Un consorzio internazionale ha ricalcolato l'albero evolutivo dei pipistrelli e lo ha spostato in Europa 65 milioni di anni fa, con una probabilità posteriore del 99,2%. Il risultato manda in soffitta le ipotesi precedenti, che indicavano Asia, Africa o Nord America come culla di questi mammiferi volanti.
Lo studio Bat1K: 103 genomi e 44 fossili
La ricerca è stata pubblicata il 23 settembre 2026 sulla rivista Nature dal consorzio Bat1K, che riunisce 137 ricercatori di 64 Paesi. A coordinarla sono Emma Teeling dello University College di Dublino e Sonja Vernes della University of St Andrews, co-fondatrici del consorzio. Il paper si intitola Reference genomes and fossils revise bat family phylogeny and biogeography ed è disponibile come studio Bat1K sulla rivista Nature.
Il team ha sequenziato con tecniche di nuova generazione i genomi di 103 specie viventi, una per ciascuna delle 21 famiglie attualmente riconosciute, e li ha integrati con 44 fossili raccolti in diversi continenti. L'incrocio fra DNA e reperti ha prodotto la ricostruzione filogenetica più robusta mai realizzata per questo gruppo, che oggi conta oltre 1.500 specie viventi distribuite in ogni continente tranne l'Antartide. Il dataset genomico viene reso disponibile al resto della comunità scientifica per analisi successive.
L'origine europea e la finestra dopo i dinosauri
Il modello biogeografico colloca il più recente antenato comune del gruppo nell'Europa del Paleocene superiore, con una probabilità posteriore del 99,2% stimata dagli algoritmi filogeografici. La datazione intorno ai 65 milioni di anni fa è particolarmente eloquente: cade meno di un milione di anni dopo l'estinzione di massa del Cretaceo-Paleogene, l'evento che circa 66 milioni di anni fa cancellò i dinosauri non aviani e liberò enormi nicchie ecologiche per i mammiferi sopravvissuti.
Dall'Europa i primi discendenti si sarebbero dispersi in Africa, formando un fulcro Europa-Africa da cui questi mammiferi hanno poi colonizzato Asia, Americhe e Australia. Lo studio sposta inoltre indietro nel tempo due caratteri chiave: il volo e l'ecolocalizzazione sarebbero comparsi non in fasi tardive, ma molto vicino alla radice dell'albero. L'approccio paleogenomico non è isolato, perché anche altre ricerche recenti su reperti antichi ridisegnano il comportamento di specie estinte, come mostrano i plesiosauri che a riva rigurgitavano le prede 160 milioni di anni fa.
Nessun'altra ricostruzione, dall'Asia al Nord America passando per l'Africa, risulta più compatibile con questo set di dati. Il dettaglio dei metodi e la cronologia delle famiglie identificate sono riassunti nel comunicato ufficiale della University of St Andrews, co-sede europea del consorzio insieme a Dublino.
Longevità, virus e implicazioni per la medicina umana
I pipistrelli sono tra i mammiferi più longevi in rapporto alla taglia: alcune specie di Myotis sono state documentate oltre i 40 anni, un record proporzionale rispetto al peso corporeo di pochi grammi. Ospitano inoltre senza ammalarsi virus letali per altri mammiferi, dai coronavirus agli ebolavirus. Capire da quali geni dipendano queste caratteristiche è l'obiettivo dichiarato della fase successiva di Bat1K, e il nuovo albero fornisce la cornice necessaria per confrontare le varianti geniche tra specie e capire quando sono comparse.
I ricercatori parlano esplicitamente di ricadute sulla ricerca sull'invecchiamento e sull'immunità umana. Un albero filogenetico solido è il prerequisito per sapere se un gene coinvolto nella riparazione del DNA o nella tolleranza immunitaria è una novità di un ramo recente o un'eredità più antica: senza questa cornice, i confronti fra specie restano aneddotici. Il metodo integrato genoma più fossili è inoltre un modello replicabile per altri ordini di mammiferi i cui rapporti filogenetici sono ancora discussi.
La prossima mossa del consorzio è l'analisi funzionale dei geni candidati, con l'obiettivo di isolare entro pochi anni i meccanismi molecolari che spiegano longevità e resistenza virale. Se la mappa evolutiva pubblicata su Nature regge, il laboratorio in cui si cercheranno le prossime terapie contro invecchiamento e virus emergenti sarà molto meno antropocentrico di quanto crediamo oggi.