Dal 1° luglio 2026 chi viene assunto a tempo indeterminato nel settore privato sarà iscritto automaticamente al fondo pensione previsto dal contratto collettivo applicato. Per opporsi servono 60 giorni e una rinuncia scritta: un binario che, dati COVIP alla mano, conduce nella maggior parte dei casi verso i fondi negoziali.
Il mercato in numeri: 11,7 milioni di posizioni, ma il negoziale corre
A fine 2025 le posizioni nei fondi pensione complementari erano 11,7 milioni, in crescita del 5% sull'anno precedente. Solo 33 fondi negoziali raccolgono 4,5 milioni di iscritti, con un aumento del 6,4% in dodici mesi. I 69 PIP di nuova generazione, malgrado la rete di promotori finanziari e bancari, crescono molto meno (+2,8%), mentre i fondi aperti collocati prevalentemente da banche e assicurazioni segnano +8,6%.
L'ultima fotografia statistica COVIP di dicembre 2025 indica anche che i contributi raccolti nell'anno sono saliti a 17,4 miliardi (+10,1%), con la quota maggiore catturata dai negoziali (7,9 miliardi, +10,9%) e l'incremento percentuale più alto nei fondi aperti (+15,4%).
L'angolo: il binario di default è anche il più economico
L'accelerazione sulla previdenza complementare arriva nel momento in cui l'accesso alla pensione anticipata si è drasticamente ridotto dopo la riforma 2025: chi sarà chiamato in cassa dopo il 2030 dovrà colmare il gap con risorse private. COVIP, nella nota di dicembre 2025, certifica che i fondi negoziali sono le forme che registrano in media i costi più contenuti, un dato che pesa quando si parla di decenni di contribuzione.
I rendimenti netti su orizzonte decennale confermano la tendenza: il comparto azionario dei fondi negoziali ha reso il 4,8% annuo composto tra fine 2015 e fine 2025, quello dei fondi aperti il 5,1%, mentre la rivalutazione del TFR lasciato in azienda si è fermata al 2,5%. Su trent'anni di carriera la forbice fra il 4,8% e il 2,5% diventa la differenza fra una rendita integrativa marginale e una capace di compensare la decurtazione dell'assegno pubblico.
Cosa cambia per i neoassunti dal 1° luglio
La legge 30 dicembre 2025 n. 199, bilancio 2026 riscrive le regole del silenzio assenso. Prima il lavoratore aveva sei mesi per decidere della destinazione del TFR; ora il periodo si accorcia a 60 giorni dalla prima assunzione. Trascorsi senza una rinuncia formale, il TFR viene incanalato verso il fondo individuato dal CCNL applicato in azienda, quasi sempre un fondo negoziale di settore.
La seconda misura riguarda l'innalzamento del tetto annuo di deducibilità fiscale dei contributi versati alla previdenza integrativa: da 5.164,57 euro, valore fermo da oltre vent'anni alla conversione in euro dei dieci milioni delle vecchie lire, a 5.300 euro dal 1° gennaio 2026. Sono 135,43 euro in più di base imponibile da abbattere. Per un contribuente con aliquota marginale del 35% si traducono in circa 47 euro di risparmio IRPEF aggiuntivi all'anno: un segnale, non un incentivo decisivo.
Cosa fare nei primi 60 giorni
Il neoassunto deve sapere subito quale fondo prevede il proprio CCNL e leggere l'Indicatore Sintetico dei Costi per confrontare il fondo di settore con eventuali alternative. Chi opera in un mercato dove le competenze digitali pesano già più del titolo accademico e i percorsi di carriera sono mobili ha interesse a scegliere un comparto azionario, per restare investito a lungo e sfruttare il rendimento composto. Chi vuole rinunciare deve presentarsi al datore di lavoro con una dichiarazione scritta entro la finestra dei sessanta giorni: oltre quel termine, il TFR viene dirottato in automatico.
L'obiettivo del Governo è portare oltre i 10 milioni gli iscritti effettivi nel triennio. Più della deducibilità extra di pochi euro, sarà il silenzio assenso a generare massa critica: ogni nuova assunzione nel privato, salvo opposizione attiva, alimenterà il flusso di contributi verso i fondi a costo più basso, specie nei comparti dei servizi dove il dibattito sull'equità retributiva resta acceso e la previdenza integrativa diventa l'unica leva concreta per recuperare reddito futuro.