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Povertà di raffreddamento: il divario nascosto dietro al caldo estremo

Lo studio Nature Sustainability 2026 quantifica la povertà di raffreddamento: 3 miliardi di persone senza accesso sicuro a refrigerio in 28 Paesi.

Indice: In breve | Come si misura la povertà di raffreddamento | I numeri dello studio sui 28 Paesi del Sud globale | L'estate 2025 e l'eccesso di mortalità in Europa | Le quattro dimensioni che alimentano il divario | Perché l'aria condizionata non risolve il problema | Errori comuni nella lettura del fenomeno | Domande frequenti

In breve

* Lo studio sulla rivista Nature Sustainability misura il fenomeno su 28 Paesi del Sud globale, per un campione di oltre 3 miliardi di persone.

* Circa 600 milioni di persone vivono con alta deprivazione su più dimensioni contemporaneamente.

* L'aria condizionata copre meno del 15% delle famiglie nelle aree più calde del pianeta.

* L'estate 2025 ha portato 16.500 morti in eccesso in Europa, attribuiti al cambiamento climatico da uno studio London School of Hygiene & Tropical Medicine e Imperial College.

* Il fenomeno è strutturale: dipende da abitazioni, infrastrutture urbane, salute e lavoro.

Come si misura la povertà di raffreddamento

Lo studio pubblicato sulla rivista Nature Sustainability nel 2026 fornisce la prima misurazione su larga scala della cosiddetta povertà di raffreddamento. La ricerca ha incrociato dati di indagini familiari, dati climatici e dati infrastrutturali in 28 Paesi del Sud globale, per un campione complessivo di oltre tre miliardi di persone. La condizione descritta non riguarda solo il possesso o meno di un condizionatore: identifica chi non riesce a raggiungere la sicurezza termica per una combinazione di fattori strutturali.

Il termine descrive una deprivazione che agisce su più dimensioni: esposizione climatica, qualità delle abitazioni, accesso ai servizi, condizioni di lavoro, stato di salute. Le persone con disabilità, gli anziani, chi vive in quartieri informali o privi di verde pubblico e chi lavora all'aperto compongono i gruppi più esposti. Il fenomeno si concentra in Asia meridionale e Africa subsahariana, ma riguarda anche aree urbane di Paesi a reddito medio come il Brasile, dove favelas come Vidigal a Rio de Janeiro mostrano tetti di metallo, assenza di parchi e di trasporto pubblico efficiente.

I numeri dello studio sui 28 Paesi del Sud globale

Sui circa tre miliardi di persone coperte dalle indagini, lo studio identifica tre fasce di severità. Circa 1,2 miliardi di persone vivono in aree con livelli moderati, 550 milioni affrontano forme severe di deprivazione e circa 600 milioni sperimentano un'alta deprivazione che si manifesta contemporaneamente su più dimensioni. I ricercatori sottolineano che già oggi miliardi di persone si avvicinano o superano i limiti fisiologici di tollerabilità al caldo, in contesti dove abitazioni e servizi pubblici non sono attrezzati per rispondere. Anche tra Paesi con esposizione climatica simile emergono differenze marcate: Indonesia e Bangladesh sono entrambi esposti a caldo umido pericoloso, ma infrastrutture e sistema sanitario più solidi traducono in livelli inferiori di deprivazione il primo rispetto al secondo.

L'estate 2025 e l'eccesso di mortalità in Europa

Il fenomeno non è confinato ai Paesi a basso reddito. L'estate 2025 ha visto la Spagna toccare 46°C a Huelva il 28 giugno, mentre il Portogallo ha registrato 46,6°C a Mora il giorno successivo. La Francia ha chiuso il suo secondo giugno più caldo dal 1900, con un'anomalia di 3,3°C sopra le medie secondo Météo-France. Uno studio di London School of Hygiene & Tropical Medicine e Imperial College London ha attribuito al cambiamento climatico 16.500 dei circa 24.400 decessi in eccesso registrati in 854 città europee fra giugno e agosto 2025. Italia, Spagna e Germania hanno fatto registrare l'impatto più alto in valore assoluto.

