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Fusione Paramount-Warner sospesa: perché 12 Stati vincono su DOJ e UE

12 procuratori democratici fermano la fusione da 111 miliardi già approvata da DOJ e UE. Oltre settembre 2026 costerà circa 7 milioni al giorno.

Paramount e Warner Bros. Discovery hanno accettato di congelare la loro fusione da 111 miliardi di dollari almeno fino al 1° giugno 2027. Il costo del rinvio è già scritto nero su bianco: circa 7 milioni di dollari al giorno da fine settembre 2026 fino alla chiusura del procedimento antitrust.

I 12 Stati contro Washington e Bruxelles

Il colpo è arrivato dal Northern District of California, dove il giudice Araceli Martínez-Olguín ha accolto il 20 luglio la richiesta di sospensione avanzata dal procuratore generale di New York Letitia James, alla testa di una coalizione di 12 stati a guida democratica. Insieme a New York agiscono Arizona, California, Colorado, Connecticut, Massachusetts, Minnesota, Nevada, New Jersey, New Mexico, Oregon e Washington. La coalizione dei procuratori guidata da Letitia James contesta un'operazione già autorizzata pochi giorni prima al livello federale.

Il quadro accusatorio è preciso: la fusione Paramount Warner violerebbe la Sezione 7 del Clayton Act del 1914 perché combinerebbe due dei tre maggiori operatori della TV via cavo statunitense e due dei cinque grandi studi cinematografici. Numeri alla mano, il gruppo unito controllerebbe circa il 27% del mercato pubblicitario del cavo e il 34% dell'audience televisiva via cavo, mentre nel wide-release theatrical resterebbero appena quattro distributori a controllare oltre l'85% dei film in uscita nelle sale americane.

La particolarità è che l'operazione era già stata sdoganata il 12 giugno 2026 dalla Divisione Antitrust del Dipartimento di Giustizia americano e pochi giorni prima della causa dalla Commissione Europea, con la sola condizione dell'uscita di Paramount da un accordo di distribuzione con Universal. Sono i 12 procuratori a rappresentare oggi l'unico argine rimasto.

Il conto del rinvio e il precedente JetBlue-Spirit

La sospensione ha un prezzo esatto. Paramount ha comunicato agli azionisti che ogni trimestre di ritardo oltre la fine di settembre 2026 costa 0,25 dollari per azione, l'equivalente di circa 7 milioni di dollari al giorno. Se la sentenza definitiva dovesse arrivare a ridosso della scadenza pattuita del 1° giugno 2027, sarebbero oltre nove mesi di conto aperto, per un impatto complessivo che può superare i 600 milioni di dollari solo di costi legati alla mancata integrazione.

C'è però un precedente che spiega perché l'azienda ha comunque scelto di andare in aula invece di rinunciare. Nel gennaio 2024 il tribunale federale del Massachusetts bloccò l'acquisizione di Spirit Airlines da parte di JetBlue: quella causa era stata avviata dal Dipartimento di Giustizia con il sostegno dei procuratori di California, Maryland, New Jersey e North Carolina, e la fusione, valutata 3,8 miliardi di dollari, saltò definitivamente. Lo schema odierno è simile ma rovesciato: sono gli stati a guidare l'azione, mentre il DOJ federale si è defilato dopo il via libera di giugno.

Anche la Writers Guild of America, sindacato degli sceneggiatori americani, ha aperto un procedimento parallelo il 14 luglio e ha ritirato la richiesta di provvedimenti cautelari solo dopo l'accordo di sospensione. Sindacato e stati hanno tempo fino al 31 luglio 2026 per depositare un calendario processuale condiviso.

Cosa cambia per il mercato dell'intrattenimento

Il combinato Paramount Warner controllerebbe oltre cinquanta canali televisivi popolari, tra cui CBS, TNT, CNN, Nickelodeon, Comedy Central e Cartoon Network, oltre a tre dei principali servizi di streaming globali. Per il pubblico americano si tradurrebbe in un accentramento verticale che, secondo la denuncia dei procuratori, si scaricherebbe su prezzi più alti dei biglietti del cinema, bollette del cavo maggiorate e minore varietà di produzioni originali.

Sul fronte lavorativo, la contrazione a quattro grandi distributori theatrical riduce lo spazio negoziale per sceneggiatori, attori e maestranze tecniche: è la ragione per cui la Writers Guild considera l'operazione incompatibile con il quadro contrattuale rinegoziato dopo lo sciopero del 2023. Il caso arriva peraltro in un momento in cui l'amministrazione americana sta stringendo le maglie su visti a lungo termine e permessi per giornalisti stranieri, mentre le fusioni tra grandi gruppi restano il fronte più esposto della politica antitrust del prossimo biennio.

Il calendario dei prossimi processi sarà depositato entro venerdì 31 luglio 2026. Da quella data si saprà se il conto per Paramount resterà sotto i 300 milioni di dollari o se supererà largamente il miliardo.

Pubblicato il: 25 luglio 2026 alle ore 15:15