Quattro anni di guerra, 200,6 miliardi di euro di assistenza complessiva versata dall'Unione europea all'Ucraina, e ancora nessuna trattativa vera in corso. Mentre Kiev rivendica nuovi attacchi agli impianti dell'FSB nei territori occupati e Mosca risponde con esercitazioni nucleari congiunte con la Bielorussia, il fronte diplomatico europeo resta incagliato su una domanda senza risposta: chi porta la voce dell'UE al tavolo con Putin?
Il nodo è il mandato, non il mediatore
Il Financial Times ha rivelato che l'UE starebbe valutando di affidare il ruolo di mediatore con Mosca ad Angela Merkel o Mario Draghi. Tra i candidati in campo ci sarebbero anche il presidente finlandese Alexander Stubb e il suo predecessore Sauli Niinisto. Figure autorevoli, certo. Ma per Aldo Ferrari, professore di storia dell'Eurasia all'Universita Ca' Foscari di Venezia e direttore del programma Russia, Caucaso e Asia Centrale dell'ISPI di Milano, i nomi sono una distrazione.
"Il punto non e' soltanto chi parla con Mosca", spiega Ferrari, "ma cosa l'Europa e' disposta a dire alla Russia, cosa e' disposta a concedere, oppure a imporre. Prima ancora del mediatore, serve una linea. E questa linea oggi non si vede." I Paesi europei sono politicamente divisi: il fronte antirusso fatica a reggere, le sensibilita' e gli interessi divergono. Finche' l'UE non chiarisce cosa vuole ottenere da un negoziato, anche il mediatore piu' autorevole resta una figura simbolica senza peso reale.
Intanto il conflitto va avanti. Kiev sviluppa droni e sistemi missilistici sempre piu' efficaci, ma l'equilibrio sul campo non cambia in modo decisivo. "La Russia e' di gran lunga piu' forte", nota Ferrari. "Questo non ce lo dovremmo dimenticare. La guerra, da sola, non sta producendo una soluzione."
La proposta Merz: un rischio per il negoziato
A complicare ulteriormente il quadro e' arrivata la proposta del cancelliere tedesco Friedrich Merz: attribuire all'Ucraina lo status di "membro associato" dell'UE, con accesso ai tavoli senza diritto di voto e con l'estensione dell'articolo 42.7 del Trattato UE, la clausola di mutua difesa. Merz la presenta come un modo per accelerare il percorso di adesione di Kiev e come garanzia di sicurezza concreta.
Ferrari non e' dello stesso avviso: "A me sembra l'ennesima fuga in avanti. Una proposta inconsistente, di difficilissima realizzazione. Non la vedo in nessun modo come un passo avanti verso la soluzione del conflitto. Semmai rischia di esasperare il negoziato con Putin." Integrare Kiev nelle strutture di difesa UE, anche in forma parziale, sposta l'asticella della minaccia agli occhi di Mosca. Non la riduce.
A questo si aggiunge la dimensione dell'informazione: i chatbot infettati dalla disinformazione pro-Russia, con oltre 3 milioni di articoli compromessi in circolazione, rendono ancora piu' difficile costruire un consenso politico europeo coeso sulla pace.
Il costo umano di uno stallo senza soluzione
C'e' un numero che rende urgente trovare una via d'uscita diplomatica. Nel 1989, l'Ucraina contava 51,7 milioni di abitanti. Oggi, tra sfollati interni, rifugiati all'estero e territori sotto controllo russo, l'IMF stima la popolazione residente in area governativa a circa 33 milioni. Secondo i dati UNHCR, a febbraio 2026 risultavano registrati globalmente 5,9 milioni di rifugiati ucraini. Il tasso di fertilita' si e' precipitato tra 0,7 e 1,0 figli per donna, tra i valori piu' bassi mai documentati in epoca moderna.
"L'Ucraina da quattro anni viene bombardata", osserva Ferrari. "Ha una popolazione che e' poco piu' della meta' di quella che aveva nel 1989." Le proiezioni demografiche, in assenza di una pace, indicano una discesa a 28,9 milioni di abitanti entro il 2041. Le tensioni tra Stati Uniti e Ucraina emerse dallo scontro Trump-Zelensky pesano su questo quadro: ogni incertezza sugli approvvigionamenti militari, incluso il ruolo cruciale di Starlink per le comunicazioni di Kiev, allunga i tempi di un conflitto gia' devastante per la tenuta demografica dell'Ucraina.
200,6 miliardi di euro impegnati dall'UE a sostegno dell'Ucraina tra assistenza finanziaria, militare e umanitaria: la solidarieta' europea c'e'. Manca la strategia - un mandato politico chiaro, condiviso tra i 27, su cosa l'Europa e' disposta ad accettare per fermare la guerra. Finche' quel mandato non esiste, il mediatore, chiunque esso sia, non avra' niente da portare al tavolo.