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Il Nobel di Halzen ha una firma italiana: Padova, Pisa, Napoli, Roma, GSSI

Nobel per la Fisica a Halzen: oltre Padova, altri 4 atenei italiani hanno costruito il modello che ha mostrato i neutrini della Via Lattea.

Il Nobel per la Fisica 2026 è andato a Francis Halzen per IceCube, il rivelatore di neutrini sepolto nel ghiaccio dell'Antartide. L'Accademia reale svedese l'ha premiato come unico vincitore il 6 ottobre, ma dietro la scoperta che ha vinto Stoccolma ci sono cinque atenei italiani, non uno.

Che cos'è IceCube e cosa ha visto

IceCube occupa un chilometro cubo di ghiaccio puro alla profondità di circa due chilometri, vicino alla base americana Amundsen-Scott al Polo Sud. Il rivelatore è formato da 5.160 moduli ottici distribuiti su 86 cavi verticali infilati nella calotta glaciale. Il principio è semplice: quando un neutrino cosmico collide con un nucleo nel ghiaccio, le particelle secondarie prodotte generano un lampo di luce azzurra, la radiazione Cherenkov, che i sensori registrano permettendo di ricostruire direzione ed energia della particella in arrivo.

L'osservatorio è operativo dal 2011 e ha collezionato una serie di risultati che hanno aperto un nuovo campo di ricerca. Nel 2013 ha rivelato i primi neutrini astrofisici di altissima energia, inaugurando l'astronomia dei neutrini. Nel 2018 ha identificato la prima sorgente extragalattica. Nel 2023 ha mostrato che anche la nostra Via Lattea emette un bagliore diffuso di neutrini fino a diversi PeV. La collaborazione internazionale che gestisce l'esperimento conta oggi circa 450 scienziati distribuiti in 58 istituzioni di 14 Paesi.

Cinque atenei italiani, non solo Padova

La partecipazione italiana a IceCube si distribuisce su due livelli. L'unico ateneo nella collaborazione che gestisce il rivelatore è l'Università di Padova, con un gruppo coordinato dalla fisica Elisa Bernardini al Dipartimento di Fisica e Astronomia. Nella stessa sede padovana lavora anche una parte dell'infrastruttura di calcolo che analizza i segnali in arrivo dal Polo Sud.

Il risultato del 2023 sui neutrini dalla Via Lattea, però, non sarebbe stato leggibile senza un modello teorico interamente italiano, chiamato KRA_gamma. L'hanno sviluppato quattro gruppi che lavorano tra Pisa, Napoli, Roma e L'Aquila: Daniele Gaggero e Dario Grasso tra INFN Pisa e Università di Pisa, Antonio Marinelli alla Federico II di Napoli, Alfredo Urbano e Mauro Valli alla Sapienza, Carmelo Evoli al Gran Sasso Science Institute. Il modello descrive come si propagano i raggi cosmici nella nostra galassia e prevede un flusso di neutrini più alto di quello dei modelli standard: senza quella previsione, IceCube avrebbe avuto bisogno di altri anni di dati per isolare il segnale galattico dal fondo extragalattico.

In pratica, cinque atenei italiani (Padova, Pisa, Federico II di Napoli, Sapienza e GSSI) hanno contribuito al Nobel di Halzen: uno sul fronte sperimentale, quattro su quello teorico. Il dettaglio dei gruppi e dei singoli ricercatori è nell'approfondimento di EduNews24 sui cinque atenei italiani di IceCube.

Perché conta per chi studia e fa ricerca in Italia

Il modello KRA_gamma è stato pubblicato il 29 giugno 2023 sulla rivista Science insieme ai risultati di IceCube ed è oggi uno dei riferimenti anche per la collaborazione europea ANTARES, che cerca un eccesso di neutrini con la stessa firma galattica. Il Nobel conferma che la fisica fondamentale italiana resta integrata nei grandi esperimenti globali non solo come forza lavoro, ma come fornitore di teoria. Il dettaglio del contributo nazionale è nel comunicato INFN sulla scoperta dei neutrini dalla Via Lattea.

Per uno studente che oggi inizia una triennale o una magistrale in fisica, Padova, Pisa, Napoli Federico II, Sapienza e il GSSI dell'Aquila sono porte di accesso dirette alla rete che ha vinto il Nobel. L'ente che fa da collante è l'INFN, il cui presidente Antonio Zoccoli aveva sostenuto la candidatura di Halzen. Per chi cerca invece un contratto da ricercatore in questo stesso ambito, è utile tenere d'occhio i bandi delle università che stanno assumendo a ottobre 2026.

IceCube Upgrade, l'estensione del rivelatore installata tra il 2025 e il 2026, abbasserà la soglia di energia e migliorerà la calibrazione ottica del ghiaccio. I prossimi anni di dati arriveranno con il modello italiano ancora al centro dell'interpretazione teorica e con una generazione di giovani ricercatori formati negli stessi dipartimenti che oggi festeggiano, come il dottorando di Warwick che ha trovato un pianeta nato da una stella morta.

Pubblicato il: 7 ottobre 2026 alle ore 12:42