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Shaw lascia Microsoft a 64 anni: in Italia la vita lavorativa dura 33

In Italia la vita lavorativa dura 33 anni, penultima in Ue. Le donne si fermano a 28,4. Perché la scelta di Shaw qui è quasi impossibile.

Frank Shaw ha annunciato l'uscita da Microsoft a fine 2026: 64 anni, 17 dei quali passati come chief communications officer del gruppo e quasi trent'anni complessivi al servizio della comunicazione dell'azienda di Redmond. Non è pensionamento: "è ora di provare cose nuove", ha scritto ai colleghi nella nota interna.

Diciassette anni sotto tre CEO

Shaw è entrato in Microsoft nel 2009 come Corporate Vice President Communications, dopo anni di consulenza da agenzia esterna. Ha assunto il ruolo di chief communications officer nel gennaio 2023 e ha coordinato la narrazione del gruppo attraverso i mandati di Bill Gates, Steve Ballmer e Satya Nadella, la transizione verso il cloud e l'esplosione recente dell'intelligenza artificiale.

L'uscita è programmata per la fine del 2026. Microsoft non ha ancora comunicato il nome del successore e ha aperto la selezione a candidati interni ed esterni. Nella nota interna il dirigente ha spiegato di voler prendersi una pausa per decidere il passo successivo, senza indicare un impiego già definito.

In Italia la vita lavorativa dura 4,5 anni meno che in Ue

L'idea di uscire da un ruolo di vertice a 64 anni per provare qualcosa di nuovo suona esotica letta dall'Italia. Secondo i dati Eurostat 2025 sulla durata della vita lavorativa, la durata attesa della vita lavorativa in Italia è di 33 anni: la penultima in Unione europea, sopra solo la Romania (32,7 anni) e sotto la media Ue di 37,5 anni. La differenza è di quattro anni e mezzo, undici quando il confronto è con i Paesi Bassi (44 anni), che guidano la classifica insieme a Svezia, Danimarca ed Estonia sopra i 41.

Il quadro peggiora sulle donne. In Italia la vita lavorativa attesa per una donna si ferma a 28,4 anni: ultima cifra in Europa, contro una media Ue di 35,4 anni per la componente femminile e 39,5 per quella maschile. Il divario di genere italiano è di quasi nove anni, più del doppio della media europea (4,1). Un dato che si intreccia con il gap territoriale sul lavoro femminile che al Sud continua a bloccare l'ingresso di giovani donne nel mercato, un tema che abbiamo raccontato analizzando il crollo dei NEET nell'ultimo decennio.

Un ciclo lavorativo più corto non è di per sé una virtù. In Italia si lavora meno anni perché si entra tardi nel mercato, si esce presto e chi si ferma spesso non rientra. Non è la stessa cosa di un dirigente che a metà sessantina decide da solo quando voltare pagina.

Perché uscire per scelta in Italia costa

La possibilità di prendersi una pausa a 64 anni con un curriculum trentennale in un colosso da mille miliardi di capitalizzazione presuppone tre cose che nel mercato italiano restano rare: mobilità volontaria alta, salari cumulati sufficienti a coprire un anno sabbatico, ricambio manageriale rapido. Il dibattito italiano sulle pensioni si è concentrato sulla direzione opposta, quella di chi vorrebbe uscire prima: ma con la Quota 41 flessibile chi esce a 62 anni perde circa il 10% dell'assegno per il resto della vita.

Sul lato aziendale, il turnover italiano è concentrato in settori in contrazione più che nella mobilità di carriera verso l'alto. L'auto rimbalza dal minimo di settant'anni mentre il tessile perde il 7,1%: chi esce da questi comparti raramente trova un secondo tempo professionale, tanto meno la libertà di annunciare che vuole "provare cose nuove".

La partenza di Shaw è una notizia da comunicati interni destinata a durare qualche giorno sui portali di settore. Il confronto che apre no: finché la vita lavorativa italiana resterà penultima in Europa, la mobilità volontaria di fine carriera continuerà a essere un privilegio riservato a pochi mercati e a pochi curriculum.

Pubblicato il: 13 settembre 2026 alle ore 11:48