* Il quadro: numeri in caduta libera * Perché gli studenti voltano le spalle alla sostenibilità * Il paradosso: competenze richieste, aule sempre più vuote * Uno sguardo oltre i Paesi Bassi: il trend europeo * Il nodo irrisolto: come riportare i giovani verso le sfide ambientali
Il quadro: numeri in caduta libera {#il-quadro-numeri-in-caduta-libera}
I numeri parlano chiaro, e raccontano una storia che pochi avrebbero previsto appena cinque anni fa. Nei Paesi Bassi, due terzi dei programmi universitari cosiddetti _green_, quelli con un forte orientamento al clima e alla sostenibilità ambientale, hanno registrato un calo significativo delle iscrizioni. Non si tratta di oscillazioni fisiologiche: 31 dei 37 corsi di laurea censiti con un focus marcato sulla sostenibilità hanno visto diminuire il numero degli studenti tra il 2020 e il 2025.
Un dato che colpisce per la sua nettezza. Parliamo di programmi che, all'indomani degli accordi di Parigi e nel pieno dell'ondata _Fridays for Future_, erano stati tra i più richiesti nelle università olandesi. Oggi il vento soffia in un'altra direzione.
Perché gli studenti voltano le spalle alla sostenibilità {#perche-gli-studenti-voltano-le-spalle-alla-sostenibilita}
La spiegazione non va cercata in un singolo fattore, ma in una convergenza di dinamiche che ha ridisegnato le priorità dell'opinione pubblica, e di riflesso quelle dei futuri universitari.
Stando a quanto emerge dalle analisi del settore accademico olandese, l'attenzione collettiva si è progressivamente spostata su altri temi. La guerra in Ucraina, le tensioni geopolitiche amplificate dal ritorno di Donald Trump sulla scena politica americana, la corsa globale verso l'intelligenza artificiale: sono questi i grandi attrattori del dibattito pubblico negli ultimi anni. Il clima, pur restando una questione centrale per la comunità scientifica, ha perso terreno nel ranking delle urgenze percepite.
C'è poi un elemento meno evidente ma altrettanto rilevante. L'esplosione dell'AI generativa ha creato, nell'immaginario degli studenti, una promessa di impiegabilità immediata e di salari elevati che i settori legati alla sostenibilità faticano a eguagliare, almeno nella percezione comune. Scegliere un corso di data science o machine learning appare, oggi, una scommessa più sicura rispetto a una laurea in sostenibilità ambientale.
Il paradosso: competenze richieste, aule sempre più vuote {#il-paradosso-competenze-richieste-aule-sempre-piu-vuote}
Ecco il punto critico della questione. Le istituzioni accademiche olandesi non mancano di sottolinearlo: la crisi climatica non si è risolta, e la domanda di professionisti con competenze ambientali resta elevata. La transizione energetica, l'adattamento delle infrastrutture, la gestione delle risorse idriche in un paese che del rapporto con l'acqua ha fatto la propria cifra identitaria, tutto questo richiede figure specializzate che il mercato del lavoro continua a cercare.
Eppure le aule si svuotano. È un paradosso che interroga non solo il sistema universitario olandese, ma l'intero modo in cui le società occidentali costruiscono le proprie priorità formative. Il rischio concreto è quello di trovarsi, fra un decennio, con una carenza strutturale di competenze proprio nei settori che determineranno la capacità dei Paesi europei di rispettare gli impegni climatici assunti in sede internazionale.
Uno sguardo oltre i Paesi Bassi: il trend europeo {#uno-sguardo-oltre-i-paesi-bassi-il-trend-europeo}
Il caso olandese non è isolato. Diversi osservatori segnalano dinamiche simili in altri paesi europei, dove i corsi legati alla sostenibilità, dopo il boom del triennio 2018-2021, mostrano segni di rallentamento. Il fenomeno è particolarmente evidente nei programmi di nicchia, quelli ultra-specialistici che faticano a comunicare con chiarezza gli sbocchi professionali ai potenziali iscritti.
Per quanto riguarda l'Italia, il panorama presenta sfumature diverse. Il sistema universitario italiano ha ampliato negli ultimi anni l'offerta formativa in ambito ambientale, ma il calo iscrizioni università è un tema trasversale che tocca anche il nostro paese, seppur con cause e proporzioni differenti. L'andamento delle iscrizioni ai programmi green nelle università europee merita un monitoraggio attento, perché segnalerà quanto le nuove generazioni siano disposte a investire il proprio futuro professionale nella lotta al cambiamento climatico.
Il nodo irrisolto: come riportare i giovani verso le sfide ambientali {#il-nodo-irrisolto-come-riportare-i-giovani-verso-le-sfide-ambientali}
La questione resta aperta, e non ammette risposte semplici. Alcuni atenei olandesi stanno già ripensando i propri programmi, cercando di integrare le competenze digitali e tecnologiche nei curricula ambientali. L'idea è che la sostenibilità non debba più essere presentata come un percorso alternativo alla tecnologia, ma come un campo dove le due dimensioni convergono.
Altri puntano sulla comunicazione, provando a smontare la narrazione secondo cui i green jobs sarebbero meno remunerativi o meno dinamici rispetto a quelli nel settore tech. I dati occupazionali, in realtà, raccontano una storia diversa: in molti paesi europei i tassi di impiego per i laureati in discipline ambientali restano solidi.
Ma forse il problema è più profondo. Ha a che fare con il modo in cui una società sceglie cosa considerare urgente, e con la velocità con cui le emergenze escono dal radar collettivo. Il clima non ha smesso di cambiare. Semplicemente, ha smesso di fare notizia quanto prima. E questo, per le università che formano chi dovrà affrontarne le conseguenze, è forse il dato più preoccupante di tutti.