Il piano pubblico tedesco da 500 miliardi di euro approvato dal Bundestag nel marzo 2025 è entrato nella fase di implementazione. L'OCSE a settembre 2026 ha alzato la stima di crescita della Germania per quest'anno da 0,7% a 1,1%, mentre l'istituto IFO di Monaco si spinge a +1,4%. L'impulso è atteso soprattutto su difesa, infrastrutture e transizione, i tre fronti dove la Camera di commercio italo-germanica segnala la domanda più forte di fornitori italiani.
Dove vanno i 500 miliardi e quanto pesa l'export italiano
Il fondo tedesco si distribuisce su dodici anni e si somma al bilancio federale 2026 da 520 miliardi, dentro il quale la sola voce difesa sale a 108,2 miliardi. L'impatto previsto sul PIL tedesco è di +1,25% entro il 2029 e di +2,5% entro il 2035, secondo Jörg Buck, Consigliere delegato della Camera di commercio italo-germanica, nell'intervista pubblicata da Il Sussidiario il 1° ottobre 2026.
Per l'Italia il canale di trasmissione è diretto. Nel 2024 l'interscambio con la Germania ha sfiorato i 155,6 miliardi di euro, con 70,7 miliardi di export italiano trainato da macchinari (10 miliardi), autoveicoli (6,9 miliardi) e chimica (5,3 miliardi). Buck colloca il totale 2025 a 158 miliardi e un export italiano di 72,2 miliardi, con il primo semestre 2026 in crescita dell'1,8%. Nel manifatturiero gli ordini stanno effettivamente aumentando e il fermento è concentrato tra le imprese italo-tedesche già posizionate sulle filiere di fornitura.
Sul fronte transizione il piano tedesco si innesta nella spinta europea sull'elettrificazione: 260 miliardi di risparmi annui attesi al 2040 se l'UE raddoppia la produzione interna di elettricità, come ricostruito nell'analisi L'elettrificazione europea da 260 miliardi e il conto per l'Italia.
Il collo di bottiglia della formazione tecnica
Buck mette in cima alla lista delle urgenze, insieme all'energia a prezzi competitivi, «formazione e disponibilità di personale qualificato». È il nodo che l'Italia conosce bene. Il PNRR chiuso il 23 settembre 2026 con la decima rata da 28,4 miliardi ha portato gli iscritti agli ITS Academy a quota 40.000, come emerge dal bilancio tracciato nell'articolo Chiude il PNRR: decima rata da 28,4 miliardi e 576 obiettivi. Un volume ancora distante dal fabbisogno segnalato dall'industria per saturare le filiere esportatrici verso la Germania.
A frenare l'offerta c'è un fattore demografico impossibile da ignorare. Il rapporto OCSE Education at a Glance 2026 prospetta un calo del 18% della popolazione tra i 5 e i 14 anni entro il 2033, come ricostruito nel pezzo OCSE: meno NEET in Italia, ma popolazione 5-14 giù del 18% al 2033. Meno diplomati e meno iscritti ITS proprio negli anni in cui il Sondervermögen entrerà a regime. A valle, la laurea triennale in Italia premia appena il 4% in più del diploma, un dato che riduce l'incentivo a investire in formazione terziaria e pesa sulle filiere tecniche più richieste dall'export verso la Germania.
Energia, tassi e la cornice che resta aperta
Buck elenca i rischi che le imprese stanno incorporando. Prezzi dell'energia alti e volatili, sistema ETS che Confindustria giudica penalizzante malgrado le revisioni di Bruxelles, tassi BCE ancora in salita a settembre 2026. Le PMI fornitrici italiane, con margini erosi e credito prevalentemente a breve termine, scontano un costo del capitale più alto nelle decisioni di investimento, soprattutto sui progetti con ritorni più lontani nel tempo.
Il contrappeso arriva dai capitali di rischio tedeschi: 8 miliardi di venture capital raccolti nel 2026, concentrati proprio su difesa e deep tech, due settori su cui il piano pubblico è destinato a crescere ancora. Il quadro aggiornato delle revisioni al rialzo per la Germania è nel capitolo dedicato dell'Economic Outlook dell'OCSE. Sul tavolo bilaterale resta il non-paper italo-tedesco di gennaio 2026, che Buck considera il punto di partenza per sviluppare le priorità condivise su burocrazia, energia e formazione.
Il tempo utile per adeguare l'offerta formativa italiana al piano tedesco è stretto: l'implementazione è già in corso e la finestra demografica si chiude prima che gli ITS raggiungano la scala necessaria. Chi oggi forma tecnici su meccatronica, difesa e transizione intercetta direttamente i prossimi dieci anni di spesa pubblica tedesca.