Indice: Cos'è l'antibiotico resistenza | L'Italia prima in Europa: i numeri del 2024 | Perché l'Italia è così esposta | Le raccomandazioni per un uso corretto degli antibiotici | Errori comuni sull'uso degli antibiotici | Domande frequenti
Cos'è l'antibiotico resistenza
L'antibiotico resistenza descrive la capacità dei batteri di resistere agli effetti dei farmaci progettati per eliminarli o bloccare la loro crescita. Sono i batteri a sviluppare questa resistenza, non gli esseri umani: il fenomeno si verifica quando i microrganismi acquisiscono mutazioni genetiche o geni di resistenza attraverso lo scambio di materiale genetico con altri batteri.
Il fenomeno rientra nella più ampia resistenza antimicrobica (AMR, Antimicrobial Resistance), che comprende anche la resistenza ad antifungini, antivirali e antiparassitari. Quando più classi di antibiotici risultano inefficaci sullo stesso batterio si parla di multidrug-resistance: una condizione che riduce le opzioni terapeutiche disponibili e aumenta la probabilità di complicanze durante il ricovero.
L'Italia prima in Europa: i numeri del 2024
Il rapporto ECDC 2024 colloca l'Italia al primo posto nell'Unione Europea per morti da resistenza antimicrobica: 12.000 decessi ogni anno, pari al 34% del totale registrato nell'area UE/SEE. A livello globale, le proiezioni indicano che, senza interventi efficaci, l'AMR potrebbe diventare la prima causa di morte nel mondo entro il 2050, con 10 milioni di decessi all'anno secondo le stime dell'OMS.
Il dato italiano acquista peso nel confronto con la media europea: l'8,2% dei pazienti ospedalieri in Italia sviluppa un'infezione da germe resistente durante il ricovero, contro il 6,5% della media UE. Ancora più marcato il divario nel consumo: il 44,7% dei degenti italiani riceve un trattamento antibiotico, quasi undici punti sopra la media europea del 33,7%.
La sorveglianza AR-ISS dell'ISS monitora otto patogeni. Nel 2024 la Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi si attesta al 24%, in calo rispetto al 26,5% del 2023. L'Enterococcus faecium resistente alla vancomicina registra invece un aumento costante. Le batteriemie da enterobatteri resistenti ai carbapenemi (CRE) contano 3.735 casi nel 2024, con un tasso di incidenza di 5,2 per 100.000 residenti, ancora superiore ai livelli del periodo 2016-2021.
Perché l'Italia è così esposta
L'ISS individua quattro fattori principali. Il primo è l'uso inappropriato degli antibiotici in medicina umana: la prescrizione senza necessità clinica, l'interruzione anticipata del ciclo terapeutico e le dosi inadeguate creano le condizioni perché i ceppi resistenti sopravvivano e si moltiplichino.
Il secondo fattore riguarda l'uso in zootecnia e in agricoltura. Gli antibiotici vengono impiegati negli allevamenti per prevenire infezioni o favorire la crescita degli animali. I geni di resistenza possono trasmettersi all'uomo attraverso la catena alimentare, il contatto diretto con gli animali o l'ambiente circostante.
Un terzo elemento è la diffusione delle infezioni correlate all'assistenza (ICA) nelle strutture sanitarie. I batteri resistenti trovano in questi ambienti condizioni favorevoli per diffondersi, soprattutto quando le pratiche di igiene delle mani non sono rigorose. I dati della sorveglianza CSIA 2024 segnalano un calo nel consumo di soluzione idroalcolica rispetto al picco del 2020, con una tenuta solo nelle terapie intensive.
Il quarto fattore è la ridotta pipeline di nuovi antibiotici. Negli ultimi decenni il numero di nuove molecole approvate è calato in modo significativo, riducendo le opzioni terapeutiche disponibili quando i farmaci esistenti non risultano più efficaci.
Le raccomandazioni per un uso corretto degli antibiotici
La strategia nazionale contro l’antibiotico-resistenza si basa su una governance integrata e inclusiva, costruita secondo l’approccio “One Health”, che considera strettamente collegate la salute umana, animale e ambientale. Il Piano Nazionale si sviluppa attraverso aree trasversali dedicate alla formazione, alla comunicazione, alla ricerca e alla cooperazione, affiancate da interventi concreti di prevenzione, monitoraggio e uso corretto degli antibiotici.
