Il Nobel per la Fisica 2026 va a Francis Halzen per IceCube, l'osservatorio di neutrini sepolto nel ghiaccio del Polo Sud. L'Accademia Reale delle Scienze di Svezia lo ha annunciato il 6 ottobre, premiando un solo ricercatore di 82 anni dell'Università del Wisconsin-Madison. Dietro il risultato ci sono cinque atenei italiani e un filo che parte da Enrico Fermi.
Il premio e l'annuncio arrivato in Italia
Halzen, nato a Tienen in Belgio nel 1944, è principal investigator della collaborazione IceCube e insegna a Madison da oltre quarant'anni. La motivazione ufficiale dell'Accademia Reale delle Scienze cita due contributi: la costruzione del rivelatore al Polo Sud e la prima osservazione dei neutrini ad alta energia di origine astrofisica. Il premio ammonta a 12 milioni di corone svedesi, circa 1,1 milioni di euro, e sarà consegnato il 10 dicembre a Stoccolma.
L'annuncio ha raggiunto il vincitore mentre si trovava in Italia per il Festival della Scienza di Bergamo, dove gli organizzatori avevano già pronosticato la vittoria. «È stata una grande sorpresa, non me l'aspettavo, sono in viaggio per l'Italia», ha detto Halzen in collegamento con Stoccolma. La cronaca completa dell'annuncio è nella nostra ricostruzione dell'annuncio in viaggio in Italia.
IceCube: 1 km cubo di ghiaccio, 279 milioni di dollari
L'osservatorio è un cubo di ghiaccio di un chilometro di lato, scavato nei pressi della stazione Amundsen-Scott al Polo Sud. Dentro il ghiaccio sono calati 5.160 sensori ottici distribuiti su 86 cavi, pronti a registrare i lampi di luce prodotti quando un neutrino colpisce un nucleo di ghiaccio. L'intuizione di Halzen risale al 1988, la costruzione è stata completata il 18 dicembre 2010 e il costo totale ammonta a 279 milioni di dollari.
Nel novembre 2013 la collaborazione ha pubblicato le prime 28 particelle di origine extra-solare, con energie fino a cento volte superiori a quelle ottenibili con l'acceleratore LHC del CERN. È la nascita dell'astronomia dei neutrini: una finestra sul cosmo diversa da quella della luce, capace di guardare dentro i motori più violenti dell'universo senza essere deviata dai campi magnetici.
Cinque atenei italiani dentro la scoperta
Il nome stesso della particella è italiano: lo coniò Enrico Fermi nel 1932 come diminutivo di neutrone, un termine poi passato in tutte le lingue della fisica nucleare. Novantaquattro anni dopo, l'Italia è dentro IceCube in due modi concreti.
L'Università di Padova è l'unico ateneo italiano nella collaborazione internazionale che gestisce il rivelatore, con un gruppo coordinato dalla fisica Elisa Bernardini al Dipartimento di Fisica e Astronomia. Il contributo teorico è ancora più ampio: il modello KRA_gamma, usato per identificare l'emissione diffusa di neutrini dalla Via Lattea pubblicata su Science il 29 giugno 2023, è stato sviluppato da INFN e dalle Università di Pisa, Federico II di Napoli e Sapienza di Roma, insieme al Gran Sasso Science Institute. Dettagli e autori nel comunicato INFN sul modello italiano KRA_gamma.
Cosa cambia per studenti e dottorandi
Il premio tocca da vicino i dottorati in fisica delle astroparticelle a Padova, Napoli Federico II, Pisa, Roma Sapienza e al GSSI dell'Aquila, che nei prossimi mesi arriveranno sui bandi ERC e sulle borse post-doc con un capitale di visibilità in più. L'Italia resta in gioco anche con il telescopio sottomarino KM3NeT, in costruzione nei fondali di Capo Passero in Sicilia come alternativa europea a IceCube e coordinato dall'INFN.
La settimana dei Nobel 2026 è ancora aperta: lunedì sono stati assegnati i tre premi per la medicina a Nagel, Hegemann e Deisseroth, venerdì 9 ottobre tocca al Nobel per la pace, con la Stazione Spaziale Internazionale e il suo 40% di moduli costruito in Italia fra i favoriti del Peace Research Institute Oslo. Il 10 dicembre a Stoccolma, con Halzen sul palco, saliranno sotto i riflettori anche i cinque gruppi italiani che hanno costruito il quadro teorico e sperimentale della scoperta.