Il bando Erc Plus è aperto: 210 milioni di euro per circa 30 super grant da 7 milioni l'uno, destinati ai ricercatori più ambiziosi al mondo. Le candidature si chiudono il 2 settembre 2026.
I numeri della prima call europea
Il Consiglio europeo della ricerca ha aperto le candidature il 2 giugno 2026, prima tornata del nuovo strumento pilota nato dall'iniziativa Choose Europe for Science presentata da Ursula von der Leyen alla Sorbona il 5 maggio 2025. Ogni progetto può ricevere fino a 7 milioni di euro per una durata compresa tra 4 e 7 anni, senza possibilità di chiedere risorse aggiuntive.
Le condizioni sono stringenti. Il principal investigator deve dedicare almeno il 30% del proprio tempo al progetto e trascorrere oltre la metà delle ore lavorative in uno Stato membro Ue o paese associato a Horizon Europe. Il bando è aperto a ricercatori di qualsiasi nazionalità, in ogni fase della carriera e in tutte le discipline. Bruxelles vuole attirare anche scienziati statunitensi: ad aprile 2025 l'Erc ha raddoppiato da 1 a 2 milioni il bonus aggiuntivo per chi sposta il proprio laboratorio in Europa. I dettagli ufficiali del bando sono pubblicati sul portale dell'European Research Council.
Il paradosso italiano: vincono in 55, restano in 30
L'Italia ha tutto per cogliere l'occasione, sulla carta. Negli Erc Starting Grants 2025 i ricercatori italiani sono stati 55 sui 478 vincitori complessivi, secondi solo agli 87 colleghi tedeschi. Su 761 milioni di euro distribuiti, però, soltanto 30 progetti si svolgeranno nei laboratori italiani: gli altri 25 ricercatori porteranno il finanziamento in Germania, Francia o altri paesi europei.
Tradotto: l'Italia è il secondo Paese in Europa per talento scientifico riconosciuto, ma scende al settimo posto quando si guarda dove quel talento finirà davvero a lavorare. Tra le università italiane che riescono a trattenere e attrarre vincitori, la Bocconi guida con 4 progetti, seguita dall'Università di Parma con 3. Le altre università italiane selezionate si dividono uno o due progetti a testa, con una concentrazione in Lombardia ed Emilia-Romagna e una presenza più rara nel Mezzogiorno.
Il rischio per gli Erc Plus è di replicare lo stesso schema su una scala più piccola e più ricca: 7 milioni per ciascuno dei circa 30 progetti finanziati. Se anche solo metà dei vincitori italiani porterà il proprio super grant all'estero, il sistema della ricerca nazionale perderà in un colpo solo oltre 100 milioni di investimenti potenziali.
Cosa fa l'Italia per non perdere i propri talenti
La risposta italiana al fenomeno non manca, ma vive con risorse molto inferiori. Il Ministero dell'Università e della Ricerca ha aperto ad aprile 2025 un bando da 50 milioni di euro per attrarre ricercatori dall'estero con contributi fino a un milione per progetto e il 40% delle risorse riservato al Mezzogiorno. Una cifra che corrisponde a meno di un quarto della sola call Erc Plus 2026.
Nel frattempo il sistema accademico continua ad aprire opportunità per nuovi profili: dai bandi UniCamillus per i test di ammissione alle professioni sanitarie fino ai grandi eventi di innovazione come la Startup Competition del WMF di Bologna, che porta in Italia oltre 300 venture capital internazionali. Tasselli importanti, che non bastano da soli a colmare la differenza con i paesi che storicamente trattengono i propri talenti scientifici.
Per i ricercatori italiani che valutano la candidatura, la scadenza del 2 settembre 2026 è ravvicinata: chi vuole concorrere deve scegliere già adesso da quale istituzione presentare il progetto. E per il sistema-paese la partita è ancora più stretta, perché trattenere anche solo dieci dei futuri vincitori italiani significherebbe portare a casa oltre 70 milioni di investimenti europei in più.