Le quattro aree orizzontali di supporto sono:
* formazione; * informazione, comunicazione e trasparenza; * ricerca, innovazione e bioetica; * cooperazione nazionale e internazionale.
I tre pilastri operativi del piano riguardano invece:
* sorveglianza e monitoraggio dell’antibiotico-resistenza, dell’uso degli antibiotici e delle infezioni correlate all’assistenza; * prevenzione delle infezioni ospedaliere, delle malattie infettive e delle zoonosi; * uso appropriato degli antibiotici in ambito umano e veterinario, insieme alla corretta gestione e smaltimento dei materiali contaminati.
Errori comuni sull'uso degli antibiotici
Interrompere il ciclo quando i sintomi migliorano: smettere di assumere gli antibiotici prima della fine del ciclo prescritto lascia in circolo i batteri più resistenti. Questi sopravvissuti si moltiplicano e possono causare una recidiva più difficile da trattare con lo stesso farmaco.
Usare gli antibiotici per infezioni virali: influenza, raffreddore e la maggior parte dei mal di gola sono causati da virus, su cui gli antibiotici non hanno alcun effetto. Il loro uso in questi casi non guarisce l'infezione ma seleziona i batteri resistenti già presenti nell'organismo.
Riutilizzare antibiotici avanzati da cicli precedenti: ogni infezione batterica richiede una valutazione medica per identificare il patogeno e scegliere il farmaco indicato. Usare un antibiotico già prescritto per un'altra condizione rischia di essere inefficace e di contribuire alla selezione di ceppi resistenti.
Confondere antibiotico-resistenza con allergia agli antibiotici: le due condizioni sono distinte. L'allergia riguarda la reazione del sistema immunitario del paziente al farmaco; la resistenza riguarda il batterio e la sua capacità di sopravvivere al trattamento, indipendentemente dalla risposta individuale.
Domande frequenti
L'antibiotico resistenza si trasmette da persona a persona?
Non è la resistenza in sé a trasmettersi, ma i batteri resistenti. Un batterio resistente può passare da una persona all'altra per contatto diretto, attraverso cibo o acqua contaminati, o in ambienti ospedalieri. Per questo il controllo delle infezioni nelle strutture sanitarie e le pratiche igieniche sono componenti centrali del Piano Nazionale PNCAR.
Il PNCAR 2022-2025 ha già prodotto risultati?
Il Piano Nazionale di Contrasto all'Antibiotico-Resistenza, approvato in Conferenza Stato-Regioni il 30 novembre 2022, prevede azioni coordinate su consumo, sorveglianza, prevenzione e formazione. I dati AR-ISS 2024 mostrano segnali parziali di miglioramento su alcuni patogeni, come il calo della Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi, ma la situazione complessiva rimane superiore alla media europea.
Cos'è il principio One Health applicato all'AMR?
Il principio One Health riconosce che la salute umana, animale e ambientale sono interconnesse. Il PNCAR adotta questa cornice strategica: le azioni di contrasto all'AMR coinvolgono medici, veterinari, professionisti dell'agroalimentare ed esperti di ambiente, poiché i geni di resistenza circolano tra questi tre ambiti.
Perché l'AMR potrebbe diventare la prima causa di morte nel 2050?
Le proiezioni dell'OMS indicano che, senza un cambiamento nelle pratiche di prescrizione e nella ricerca di nuovi farmaci, i batteri resistenti potrebbero causare fino a 10 milioni di morti all'anno a livello globale entro il 2050. In Italia, il costo per il SSN potrebbe salire fino a 13 miliardi di euro annui secondo uno scenario elaborato dal CEIS dell'Università di Tor Vergata.
I dati 2024 confermano che il divario tra l'Italia e la media europea rimane ampio, nonostante qualche segnale positivo su singoli patogeni. Il rapporto AR-ISS, aggiornato ogni anno dall'ISS, è lo strumento che permette di misurare se le azioni del PNCAR producono effetti concreti sul territorio.