza, l'aggiornamento degli scenari su cui poggiano i piani regionali.

Negli stessi giorni la capogruppo Pd in Commissione Ambiente Chiara Braga ha denunciato in Parlamento un taglio del 30% al contributo ordinario del Ministero dell'Ambiente, già operativo, che mette sotto pressione il funzionamento quotidiano dell'ente. Sul fronte didattico-accademico, atenei e centri di ricerca lavorano costantemente con quei numeri: una guida operativa non tecnica indebolisce la catena che porta dal monitoraggio alla pubblicazione scientifica revisionata, fino alle aule. La partecipazione civica in tempi di crisi democratica passa anche dalla difesa di istituti tecnico-scientifici indipendenti, perché il lavoro silenzioso degli operatori della conoscenza, dai docenti di scuola ai ricercatori sul campo, sostiene scelte pubbliche di lungo periodo che la politica non sempre riconosce.

La procedura per la nomina è in fase istruttoria e il decreto è atteso nelle prossime settimane. I firmatari della lettera attendono una risposta scritta da Governo e Parlamento prima che la firma arrivi sul tavolo del ministro Pichetto Fratin.

Pubblicato il: 15 giugno 2026 alle ore 08:14