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Firma genetica dell'invecchiamento: 25 anni di gap salute in Italia

Harvard mappa la firma molecolare dell'eta. In Italia si vive 83 anni ma solo 58 in buona salute: gli orologi molecolari possono ridurre il divario.

L'invecchiamento lascia un'impronta molecolare comune a topi, ratti, macachi e umani. Lo dimostra uno studio pubblicato su Nature il 13 giugno 2026 dalla Harvard Medical School insieme al Brigham and Women's Hospital, che apre la strada a strumenti per misurare l'età biologica reale di chi ha la stessa età anagrafica.

Cosa hanno scoperto i ricercatori di Harvard

Il team internazionale ha analizzato oltre 11.000 trascrittomi raccolti da 25 tipi di tessuti in quattro specie di mammiferi. Il trascrittoma è la fotografia degli RNA prodotti dai geni attivi: leggerlo significa vedere quali istruzioni la cellula sta davvero eseguendo, non solo quali sono scritte nel DNA.

Da questa mole di dati emergono segnali conservati tra le specie. Con l'avanzare degli anni si accendono i geni dell'infiammazione, della senescenza e dell'apoptosi, il suicidio programmato delle cellule. Si spengono invece quelli che riparano i tessuti, guidano la differenziazione cellulare e producono la matrice extracellulare, l'impalcatura biologica che tiene insieme gli organi. Due geni in particolare, CDKN1A e LGALS3, si associano alla mortalità anche a livello proteico.

Sulla base di questa firma il team ha costruito orologi molecolari multi-tessuto e multi-specie che stimano età biologica e mortalità attesa con un'accuratezza paragonabile agli orologi epigenetici di seconda generazione come GrimAge. La differenza pratica è una sola: questi nuovi orologi misurano anche l'effetto di terapie e interventi mirati ad allungare la vita. Lo studio pubblicato su Nature mette a disposizione i dataset completi alla comunità scientifica.

Il paradosso italiano: 83 anni di vita, 58 in salute

La portata della scoperta si vede tutta guardando l'Italia. Nel 2024 la speranza di vita alla nascita ha toccato il massimo storico di 83,4 anni (81,4 per gli uomini, 85,5 per le donne), tra le più alte d'Europa insieme a Svezia e Spagna. La speranza di vita in buona salute, però, si ferma a 58,1 anni, in calo di un anno rispetto al 2023 e ai minimi del decennio per le donne (56,6 anni).

Il divario è di 25,3 anni vissuti con limitazioni o malattie croniche. Un italiano nato oggi può aspettarsi un quarto della propria vita con la salute compromessa. Il dato peggiora al Sud: la speranza di vita in buona salute scende a 55,5 anni, contro i 59,7 del Nord, una distanza di oltre quattro anni. Il rapporto Bes 2025 dell'ISTAT certifica che la longevità italiana sta crescendo senza salute proporzionale, mentre l'eccesso di peso (45,1%) e il fumo (20,5%) restano stabili.

Gli orologi molecolari di Harvard servono proprio a misurare questa forbice. Due persone di 65 anni con la stessa data di nascita possono avere età biologiche diverse di 10 o 15 anni: i nuovi biomarcatori permettono di quantificarlo con un'analisi del trascrittoma e di intercettare prima chi sta invecchiando in modo accelerato.

Cosa cambia per la medicina (e per i pazienti)

L'orologio epigenetico di Steve Horvath, dal 2013, ha aperto la strada alla misura dell'età biologica tramite metilazione del DNA. La firma trascrittomica di Harvard fa un passo ulteriore: non si limita a fotografare lo stato chimico del genoma, ma osserva quali geni sono attivi in tempo reale e come rispondono a una terapia. Per la medicina della longevità significa avere un termometro per testare farmaci e interventi sullo stile di vita.

Il limite resta aperto: il biologo Joao Pedro de Magalhaes dell'Università di Birmingham, in un commento sulla stessa Nature, ricorda che non è ancora chiaro se questi segnali molecolari siano la causa dell'invecchiamento o solo una sua conseguenza. La distinzione conta: intervenire sui geni che provocano il declino può rallentarlo, intervenire sui geni che lo riflettono soltanto no.

Sul fronte delle applicazioni cliniche, l'Italia parte da indizi convergenti. Studi recenti sull'invecchiamento cerebrale, segnali precoci individuati tra i 44 e i 67 anni, mostrano che il declino non è lineare ma concentrato in finestre specifiche. Le firme molecolari di Harvard potrebbero datarle con precisione, individuando quando e dove intervenire.

La prossima sfida è portare questi orologi nei laboratori clinici a costi sostenibili. Finché un test del trascrittoma resta una procedura di ricerca, il paradosso italiano dei 25 anni di gap continuerà a pesare sulla qualità degli anni guadagnati.

Pubblicato il: 29 giugno 2026 alle ore 14:00