Mario Draghi è intervenuto il 1° ottobre 2026 al Politecnico federale di Zurigo per la Karl Brunner Distinguished Lecture, il ciclo di conferenze della Banca nazionale svizzera dedicato all'economista austriaco. L'ex presidente della Banca centrale europea ed ex presidente del Consiglio italiano ha ripercorso i tre decenni della costituzione monetaria europea, dalla stabilità del primo decennio dell'euro alla fase attuale, e ha indicato nell'integrazione e nella crescita l'unica via per tenere il debito pubblico sotto controllo.
Tassi globali, crescita locale
Nel discorso, Draghi ha osservato che i rendimenti a lungo termine nell'area dell'euro hanno toccato i livelli più alti degli ultimi quindici anni, muovendosi di pari passo con i titoli del Tesoro statunitense. Secondo l'ex banchiere, oggi anche un governo con conti pubblici solidi non controlla pienamente il costo del proprio indebitamento, perché una parte sempre più rilevante dei tassi è determinata da fattori globali. L'offerta mondiale di debito è spinta dalla politica di bilancio prociclica, dal disavanzo statunitense vicino al 6% del Pil e dagli investimenti nei centri dati per l'intelligenza artificiale: solo le maggiori imprese tecnologiche americane investiranno circa 800 miliardi di dollari nel 2026, con emissioni obbligazionarie legate all'IA che potrebbero arrivare a 300 miliardi. In Europa, l'espansione di bilancio tedesca e il disavanzo francese oltre il 5% del Pil contribuiscono alla stessa dinamica. Gli shock globali dal lato dell'offerta hanno riportato in alto l'inflazione, da ultimo con l'aumento dei prezzi dell'energia legato al conflitto con l'Iran e alla perdita di capacità di raffinazione in Russia e in Medio Oriente. Nel frattempo la crescita della produttività nell'area dell'euro resta allo 0,3% annuo contro l'1,8% statunitense.
Perché serve l'integrazione europea
Il Fondo monetario stima che, senza interventi, il rapporto debito/Pil medio europeo salga al 130% entro il 2040, al 155% se ponderato per la dimensione delle economie. Draghi ha chiesto di attuare la tabella di marcia del rapporto sulla competitività europea: mezzo punto percentuale di crescita aggiuntiva all'anno, mantenuto fino al 2040 e in parte accantonato, coprirebbe circa un terzo del percorso verso una traiettoria sostenibile del debito. Tra il 2008 e il 2023, ha ricordato l'ex premier, il divario tra la capitalizzazione delle imprese quotate statunitensi ed europee è passato da 3.000 a 34.000 miliardi di dollari, soprattutto per l'assenza di scala nel mercato unico. Sull'intelligenza artificiale, l'Unione europea ospita meno del 5% della capacità di calcolo mondiale: portarla al 15% entro il 2030 richiederebbe investimenti per 1.300 miliardi di euro, di cui circa 100 miliardi di quota pubblica, pari a circa il 5% del prossimo bilancio comunitario in fase di negoziato.
La condizione introdotta da Karl Brunner resta valida, ha concluso l'ex banchiere: una banca centrale può mantenere stabile la moneta solo se i governi tengono il debito sotto controllo. Perché la costituzione monetaria europea duri nel tempo, ha aggiunto, i legislatori nazionali e dell'Unione devono assumere la crescita come obiettivo esplicito e condiviso dell'Unione europea.