I preparativi dei primi test di rifornimento per Artemis III sono partiti al Kennedy Space Center. La missione, che vedrà l'italiano Luca Parmitano al posto di pilota della navetta Orion, è attesa non prima di giugno 2027 e porterà con sé un cambio sostanziale di obiettivi.
La differenza rispetto al piano originario resta ampia: la missione non punterà più la superficie lunare, ma resterà in orbita terrestre per provare le manovre di aggancio con i lander del programma HLS di SpaceX e Blue Origin. Un cambio di obiettivo che pesa anche sul calendario dei test alla rampa 39B.
Dal booster allo short stack: cosa accade sulla 39B
Il 30 settembre 2026 la NASA ha chiuso l'assemblaggio dei due booster a propellente solido nel Vehicle Assembly Building, cappucci aerodinamici inclusi. Ora i quattro motori RS-25 dello stadio centrale sono installati e nelle prossime settimane il razzo verrà portato sulla piattaforma di lancio 39B per il tanking test, la simulazione completa delle operazioni di rifornimento criogenico sulla rampa.
Sulla 39B l'equipaggio avrà la prima occasione di provare la giornata di lancio dal vivo: vestizione delle tute, salita sulla torre, percorsi di fuga d'emergenza. Insieme a Parmitano ci saranno Randy Bresnik (comandante), Frank Rubio e Andre Douglas, i tre astronauti NASA selezionati a giugno 2026. La navetta Orion non sarà ancora in cima al razzo: il focus della prova è la rampa e la sequenza del countdown, con tutti i vincoli reali di sicurezza e tempistica.
Il banco di prova dopo i problemi di Artemis II
Il wet dress rehearsal non è una formalità. Il tentativo di Artemis II condotto fra il 31 gennaio e il 2 febbraio 2026 si fermò per una perdita di idrogeno e per problemi a una valvola, obbligando la NASA a pianificare un secondo tentativo di fueling. Replicare quella sequenza su Artemis III mostrerà se le modifiche al ground support hanno tenuto e se la finestra di giugno 2027 regge.
A dare peso al test è anche la nuova architettura della missione, annunciata a febbraio 2026: senza lo sbarco a bordo, Parmitano piloterà Orion in due manovre di rendezvous e docking con altrettanti pathfinder del sistema di atterraggio lunare. Il primo allunaggio dagli anni Settanta slitta ad Artemis IV, oggi programmata per l'inizio del 2028. L'avvicinamento di Artemis II a 6.545 km dalla Luna resta la tappa più recente del programma e il metro con cui misurare lo scivolamento del calendario.
Il contributo europeo: pannelli solari e il posto di Parmitano
Mentre la rampa si prepara, tecnici ESA e Airbus stanno ultimando le ispezioni ai pannelli solari dell'European Service Module di Orion. Ogni pannello genera 11 kilowatt di potenza e si estende per circa 19 metri una volta dispiegato: sono loro ad alimentare la navetta per l'intera durata del volo. L'ESM è il contributo che l'Europa porta nel programma ed è anche il motivo per cui un europeo ne tiene i comandi.
Per Parmitano, confermato pilota ESA della missione, il ruolo significa essere il primo europeo ai comandi di una Orion e il primo italiano in una missione lunare. Nel frattempo la comunità scientifica aggiorna gli strumenti del ritorno sulla Luna: il nuovo tempo coordinato lunare approvato a Versailles e il cratere McGetchin che cambia volto in sei settimane raccontano quanto il terreno operativo sia ancora in costruzione.
Il tanking test è la prossima prova dura: se la rampa risponde senza anomalie, giugno 2027 resta sul tavolo. Con una ripetizione come quella di Artemis II, la finestra si stringe e Artemis IV si avvicina al proprio traguardo mobile del 2028. Nei prossimi mesi contano soprattutto due variabili: la risposta della piattaforma 39B al carico criogenico completo e la tabella di consegna dei lander HLS, da cui dipende la data del vero ritorno sulla superficie.