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Terremoto nel golfo di Napoli, scossa di magnitudo 5.9 avvertita in tutta Italia: da Roma fino a Trento

L'Ingv conferma: sisma profondo 414 chilometri percepito lievemente dal Trentino alla Sicilia. Intensità tra il secondo e il quarto grado della scala Mercalli. Nessun danno segnalato.

* La scossa nella notte: cosa è successo * Magnitudo 5.9 ma a 414 chilometri di profondità: perché si è sentito ovunque * La scala Mercalli e gli effetti percepiti dalla popolazione * Il precedente di Potenza e la sismicità dell'Italia meridionale

La scossa nella notte: cosa è successo {#la-scossa-nella-notte-cosa-è-successo}

Pochi minuti dopo la mezzanotte, l'Italia ha tremato. Alle ore 00:03 del 10 marzo 2026, un terremoto di magnitudo 5.9 è stato registrato nel golfo di Napoli, con epicentro nelle acque antistanti la costa campana. La scossa — un evento raro per caratteristiche e portata — è stata avvertita da nord a sud, svegliando migliaia di persone nel cuore della notte.

Stando a quanto comunicato dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), il sisma è stato «percepito lievemente dal Trentino alla Sicilia». Un'estensione che ha generato comprensibile apprensione, con i centralini dei vigili del fuoco e della protezione civile presi d'assalto nelle ore immediatamente successive. Tuttavia, non risultano al momento danni a persone o strutture.

Magnitudo 5.9 ma a 414 chilometri di profondità: perché si è sentito ovunque {#magnitudo-59-ma-a-414-chilometri-di-profondità-perché-si-è-sentito-ovunque}

Il dato che più ha colpito sismologi e osservatori è la profondità ipocentrale: 414 chilometri. Si tratta di un cosiddetto _terremoto profondo_, un fenomeno relativamente insolito nel Mediterraneo, dove la maggior parte dei sismi avviene a profondità ben inferiori, generalmente entro i primi 30-40 chilometri della crosta terrestre.

È proprio questa profondità estrema a spiegare due aspetti apparentemente contraddittori:

* L'ampia area di percezione: le onde sismiche generate a grandi profondità si propagano su distanze molto maggiori rispetto a quelle di un terremoto superficiale. Ecco perché la scossa è stata avvertita da Roma a Trento, attraversando l'intera penisola. * L'intensità relativamente contenuta: nonostante una magnitudo significativa — 5.9 non è certo un valore trascurabile — l'energia sismica ha dovuto percorrere centinaia di chilometri prima di raggiungere la superficie, attenuandosi progressivamente.

In termini tecnici, l'ipocentro si colloca nella zona di subduzione della placca ionica al di sotto dell'arco calabro-tirrenico, un processo geologico noto ai sismologi ma che raramente produce eventi così energetici a profondità tanto elevate.

La scala Mercalli e gli effetti percepiti dalla popolazione {#la-scala-mercalli-e-gli-effetti-percepiti-dalla-popolazione}

L'INGV ha stimato un'intensità compresa tra il II e il IV grado della scala Mercalli. Tradotto in termini pratici, questo significa che gli effetti sono andati dalla semplice percezione da parte di persone ai piani alti degli edifici (II grado) fino a vibrazioni simili al passaggio di un camion pesante, con tremolio di vetri e suppellettili (IV grado).

Nelle zone più prossime all'epicentro — l'area metropolitana di Napoli e la fascia costiera campana — diverse segnalazioni parlano di:

* Lampadari oscillanti per diversi secondi * Oggetti che si sono spostati sugli scaffali * Risvegli improvvisi accompagnati da un rombo sordo

A Roma, la scossa è stata percepita nitidamente ai piani superiori, mentre a Trento — a oltre 700 chilometri dall'epicentro — le testimonianze descrivono un leggero ma inequivocabile ondeggiamento. Un dato che restituisce la misura della propagazione eccezionale di questo evento.

Il precedente di Potenza e la sismicità dell'Italia meridionale {#il-precedente-di-potenza-e-la-sismicità-dellitalia-meridionale}

L'evento riporta inevitabilmente l'attenzione sulla sismicità dell'Italia meridionale. Come già emerso in occasione del recente Terremoto a Potenza: Scossa di magnitudo 4.2 Attenuata dalla Profondità, la profondità ipocentrale gioca un ruolo determinante nel mitigare gli effetti in superficie. Anche in quel caso, la distanza tra il punto di origine del sisma e la superficie terrestre aveva ridotto significativamente i danni potenziali.

La questione, però, resta aperta. I terremoti profondi nel golfo di Napoli, per quanto meno distruttivi di quelli superficiali, rappresentano un indicatore dell'attività geodinamica che interessa l'intero arco appenninico meridionale e il Tirreno. L'INGV continua a monitorare l'area con la rete sismica nazionale, valutando eventuali repliche — che, nel caso di sismi così profondi, sono statisticamente poco probabili ma non impossibili.

Per le scuole dell'area napoletana e campana, le prefetture non hanno disposto chiusure: le verifiche strutturali di routine sugli edifici scolastici, previste dai protocolli post-sisma, non hanno evidenziato criticità. Un segnale rassicurante, anche se il tema della vulnerabilità sismica del patrimonio edilizio italiano — scolastico in primis — meriterebbe un'attenzione che vada ben oltre l'emergenza del momento.

Pubblicato il: 10 marzo 2026 alle ore 15:20