Il ciclo solare 25 ha raggiunto un picco di 299 macchie l'8 agosto 2024, secondo i dati ufficiali WDC-SILSO: quasi tre volte quanto NOAA aveva previsto nel 2019. Uno studio pubblicato l'11 giugno 2026 su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society dalle università di Birmingham e Yale spiega perché le misure di superficie sottostimano da decenni quanto sta accadendo dentro la nostra stella.
Quaranta anni di onde sonore dal cuore del Sole
Il team guidato da Bill Chaplin (Birmingham) e Sarbani Basu (Yale) ha analizzato quasi 40 anni di dati eliosismici dei sei telescopi del Birmingham Solar Oscillations Network (BiSON), dal 1987 al 2025, come descrive la Royal Astronomical Society nel comunicato dello studio. La tecnica usa le p-mode oscillations, onde sonore globali che attraversano l'interno del Sole come una campana e le cui frequenze cambiano in risposta all'attività magnetica.
Raggruppando le oscillazioni in bande di bassa, media e alta frequenza, i ricercatori hanno sondato profondità diverse sotto la fotosfera. Hanno così ricostruito come la struttura interna del Sole si è modificata nei cicli 22, 23, 24 e 25. Una possibilità che il monitoraggio convenzionale delle macchie solari, fermo agli strati visibili, non può offrire. Anche l'osservatorio italiano Solaris in Antartide, dell'INAF, segue una logica simile: leggere il Sole con strumenti che vedono ciò che le immagini ottiche non rivelano.
Perché il ciclo 25 è più forte di quanto sembri in superficie
I dati BiSON portano a tre risultati che cambiano lo sguardo sul Sole.
* Il legame tra le frequenze delle oscillazioni interne e le misure tradizionali si è modificato dal ciclo 23 in poi. La relazione che gli scienziati davano per stabile non lo è più.
* I cambiamenti strutturali legati al ciclo solare sono sempre più confinati entro 1.000 km dalla superficie, in uno strato sottile appena sotto la fotosfera. L'attività magnetica si concentra verso l'alto invece di distribuirsi in profondità.
* Nelle alte frequenze eliosismiche, il ciclo 25 appare paragonabile per intensità ai cicli 22 e 23, i più forti degli ultimi decenni. Eppure il conteggio delle macchie solari lo dipingeva come moderato.
Quel divario non è teorico. NOAA nel 2019 aveva previsto un picco di 115 macchie per il ciclo 25, rivisto poi a 137-173 nel 2023. Ad agosto 2024 il valore osservato è arrivato a 299, il più alto da oltre 20 anni e prossimo ai 337 della stima non ufficiale SWPC, livello che non si vedeva da marzo 2001.
Come dice Sarbani Basu nel comunicato RAS: "Non si spiega con campi magnetici più deboli. È una riorganizzazione strutturale di come l'attività si conserva sotto la superficie".
Tempeste geomagnetiche, GPS e satelliti: cosa cambia da qui al ciclo 26
Il dato non è accademico. Tra il 10 e l'11 maggio 2024, durante quel ciclo apparentemente sottostimato, è arrivata la tempesta di Gannon: classificata G5, con indice Kp pari a 9, il massimo della scala. È stata la tempesta geomagnetica più potente dal 2003 ed è considerata, per durata, un evento da 1 su 41 anni. I trattori autonomi del Midwest americano hanno perso il GPS, Starlink ha registrato un servizio degradato e gli operatori delle reti elettriche hanno lavorato in emergenza.
Se i modelli di previsione del meteo spaziale usano principalmente macchie solari e segnali di superficie, sottostimano sistematicamente quello che il Sole può fare. La conferma arriva da Bill Chaplin: "L'attività magnetica si confina sempre più vicino alla superficie a ogni ciclo. Senza le lunghe osservazioni di BiSON sarebbe stata invisibile".
Tradotto: i sistemi di allerta su Galileo, costellazioni in orbita bassa, reti ad alta tensione e infrastrutture critiche dovranno integrare anche segnali eliosismici, non solo conteggi di sunspot. Altrimenti il prossimo G5 troverà gli operatori a leggere indicatori che non raccontano tutta la storia.
BiSON continuerà a registrare le oscillazioni nel finale del ciclo 25 e nell'avvio del ciclo 26 atteso intorno al 2030. Saranno questi i dati che diranno se siamo davanti a un cambiamento permanente del Sole o a una variazione passeggera. Intanto, mentre si studiano i primi segnali di invecchiamento cerebrale tra i 44 e i 67 anni o le origini millenarie del cacao da 7,5 milioni di anni, anche l'oggetto più vicino e più studiato del nostro sistema rivela una storia nuova.