Quasi duemila persone tra studenti e docenti hanno accusato debolezza, diarrea e nausea in tre giorni dopo aver consumato i pasti gratis distribuiti nelle scuole indonesiane dal programma statale Makan Bergizi Gratis. È l'ennesima ondata di intossicazioni legata al piano voluto dal presidente Prabowo Subianto, che dall'inizio del 2026 ha già coinvolto quasi 40mila persone tra alunni e insegnanti.
I focolai tra Rembang, Sidoarjo e Sukabumi
Solo negli ultimi giorni si contano 777 malati in un liceo di Rembang (Giava Centrale), 512 persone in una scuola servita dall'unità Talang Angin di Sidoarjo (Giava Orientale) e 133 studenti dell'istituto islamico Baiti Jannati di Sukabumi (Giava Occidentale). All'inizio di agosto un altro focolaio nel distretto di Depapre, in Papua, aveva richiesto cure mediche per 543 persone. L'Agenzia nazionale della nutrizione (Badan Gizi Nasional), che gestisce il programma, aveva convocato una conferenza stampa per venerdì poi rinviata senza fornire spiegazioni. Le autorità locali hanno disposto il ritiro immediato dei pasti già distribuiti e l'ispezione delle cucine collegate ai focolai.
Dai 5.360 casi del 2025 ai 40mila di quest'anno
Il quadro cumulato è quello che pesa. Alla fine di ottobre 2025 il monitoraggio governativo aveva registrato 16.109 bambini colpiti da intossicazione dall'avvio del programma il 6 gennaio 2025. A settembre 2025 la ong Jaringan Pemantau Pendidikan Indonesia (JPPI) contava 5.360 episodi e avvertiva che il dato reale era più alto, perché molte scuole e amministrazioni locali sceglievano di nascondere i casi. Nei primi otto mesi del 2026 il numero è salito a quasi 40mila, sette volte i casi dell'intero anno precedente. Un parlamentare indonesiano, citando i registri dei dipartimenti sanitari locali, ha stimato in 50mila le persone finora coinvolte dall'avvio del piano.
I laboratori del Ministero della Sanità hanno identificato otto batteri e due virus responsabili delle contaminazioni: Escherichia coli e Salmonella figurano tra i patogeni confermati nei campioni raccolti dopo gli ultimi focolai. La distribuzione geografica dei casi è concentrata sulle isole più popolose: Giava Centrale, Giava Orientale, Giava Occidentale e Papua hanno registrato la maggior parte dei focolai recenti, spesso in scuole servite da un'unica cucina di distretto (Satuan Pelayanan Pemenuhan Gizi) che rifornisce decine di istituti. Nel frattempo il budget del programma è passato dagli iniziali 71 trilioni di rupie a 335 trilioni (circa 21 miliardi di dollari): con l'obiettivo di arrivare a 83 milioni di studenti e insegnanti in 400mila scuole entro il 2029, i beneficiari dichiarati dal governo hanno già superato i 20 milioni nella prima metà del 2026, quintuplicando la platea in dodici mesi.
Le misure di emergenza e il nodo corruzione
Ad agosto le autorità hanno introdotto un obbligo operativo: ogni pasto va consumato entro quattro ore dalla cottura, per limitare la proliferazione batterica nel clima tropicale. La misura arriva dopo mesi di segnalazioni su schegge di vetro, larve e vassoi lavati con acqua non potabile trovati nelle razioni. Il piano da 21 miliardi di dollari, lanciato come promessa elettorale nel 2024, è finito anche al centro di un'inchiesta per corruzione: l'ex capo dell'Agenzia nazionale della nutrizione è indagato per l'assegnazione dei contratti di distribuzione a imprenditori vicini all'esecutivo. Secondo i dati OMS sulle malattie trasmesse dagli alimenti ogni anno una persona su dieci nel mondo si ammala per cibo contaminato e i bambini sotto i cinque anni pagano il prezzo più alto, con 125mila morti. Il modello centralizzato scelto da Giacarta, con cucine di distretto che servono decine di istituti in cascata, moltiplica la platea esposta a ogni singolo errore di conservazione: un lotto non conforme non colpisce una classe ma un'intera area urbana.
La conferenza stampa dell'Agenzia nazionale della nutrizione resta senza nuova data. Le prossime settimane diranno se il vincolo dei quattro ore basterà a fermare i focolai o se il programma verrà ridimensionato come annunciato a marzo 2026 per motivi di efficienza fiscale.