Roma si trovava a 15 gradi di latitudine sud, nell'emisfero australe, quando Pangea iniziava a prendere forma 320 milioni di anni fa. E' il dato che emerge da Paleolatitude.org 3.0, la mappa paleolatitudine sviluppata dall'Universita' di Utrecht e pubblicata su PLOS One il 29 aprile 2026: inserendo qualsiasi indirizzo, restituisce la posizione geografica di quel luogo nel passato geologico fino a 320 milioni di anni fa.
Cosa mostra la mappa e come funziona
Inserendo Roma, la piattaforma mostra la posizione della citta' in ogni epoca: 15 gradi sud a 320 milioni di anni fa, equatore a 270 milioni, poi verso nord fino a 42°N oggi. In 320 milioni di anni il territorio italiano ha percorso 57 gradi di latitudine, la stessa distanza che separa l'equatore dalla Norvegia. A 15 gradi sud in quell'epoca il clima era tropicale, e il territorio che sarebbe diventato l'Italia si affacciava su oceani oggi scomparsi.
Lo strumento e' stato sviluppato dal professor Douwe van Hinsbergen con un team internazionale che include il CEREGE di Aix-en-Provence. Si basa sull'Utrecht Paleogeography Model, alimentato da dati di anomalie magnetiche marine pubblicati dal 2015 e integrato con ricostruzioni cinematiche delle zone di collisione tra placche: il Mediterraneo, l'Iran, l'Himalaya, il Sudest asiatico. A differenza dei predecessori, copre anche le regioni orogenetiche deformate, le zone dove la storia geologica e' piu' complessa da ricostruire.
Greater Adria, il continente perduto sotto gli Appennini
Sotto le Alpi, gli Appennini e il Mar Adriatico giace quanto resta di Greater Adria, un microcontinente con superficie paragonabile alla Groenlandia. Si stacco' dal supercontinente Gondwana circa 240 milioni di anni fa, collise con l'Europa 140 milioni di anni fa, e oggi e' sepolto a oltre 1.000 km di profondita' nel mantello terrestre. La sua impronta e' ancora leggibile nelle rocce delle Alpi, degli Appennini e dei Balcani. Paleolatitude.org 3.0 e' il primo modello globale a includere esplicitamente la ricostruzione di Greater Adria e di altri frammenti tettonici regionali come Argoland e le Tethys Himalayas.
I modelli precedenti, come il PALEOMAP Project su cui si basa lo strumento divulgativo Ancient Earth, trattavano queste aree come zone indifferenziate. Il nuovo modello usa migliaia di poligoni tettonici su scala di decine di chilometri nelle zone di deformazione intensa. La piattaforma e' pensata per ricercatori che integrano la paleolatitudine nei propri modelli: paleontologi, climatologi, geologi. Il tempo disponibile per la ricerca fondamentale si riduce ovunque, e strumenti che automatizzano calcoli complessi diventano risorse preziose.
Fossili, magnetismo e incertezza quantificata
La base del modello sono 33.802 fossili marini del Giurassico, usati per validare le ricostruzioni con 1.000 iterazioni bootstrap. Il risultato e' un'incertezza media di 6,8 gradi per i periodi del Giurassico superiore, valore che Paleolatitude 3.0 mostra esplicitamente per ogni calcolo. Questa trasparenza sull'errore distingue uno strumento scientifico da una visualizzazione didattica: non si tratta solo di curiosita', ma di poter usare il dato in un modello con margini d'errore noti.
Il sistema magnetico usato e' gAPWP25, che lavora su paleomagneti a livello di singolo sito anziche' su dataset aggregati. Nelle epoche tra 270 e 210 milioni di anni fa, le nuove paleolatitudini risultano sistematicamente piu' settentrionali di 10 gradi rispetto ai modelli precedenti. Per chi lavora su tecnologie di mappatura ad alta risoluzione di sistemi complessi, il metodo di Utrecht dimostra come dati fisici eterogenei possano convergere in un modello coerente e verificabile.
Il progetto punta a estendersi fino a 550 milioni di anni fa, all'esplosione del Cambriano, per coprire l'intera storia evolutiva della vita animale complessa. Lo stesso principio - dati fisici trasformati in strumenti predittivi accessibili - emerge anche in contesti applicativi come la ricerca sull'asfalto autoriparante guidata dall'AI di Google. Il paper completo su PLOS One e' liberamente accessibile.