SpaceX prova a lanciare Starship Flight 13 alle 0:45 del 17 luglio 2026 (ora italiana), dal Pad 2 di Starbase, in Texas. A bordo, per la prima volta, ci sono 20 satelliti Starlink V3 reali: circa 34,1 tonnellate di carico che rendono questo test il primo tentativo di payload commerciale del vettore riutilizzabile più grande mai costruito.
Cosa succede il 17 luglio
Il volo usa Booster 20 e Ship 40, entrambi Block 3, la stessa versione che ha debuttato con il Flight 12 lo scorso 22 maggio. Il profilo di missione è quasi identico al precedente: traiettoria suborbitale, separazione degli stadi, ammaraggio del booster nel Golfo del Messico e della Ship nell'Oceano Indiano dopo circa un'ora di volo. La cattura del razzo con le braccia della torre, dimostrata per l'unica volta al Flight 5 del 13 ottobre 2024, resta ancora una volta rinviata.
I 20 satelliti verranno rilasciati durante il volo suborbitale e rientreranno in atmosfera distruggendosi. Sei di loro hanno telecamere puntate sullo scudo termico della Ship per verificare in diretta come reggono le piastrelle, alcune colorate di bianco per facilitarne l'identificazione. Altre modifiche riguardano la sequenza di accensione dei 33 Raptor del booster, resa più tollerante alle variazioni di tempistica dopo l'anomalia di Flight 12.
Perché il vero test è il carico, non il razzo
Nei dodici voli precedenti Starship ha trasportato solo simulatori di massa o mockup dei satelliti Starlink. Le 34,1 tonnellate del Flight 13 sono il payload più pesante mai portato in orbita dal vettore e, soprattutto, il primo che ha un uso commerciale dichiarato: la nuova generazione V3 della costellazione. Ogni satellite V3 è progettato per fornire circa 1 Tbps in downlink, dieci volte i V2, e monta un doppio link laser da 150 Gbps per parlare con gli altri satelliti.
Se le antenne dispiegabili funzionano e la comunicazione ottica regge, un singolo Starship a pieno carico dovrebbe trasportare fino a 60 V3 aggiungendo circa 61.000 Gbps di capacità di rete a lancio. Il Flight 13 non li porta tutti: verifica solo che il rilascio in condizioni suborbitali sia possibile e che i satelliti riescano ad agganciarsi alle stazioni di terra in Sudafrica e alla costellazione via laser. È il passaggio da razzo dimostrativo a vettore commerciale, in una versione ridotta a bassa quota.
Il conto dopo 12 lanci: 7 successi e 5 fallimenti
Il track record del programma dice 12 lanci, 7 successi e 5 fallimenti aggiornato al 27 maggio 2026: 58% di riuscita. Nel Flight 12 il booster ha impattato il mare a 1.450 km/h dopo una boostback fallita per il mancato riavvio della maggior parte dei motori. Sulla Ship, un Raptor si è spento 36 secondi dopo il decollo e il veicolo ha corretto la traiettoria in volo per raggiungere comunque il punto di ammaraggio previsto nell'Oceano Indiano.
Il tredicesimo volo arriva dopo l'obbligo di indagine imposto dalla FAA ed è la prima verifica pratica delle contromisure hardware e software introdotte. La strada verso la riutilizzabilità completa resta lunga: il razzo è anche il lander scelto dalla NASA per il ritorno umano sulla Luna con Human Landing System del programma Artemis, un ruolo che richiede rifornimenti orbitali multipli e una cattura affidabile del booster. Al momento nessuna delle due cose è dimostrata in modo ripetibile.
Sul fronte dell'innovazione aerospaziale il quadro è più ampio del solo test SpaceX: nello stesso periodo altri record segnano il settore, come il volo record del Guardian XL nella categoria da 3 kg. Il Flight 14 è già in preparazione, con Booster 21 e Ship 41: se il 17 luglio i satelliti V3 raggiungeranno la costellazione, sarà il primo dato commerciale reale del programma.