Le quattro dimensioni che alimentano il divario

* Esposizione climatica: temperature massime crescenti, ondate di calore più lunghe e notti tropicali in cui l'organismo non recupera dallo stress termico. * Infrastrutture e abitazioni: tetti di metallo, assenza di isolamento, marciapiedi di cemento, scarsità di verde pubblico e isole di calore urbane. * Salute e accesso ai servizi: patologie croniche pregresse, scarsa copertura sanitaria, difficoltà di accesso ad acqua potabile e a spazi pubblici freschi. * Lavoro e protezione sociale: occupazione informale all'aperto, mancanza di tutele contrattuali e impossibilità di modulare gli orari nei periodi più torridi.

Perché l'aria condizionata non risolve il problema

Secondo il rapporto IEA The Future of Cooling, il 40% circa delle famiglie nel mondo possiede un climatizzatore, ma la distribuzione è fortemente asimmetrica: oltre il 90% delle abitazioni negli Stati Uniti e in Giappone, contro circa l'8% dei 2,8 miliardi di persone che vivono nelle aree più calde del pianeta. L'aria condizionata è inoltre ad alto consumo energetico, fa crescere le bollette domestiche e contribuisce alla pressione sulle reti elettriche nei picchi di domanda. L'aumento della domanda di elettricità accelera a sua volta il cambiamento climatico che alimenta la crisi termica. C'è poi un costo ambientale legato alla produzione e allo smaltimento degli impianti, con il rischio di rilascio di materiali pericolosi nel suolo, nell'acqua e nell'aria.

Errori comuni nella lettura del fenomeno

Trattarla come una scelta individuale: il fenomeno emerge dall'incrocio di abitazioni, urbanistica, lavoro, accesso ai servizi e salute. Pensarlo come questione di stili di vita ignora i fattori strutturali documentati nello studio.

Identificare il raffreddamento con l'aria condizionata: gli interventi efficaci includono spazi pubblici freschi, ombreggiamento urbano, accesso ad acqua potabile, isolamento delle abitazioni e modulazione degli orari di lavoro. L'aria condizionata è una soluzione fra molte, non la più equa né la più sostenibile.

Considerare il problema circoscritto al Sud globale: l'eccesso di mortalità nelle estati europee mostra che la stessa logica di esposizione e disuguaglianza agisce nei Paesi ricchi, soprattutto verso anziani, persone con patologie e residenti in alloggi inadeguati.

Domande frequenti

Cos'è la povertà di raffreddamento?

Indica la condizione di chi non riesce a raggiungere la sicurezza termica per ragioni strutturali: abitazione, ambiente urbano, lavoro, salute, infrastrutture. È misurata su cinque dimensioni nello studio Nature Sustainability del 2026.

Quali Paesi sono più colpiti?

Asia meridionale e Africa subsahariana concentrano le forme più severe. Differenze esistono anche fra Paesi con esposizione climatica simile: a parità di caldo umido, l'Indonesia mostra livelli inferiori al Bangladesh grazie a infrastrutture e sistema sanitario più solidi.

L'aria condizionata risolve il problema?

Solo in parte. Copre meno del 15% delle famiglie nelle aree più calde, fa crescere bollette e consumi elettrici e contribuisce alle emissioni che alimentano il caldo estremo. L'Organizzazione mondiale della sanità indica come prioritari interventi su urbanistica, salute pubblica e sistemi di allerta precoce.

Quali soluzioni propongono i ricercatori?

Politiche urbane su verde e ombreggiamento, miglioramento delle abitazioni informali, accesso garantito ad acqua e spazi freschi, protezioni del lavoro all'aperto e sistemi sanitari attrezzati per le ondate di calore. Le risposte tecnologiche restano necessarie ma non sufficienti.

Il dato che emerge dallo studio è meno un giudizio sul comfort estivo e più una mappa della disuguaglianza nell'esposizione al rischio climatico. Le scelte di chi pianifica città, abitazioni e protezione sociale incidono sull'aspettativa di vita di milioni di persone tanto quanto il termometro.

Pubblicato il: 18 giugno 2026 alle ore 07:15