La Commissione europea punta a ridurre di 15 milioni il numero di persone a rischio povertà entro il 2030. Dal 2019 a oggi la riduzione è stata di soli 3,4 milioni, e nell'ultimo anno di appena 600mila. Al ritmo del 2025, i restanti 11,6 milioni verrebbero raggiunti nel 2044, con 14 anni di ritardo sull'obiettivo fissato nel 2021.
L'aritmetica che mette in crisi la strategia UE
Il 6 maggio 2026 la Commissione ha presentato la sua prima strategia ufficiale contro la povertà. Il punto di partenza è questo: nel 2025 erano a rischio di povertà o esclusione sociale 92,7 milioni di persone nell'UE, il 20,9% della popolazione, secondo i dati Eurostat sulle condizioni di vita e povertà in Europa. Nel 2019 la quota era del 21,1%, per un numero superiore di circa 3,4 milioni. La riduzione media annua degli ultimi sei anni è stata di 567mila persone; nel solo anno 2024-2025 il calo si è fermato a 600mila.
Per centrare il target del -15 milioni entro il 2030, occorre ridurre ancora 11,6 milioni di persone in soli cinque anni: 2,32 milioni all'anno, quasi quattro volte il ritmo attuale. La strategia non introduce testi legislativi vincolanti, affidandosi principalmente agli Stati membri. Solo 22 dei 27 dispongono già di una strategia nazionale contro la povertà. L'Italia ha approvato il suo Piano per i servizi sociali di contrasto alla povertà nel novembre 2024.
Il pacchetto del 6 maggio include anche una proposta di raccomandazione sulla lotta all'esclusione abitativa, il rafforzamento della Garanzia europea per l'infanzia e misure sui diritti delle persone con disabilità. Il Semestre europeo - il processo annuale che da novembre a giugno produce raccomandazioni per i singoli Stati - resta lo strumento principale di coordinamento. Un meccanismo che ha già avuto sei anni per incidere sul target 2030, con i risultati che i numeri sopra mostrano.
Italia: le Isole vanno nella direzione opposta
L'Italia conta 5,7 milioni di individui in povertà assoluta, il 9,8% della popolazione, per 2,2 milioni di famiglie (8,4%), secondo il rapporto ISTAT sulla povertà in Italia - Anno 2024. La media nazionale nasconde un divario strutturale: nel Mezzogiorno il 10,5% delle famiglie è in povertà assoluta, contro il 7,9% del Nord e il 6,5% del Centro.
Nelle Isole la quota individuale è salita dall'11,9% del 2023 al 13,4% del 2024, un aumento di 1,5 punti in un solo anno, mentre il dato nazionale restava stabile. A pagare il prezzo più alto sono i minori: 1,28 milioni di bambini in povertà assoluta (il 13,8% dei minori residenti), con punte del 16,4% nel Mezzogiorno contro il 12,1% del Centro. Le famiglie con almeno cinque componenti e figli minori raggiungono il 22,3% di incidenza.
Il confronto europeo offre un'altra prospettiva: la Repubblica Ceca registra il tasso di rischio povertà più basso dell'UE (11,5%), seguita da Polonia (15,0%) e Slovenia (15,5%). La Bulgaria è al 29,0%. L'Italia, con una povertà relativa del 14,9% degli individui, si colloca in fascia intermedia, ma il Mezzogiorno pesa sull'aggregato nazionale in modo sproporzionato, con alcune aree tra le più vulnerabili dell'intera Unione.
Il bilancio 2028-2034 e il nodo delle risorse
Il nodo è finanziario. La Commissione calcola che investire lo 0,25% in più del PIL dell'Unione permetterebbe a 18,5 milioni di persone di uscire dalla povertà. Il pacchetto di maggio 2026 prevede almeno 100 miliardi di euro per le politiche sociali nel prossimo bilancio settennale. Ma il Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 potrebbe portare tagli al Fondo sociale europeo e alle politiche di coesione. Le pressioni di bilancio sui programmi europei si avvertono anche in settori contigui: le università olandesi in lotta contro i tagli ai fondi per l'istruzione superiore mostrano come le priorità di spesa comunitaria stiano già cambiando.
La stessa bozza della strategia descrive le risorse pubbliche europee come «limitate» e indica nel coinvolgimento dei privati una delle soluzioni. Le tensioni geopolitiche aggiungono pressione: la Commissione riconosce che la lotta alla povertà energetica e dei trasporti deve restare prioritaria nell'attuale contesto internazionale, mentre le spese per la difesa crescono e il perimetro delle priorità istituzionali si allarga - come testimoniano vicende come la sospensione dell'accesso ai rappresentanti di Huawei nel Parlamento europeo. Lo spazio fiscale per le politiche sociali si riduce.
Tra i programmi europei che coinvolgono i giovani in percorsi di cittadinanza attiva - dal Juvenes Translatores, il concorso europeo di traduzione per studenti alle borse Erasmus - la Commissione dovrà scegliere cosa tagliare nel prossimo QFP. Mettere sullo stesso piano l'inclusione sociale e la sicurezza, come propongono le bozze in circolazione, significa di fatto ridimensionare la finalità originaria della strategia anti-povertà.
Il Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 sarà il banco di prova reale. Se i tagli al Fondo sociale europeo si materializzeranno, il target del 2030 diventerà ancora più lontano di quanto i calcoli già indicano. Nelle Isole italiane i numeri si muovono già nella direzione sbagliata.