Il Tribunale di Siena ha condannato Pam Panorama a versare 20 mensilita' ad un cassiere di 62 anni licenziato dopo non aver superato il test del carrello. Le motivazioni depositate a gennaio 2026 spiegano perche' quel test, se usato come strumento espulsivo, e' illegittimo.
Come funziona il test e cosa contesta Pam
Un ispettore aziendale, affiancato dal capo reparto, si e' presentato in cassa con un carrello manipolato: una quindicina di prodotti piccoli nascosti in cartoni di birra e articoli piu' costosi inseriti in sacchetti trasparenti di frutta e verdura. Il cassiere non ha fatto svuotare i cartoni di birra ne' verificato i sacchetti dell'ortofrutta. L'ammanco simulato, in una situazione reale, sarebbe stato di 105,75 euro.
Pam ha quindi licenziato il cassiere per giusta causa. In sede processuale l'azienda ha dichiarato di aver effettuato oltre 400 test in tutta Italia nel 2025, da cui sono scaturiti circa 40 provvedimenti disciplinari fra multe, biasimi e sospensioni, e 3 licenziamenti. La societa' ha quantificato i furti subiti in 30 milioni di euro all'anno, motivando con quel dato la necessita' dei controlli.
Perche' il giudice parla di discriminazione per eta'
Il punto chiave della sentenza non riguarda il test in se' ma come e' stato usato contro il singolo lavoratore. Il giudice osserva che il lavoratore e' stato sottoposto due volte alla stessa prova nel corso del 2025, mentre nessun collega piu' giovane nella stessa unita' produttiva ha subito la reiterazione. Il primo test, peraltro, era stato superato.
Su questa base scatta l'art. 3 del Decreto Legislativo 216/2003 sulla parita' di trattamento, che vieta trattamenti meno favorevoli legati all'eta' in situazioni analoghe. Il lavoratore aveva 62 anni, prossimo alla soglia anagrafica di anziano, e secondo il Tribunale la reiterazione del controllo solo su di lui rivela una finalita' discriminatoria che inficia il recesso. Senza prova contraria del datore, la natura discriminatoria e' dimostrata.
Il giudice aggiunge un secondo livello di critica: il test del carrello in funzione disciplinare viola in radice l'art. 2087 del codice civile, che impone all'imprenditore di tutelare integrita' fisica e personalita' morale dei lavoratori. La pressione psicologica esercitata in una prova simulata, con esito che puo' arrivare al licenziamento, e' incompatibile con quella tutela. Terzo argomento: il Ccnl Distribuzione moderna organizzata non attribuisce al cassiere compiti di sorveglianza antifurto. Quella mansione richiederebbe formazione specifica e riconoscimento retributivo aggiuntivo, qui mancati.
Cosa cambia per i lavoratori della grande distribuzione
La sentenza non vieta il test in assoluto. Lo confina al suo perimetro originario: verifica formativa, mai sanzionatoria. Se il cassiere fallisce, la conseguenza ammissibile e' approfondire la formazione, non avviare un procedimento disciplinare. Per i lavoratori del settore significa che simulazioni di furto usate come trappola sono attaccabili giudizialmente, soprattutto quando un solo dipendente viene preso di mira con prove ripetute. Restano centrali, in parallelo, i temi della formazione professionale e dell'occupabilita' nei mercati in trasformazione.
Pesa anche l'orientamento della Corte di Cassazione con l'ordinanza 807/2025: i controlli difensivi del datore di lavoro sono legittimi solo dopo un ragionevole sospetto di comportamento illecito, non come tecnica preventiva indiscriminata. Le competenze digitali e la trasformazione del mercato del lavoro stanno cambiando i mestieri della distribuzione, ma non possono giustificare controlli che mascherano selezioni anagrafiche. Per Pam si aprono altri fronti: due cassiere fra Pontedera e Livorno sono state sanzionate con prove analoghe e quei procedimenti restano sub iudice. Il dibattito sulla dignita' nei servizi va oltre il caso singolo, come mostra il manifesto per l'economia dei servizi sull'equita' negli appalti.
Il cassiere ha rinunciato al rientro e ha incassato 15 mensilita' ex art. 18 piu' 5 di risarcimento danni. Sindacati e datori della grande distribuzione dovranno rivedere protocolli e perimetro dei controlli interni, dopo la pronuncia di Siena.