Il telescopio spaziale TESS della NASA ha analizzato le pulsazioni luminose di 16.440 stelle Delta Scuti alla ricerca di compagni substellari. Il risultato, pubblicato il 17 settembre 2026 su The Astrophysical Journal dal gruppo guidato da Logan Wilson (Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics e Università delle Hawaii), è magro: un solo candidato pianeta, HD 156295 b, e otto candidate nane brune. Se confermato, HD 156295 diventerebbe la stella più calda conosciuta a ospitare un pianeta nella propria zona abitabile.
La scoperta: 1 candidato pianeta tra 16.440 stelle
La tecnica usata dai ricercatori è il pulsation timing: se la stella viene trascinata avanti e indietro dalla gravità di un compagno, le pulsazioni luminose arrivano leggermente in anticipo o in ritardo. La massa stimata del candidato è di 6,3 ± 1,1 masse di Giove, un valore compatibile con il limite superiore di 10,5 M_J ricavato dalle accelerazioni astrometriche di Hipparcos e Gaia. L'orbita stimata è di circa 2.200 giorni, poco meno di sei anni terrestri, a circa quattro unità astronomiche dalla stella: quattro volte la distanza Terra-Sole. Fonti indipendenti stimano in circa il 50% la probabilità che il segnale corrisponda davvero a un pianeta: una soglia bassa per gli standard delle scoperte confermate, e che spiega perché il paper su The Astrophysical Journal parli di candidato e non di scoperta accertata. Oltre al pianeta, gli autori identificano otto candidati come nane brune, oggetti con massa tra 13 e 80 masse gioviane che fondono deuterio ma non riescono a innescare la fusione dell'idrogeno: due di questi sono abbastanza promettenti da giustificare un follow-up con imaging diretto.
Pulsation timing, la tecnica che apre il campo delle stelle di tipo A
Le stelle di tipo A come HD 156295 (classe spettrale A7V, 1,67 masse solari, superficie a circa 7.500 gradi contro i 5.500 del Sole, 143 anni luce di distanza nella costellazione del Dragone) sono state a lungo trascurate dai metodi tradizionali di ricerca esoplaneti. La spettroscopia di velocità radiale fatica contro la rotazione rapida di questi astri, e i transiti sono rari e difficili da misurare attorno a stelle grandi e luminose. Il pulsation timing sfrutta invece la caratteristica delle variabili Delta Scuti di oscillare come orologi cosmici. Dallo studio emerge un tasso di occorrenza η = 0,10 (intervallo 0,08-0,21) per pianeti da cinque a dieci masse gioviane con periodi tra 1.900 e 2.600 giorni attorno alle stelle A: una statistica che fino a oggi non esisteva per questa classe di astri. Il censimento esoplanetario resta dominato dalle stelle di tipo solare, mentre gli astri più massicci e caldi occupano meno del 2% del catalogo NASA degli esopianeti confermati.
Zona abitabile non vuol dire pianeta abitabile
Il candidato riceve circa il 60% dell'irraggiamento che la Terra riceve dal Sole: abbastanza perché, in teoria, l'acqua liquida possa esistere su un corpo roccioso in quella fascia orbitale. Ma qui si tratta di un gigante gassoso di oltre sei masse gioviane, non di un pianeta terrestre: non c'è superficie dove accumulare oceani, e la composizione atmosferica non è compatibile con la biologia come la conosciamo. La zona abitabile è un intervallo definito dalla temperatura di equilibrio della stella, non un giudizio sulla possibilità di vita. Al limite, eventuali lune rocciose attorno a HD 156295 b potrebbero essere oggetti interessanti, ma le osservazioni attuali non consentono di escludere né confermare la loro esistenza. Il tema delle scoperte in condizioni inattese attraversa l'astronomia recente: a inizio ottobre un dottorando di Warwick ha identificato un pianeta nato da una stella morta rianalizzando spettri di Hubble del 1999. Segno che gli astri tradizionalmente ignorati stanno restituendo le scoperte più sorprendenti.
Il paper fornisce anche limiti superiori nel caso il segnale fosse un falso positivo: il tasso di occorrenza salirebbe al 19% a 1σ e al 39% a 2σ. Il prossimo passo è un follow-up astrometrico dedicato, con nuove misure Gaia e strumenti più sensibili, per confermare l'esistenza del pianeta e misurarne l'orbita con precisione. Fino ad allora il candidato resta un indizio promettente, non un pianeta accertato.