{/* Extracted from Header.astro - Use appropriate classes/styles if animations needed */}

Ansia, 74 varianti genetiche: cosa cambia per gli adolescenti italiani

Identificate 74 varianti genetiche legate all'ansia su 693mila europei. In Italia i dati AIFA mostrano psicofarmaci raddoppiati nei minori.

Settantaquattro regioni del genoma umano sono collegate ai disturbi d'ansia, e 39 di quei loci non erano mai stati identificati prima. Lo studio pubblicato il 10 giugno 2026 su Nature Human Behaviour ha analizzato 693.869 persone di origine europea: la più ampia meta-analisi mai realizzata su questo tratto.

Cosa dice lo studio sulle 74 varianti

La ricerca è stata coordinata da Thalia Eley del King's College di Londra e dal QIMR Berghofer Medical Research Institute di Brisbane, su 14 coorti. Sono state individuate 80 varianti significative dentro 74 loci genici, con un'ereditabilità basata su SNP del 5,9%. I geni coinvolti sono attivi soprattutto nel cervello e regolano il modo con cui i neuroni comunicano attraverso le sinapsi.

Le correlazioni genetiche più forti riguardano depressione e nevroticismo (rg tra 0,71 e 0,85), seguite dalla sindrome dell'intestino irritabile (rg 0,57). Più contenute, ma significative, le sovrapposizioni con emicrania, endometriosi e coronaropatia (rg tra 0,20 e 0,27). I punteggi poligenici prevedono i sintomi anche in popolazioni africane e sudasiatiche, sebbene con potenza ridotta.

Il dato italiano che lo studio non racconta

Le 74 varianti spiegano come si trasmette la vulnerabilità all'ansia, non quanta ce ne sia in giro. E in Italia il quadro è già acceso. Il Rapporto OsMed 2024 dell'AIFA, pubblicato a novembre 2025, mostra che la prevalenza d'uso di psicofarmaci nella popolazione pediatrica è passata dallo 0,26% del 2016 allo 0,57% del 2024: più del doppio in otto anni.

Il picco è nella fascia 12-17 anni, dove la prevalenza arriva all'1,17% con 129,1 confezioni ogni mille adolescenti. Si tratta soprattutto di antipsicotici, antidepressivi e farmaci per l'ADHD, in aumento del 4,1% solo tra 2023 e 2024.

Sul fronte della salute percepita, l'indagine HBSC 2022 dell'Istituto Superiore di Sanità ha trovato che oltre il 60% delle ragazze tra 11 e 17 anni riferisce sintomi psicosomatici ricorrenti, con percentuali che superano l'80% a 17 anni. I coetanei maschi si fermano intorno al 45%. Il divario di genere è più ampio della media europea.

Non è l'unica direzione in cui la genetica sta riscrivendo la mappa della salute mentale: una ricerca della Zhejiang University ha rivelato 64 geni legati all'invecchiamento cerebrale, aprendo prospettive simili sulla prevenzione.

Cosa cambia per la pratica clinica

La parte più operativa dello studio riguarda i punteggi poligenici, ovvero quei valori che sintetizzano in un singolo numero il rischio genetico individuale. Non sono una diagnosi: come precisa Megan Skelton del King's College, una persona con punteggio alto può non sviluppare il disturbo, e viceversa. Servono però a identificare in anticipo gli adolescenti più sensibili al contesto familiare, scolastico o sociale, e a disegnare interventi mirati prima che la sintomatologia si cronicizzi.

È la stessa logica che sta portando a identificare 300 malattie genetiche curabili prima della nascita o nei primi giorni di vita: spostare la medicina sul versante predittivo. Per il sistema sanitario italiano, che destina circa il 3,3% della spesa alla salute mentale contro una media europea del 5%, sapere su chi concentrare la prevenzione diventa anche una questione di equità.

Il limite più serio resta il campione: tutti di origine europea. Per arrivare a una medicina di precisione applicabile alla varietà demografica italiana servono corti nazionali dedicate. È un vuoto che riguarda quasi tutta la genetica del comportamento, così come finora ha riguardato altri campi della ricerca frontiera, dalle galassie ultra-diffuse scoperte dall'INAF alle nuove terapie oncologiche.

Il prossimo passo, indicato dagli stessi ricercatori, è collegare i 74 loci a meccanismi sinaptici precisi, così da capire quali pazienti rispondono meglio a quali terapie. Fino ad allora, in Italia la priorità è intervenire prima delle prescrizioni: meno benzodiazepine ai minori, più ascolto strutturato delle ragazze adolescenti.

Pubblicato il: 10 giugno 2026 alle ore 09:39