È il primo zucchero nello spazio interstellare mai identificato: si chiama eritrulosio ed è stato scovato nella nube molecolare G+0.693-0.027, a ridosso del centro della Via Lattea. Il dato che sorprende è il rapporto: appare almeno otto volte più abbondante degli zuccheri più semplici a tre atomi di carbonio, mai rilevati nella stessa regione.
La scoperta del team CAB-CSIC
Il rilevamento porta la firma di un team internazionale guidato da Izaskun Jiménez-Serra, ricercatrice del Centro de Astrobiología (CAB, CSIC-INTA). Gli scienziati hanno puntato due radiotelescopi spagnoli, quello da 40 metri di Yebes in Guadalajara e quello da 30 metri dell'IRAM a Pico Veleta (Granada), verso la nube G+0.693-0.027, situata nelle vicinanze del centro galattico. Confrontando lo spettro raccolto con quello di laboratorio ottenuto all'Università dei Paesi Baschi, hanno identificato dodici righe spettrali coincidenti con la firma chimica dell'eritrulosio. Sulla Terra questa molecola si incontra nei lamponi e in alcuni prodotti autoabbronzanti; nello spazio segna la prima detezione diretta di uno zucchero al di fuori del Sistema Solare. Il paper è comparso su Nature Astronomy il 13 luglio 2026.
La nube G+0.693-0.027 non è una regione qualsiasi. Al suo interno gli astrochimici hanno già catalogato oltre 135 specie molecolari differenti: precursori di ribonucleotidi, amminoacidi, proto-proteine e proto-lipidi. È il repertorio chimico più ricco che si conosca nella Via Lattea, e in questo inventario si è aggiunto l'eritrulosio.
Otto volte più abbondante dei suoi mattoni
Il numero che sorprende è il rapporto. L'eritrulosio, molecola a quattro atomi di carbonio, risulta almeno otto volte più abbondante di gliceraldeide e diidrossiacetone, gli unici zuccheri a tre atomi di carbonio che dovrebbero precederlo secondo la chimica classica. Entrambi assenti nella stessa nube e nelle regioni fin qui osservate da altri gruppi di ricerca.
Un risultato inatteso, che rompe con l'ipotesi standard dell'astrochimica: le molecole complesse crescerebbero per addizione sequenziale di singoli atomi di carbonio. Se così fosse, gli zuccheri più corti dovrebbero comparire per primi e in quantità maggiori, come mattoni prima del muro. Nella nube G+0.693-0.027 accade il contrario. Il team ipotizza allora un percorso alternativo: l'eritrulosio nascerebbe direttamente sui granuli di ghiaccio che avvolgono le polveri interstellari, unendo in un solo passaggio alcoli e aldeidi a due atomi di carbonio. Una via chimica che salta il gradino intermedio e produce subito la molecola più grande.
L'eritrulosio è anche una molecola chirale, esiste cioè in due forme speculari non sovrapponibili, come le nostre mani. Il particolare non è secondario: la chiralità è una firma tipica dei composti biologici. Il centro galattico, in altre parole, sembra funzionare più come un reattore prebiotico integrato che come un lento processo additivo atomo per atomo. Ulteriori dettagli sono nel comunicato del CSIC sulla scoperta dell'eritrulosio.
Fino a 50 milioni di tonnellate sulla Terra primordiale
Gli zuccheri costituiscono lo scheletro di RNA e DNA, ma nei laboratori che ricostruiscono le condizioni della Terra primordiale se ne producono quantità troppo esigue per giustificarne la comparsa spontanea. L'ipotesi di un rifornimento esterno tramite meteoriti e comete diventa più concreta ora che gli zuccheri risultano prodotti direttamente nel mezzo interstellare.
I ricercatori del CAB stimano che tra 0,5 e 50 milioni di tonnellate di eritrulosio possano aver raggiunto la superficie terrestre durante il Bombardamento Pesante Tardivo, tra 4,1 e 3,8 miliardi di anni fa. Lo scenario si aggiunge alle ipotesi già in campo (dall'atmosfera primordiale di Miller ai camini idrotermali oceanici) offrendo un canale extraterrestre più solido di quanto sembrasse fino a pochi mesi fa. Un quadro d'insieme sulle diverse vie proposte è ricostruito nell'articolo Origine della vita: i quattro scenari del 2026 e cosa cambia con Bennu.
L'obiettivo del gruppo di Jiménez-Serra adesso è trovarne altri: se l'eritrulosio si forma con questa facilità, zuccheri più complessi come il ribosio potrebbero attendere di essere identificati nella stessa nube. Le prossime campagne osservative a Yebes e Pico Veleta proveranno a stanarli.