Venticinque vincitori della Medaglia Fields, il riconoscimento più prestigioso della matematica, hanno firmato una dichiarazione congiunta contro OpenAI e i grandi laboratori di intelligenza artificiale. Fra i firmatari c'è un solo italiano: Alessio Figalli, Fields 2018 e professore all'ETH di Zurigo.
Il documento, pubblicato l'11 settembre 2026, è firmato anche da Terence Tao, Peter Scholze, Cédric Villani e Maryna Viazovska. L'accusa è diretta: risolvere problemi matematici solo per gonfiare i benchmark commerciali sta rompendo il patto di fiducia che tiene in piedi la ricerca.
Cosa denuncia la dichiarazione dei 25
Nel testo, ospitato su mathandai.org, i matematici scrivono che la produzione di massa di enunciati vero/falso a ritmi sempre più rapidi rischia di distruggere il terreno fertile della disciplina invece di alimentarlo. Le soluzioni annunciate in fretta, senza pubblicare i passaggi, senza isolare i metodi e senza citare i lavori precedenti, sollevano gravi questioni di attribuzione e plagio.
Il caso più discusso è quello sollevato da Tristan Buckmaster, docente alla New York University: OpenAI avrebbe fatto pressioni per non citare il contributo di un ricercatore legato ad Anthropic in una dimostrazione, e avrebbe usato le sessioni su Codex per generare una prova proprietaria in un fine settimana di calcolo intensivo. Sull'onda delle proteste, l'azienda di Sam Altman ha ritirato la sponsorizzazione di un evento accademico al California Institute of Technology.
Dai benchmark alla riservatezza: la ricerca si chiude
Il timore centrale non è la qualità delle risposte, ma l'incentivo. Quando un laboratorio può investire decine di milioni di dollari in potenza di calcolo per anticipare chi ha aperto una pista, la prassi virtuosa di condividere bozze e discutere ipotesi si arresta. Chi lavora oggi su problemi di frontiera come il test diretto della gravità nel mondo quantistico sa che senza scambio aperto quel tipo di risultati non arriva.
La dichiarazione dei 25 non nasce dal nulla: raccoglie e amplia le raccomandazioni della Dichiarazione di Leida del giugno 2026, che aveva già messo in guardia dal disallineamento fra sistemi automatizzati e finalità della scienza. Adesso il perimetro dell'allarme si estende a ogni attività ad alto contenuto intellettuale, dalla fisica teorica all'ingegneria di missioni come il progetto MRV-1 per la rimozione dei detriti spaziali. Il messaggio è netto: un problema risolto in modo opaco non entra nel canone scientifico e non produce metodi trasferibili ad altre discipline.
Il conto lo pagheranno dottorandi e giovani ricercatori
L'aspetto che riguarda direttamente scuola e università è più concreto di quanto sembri. Anni di formazione avanzata, ricordano i firmatari, non servono a produrre una risposta finale: servono a sviluppare la sensibilità critica per formulare domande nuove. Se i modelli scavalcano il percorso cognitivo e restituiscono solo il prodotto finito, i dottorandi perdono il tirocinio più importante, quello del confronto lento con i pari. Nei laboratori dove la fiducia si è già incrinata, i seminari aperti diventano riunioni a porte chiuse e le bozze non circolano più.
Il segnale italiano è significativo. Figalli è il secondo italiano nella storia a vincere la Fields dopo Enrico Bombieri nel 1974, ed è l'unico dei 25 firmatari a rappresentare il nostro Paese. La sua firma pesa in un dibattito in cui la scuola italiana è chiamata a decidere come usare l'IA in aula senza consegnare agli studenti scorciatoie che assomigliano a strumenti già usati anche in ambiti didattici molto diversi, come la penna sensorizzata contro la disgrafia: strumenti che aiutano solo se non sostituiscono il gesto che devono misurare.
La dichiarazione integrale dei 25 medaglisti Fields resta il testo di riferimento per atenei e ministeri che nelle prossime settimane dovranno scrivere linee guida sull'uso dell'IA nella ricerca e nella formazione dottorale.