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Il primo kilowatt geotermico dal fondale: Endurance accende Adélie

Adélie ha generato 60 wattora da un vulcano a 1.500 metri con bilancio positivo per 8,7 secondi. L'Italia col Marsili aveva vent'anni di vantaggio.

Una turbina da 100 kilowatt installata a 1.500 metri di profondità ha prodotto 60 wattora di elettricità in 29 secondi, con un bilancio energetico positivo per 8,7 secondi. È il primo test al mondo di geotermia sottomarina portato in rete: la startup Endurance Energy l'ha condotto sul vulcano Axial Seamount, al largo dell'Oregon. Un primato che l'Italia aveva nel mirino dal 2005 con il progetto Marsili.

Cosa ha fatto il prototipo Adélie

Il test si è svolto il 27 settembre sulla dorsale di Juan de Fuca, a circa 480 chilometri dalla costa dell'Oregon. Endurance Energy ha perforato due pozzi fino a 1.524 metri di profondità e ha intercettato fluidi idrotermali a 260 °C. Il primo pozzo era troppo piccolo per alimentare la centrale: il team ha spostato Adélie su una sorgente idrotermale naturale che eroga acqua a 281 °C.

Il prototipo pesa tre tonnellate e usa un ciclo Rankine a fluido organico, la stessa tecnologia di molti impianti geotermici terrestri. Durante la prova la turbina ha toccato 26.000 giri al minuto, con una potenza netta mediana di 2 chilowatt e un picco di 16,5 chilowatt. Un modulo della batteria ha poi registrato un picco di corrente anomalo in fase di avviamento e il software ha arrestato l'impianto. In un secondo tentativo è ceduto il cavo della pompa del refrigerante. Il prossimo test è previsto fra l'inverno 2026 e il 2027 con il successore Gentoo.

Il Marsili e vent'anni persi

L'Italia aveva un vantaggio competitivo che pochi ricordano. La scheda ufficiale INGV sul vulcano Marsili descrive un apparato lungo 70 chilometri e largo 30, il più esteso vulcano attivo del Mediterraneo e d'Europa, con la base a 3.400 metri sotto il livello del mare e il picco a 508 metri di profondità. Nel 2005 la società Eurobuilding ha avviato con INGV, CNR e Università di Chieti il Marsili Project, primo tentativo al mondo di valorizzazione dell'energia geotermica sottomarina. Gli studi stimavano un potenziale di circa 4 terawattora all'anno, pari alla produzione di una centrale nucleare di media taglia.

Vent'anni dopo nessun pozzo è stato perforato nel Tirreno meridionale e il Marsili non ha nemmeno un monitoraggio sismico continuo. Nel frattempo una startup di Seattle, fondata nel gennaio 2025 da Andrew Redd, ex ingegnere di SpaceX, ha raccolto 63 milioni di dollari (di cui 54 in Serie A guidata da Founders Fund) e ha portato una centrale a 1.500 metri sul fondale del Pacifico. Il parallelo con altre tappe della ricerca italiana è ricorrente: anche in fisica fondamentale la distanza fra un modello teorico e il primo test strumentale si misura in decenni, come racconta la ricostruzione di Doplicher ai Lincei sui 32 anni del modello DFR.

Dal test al megawatt: cosa serve davvero

Il salto dai 2 chilowatt netti di Adélie ai 2 megawatt del generatore commerciale Leopard, previsto per il 2027 nel Regno di Tonga, è di tre ordini di grandezza. Endurance punta a installare sei moduli grandi come container per sostituire il diesel importato dall'arcipelago polinesiano. Restano ostacoli di costo: corrosione, pozzi profondi e trasporto dell'energia a terra erodono i margini e rendono oggi più convenienti il geotermico di terra o il mix fotovoltaico più batterie.

Il test è stato possibile anche grazie a un'infrastruttura di ricerca pubblica statunitense. Il Regional Cabled Array della NSF Ocean Observatories Initiative, operato dalla University of Washington dal 2014, porta 8 chilowatt di potenza elettrica e banda fino a 240 gigabit al secondo sul fondale, con circa 150 strumenti installati e una vita utile prevista di 25-30 anni. La centrale della startup si è agganciata a questa rete per comunicare in tempo reale con Seattle. In Italia un'infrastruttura equivalente nel Tirreno non esiste.

La geotermia nel mondo pesa oggi 15,4 gigawatt di capacità elettrica installata, a fronte di scenari che indicano la necessità di circa 800 gigawatt entro il 2050 per coprire il 15% della nuova domanda. L'offshore italiano, per ora, resta nelle pubblicazioni scientifiche di vent'anni fa.

Pubblicato il: 21 ottobre 2026 alle ore 13:05