Le denunce di infortunio sul lavoro nel 2025 sono state 600mila, in aumento dell'1,2% sui 594mila del 2024, mentre i casi mortali scendono a 1.198 (-3,3%). Il presidente dell'Istituto Fabrizio D'Ascenzo ha presentato la Relazione annuale Inail 2025 alla Camera il 22 settembre. Dietro il calo dei morti sul lavoro convivono però tre picchi che raccontano una fotografia diversa.
I numeri della Relazione annuale
Delle 600mila denunce, 519mila riguardano i lavoratori (+0,8%) e 81mila gli studenti (+3,4%). I casi mortali tra i lavoratori sono 1.189 (37 in meno rispetto al 2024), quelli tra gli studenti nove, quattro in meno sull'anno precedente. L'incidenza cala a 3,69 decessi ogni 100mila occupati, con una riduzione del 4,9% sul 2024 e del 5,4% rispetto ai livelli pre-pandemici. Sugli istituti scolastici pesa il capitolo aperto dei tirocini curricolari e delle morti in PCTO.
A livello settoriale le Costruzioni restano prime per morti in occasione di lavoro con 175 denunce, seguite dal manifatturiero (129) e dal trasporto e magazzinaggio (126). La Lombardia concentra il 13,6% dei decessi denunciati, davanti a Campania e Veneto (entrambe al 9,3%) e all'Emilia-Romagna (8,5%).
Il calo dei morti nasconde tre picchi
Il -3,3% nazionale sui casi mortali convive con tre indicatori che segnano invece nuovi record e ridisegnano la mappa del rischio.
Malattie professionali al massimo dei 26 anni
Le denunce di patologie lavoro-correlate raggiungono quota 98.312, il picco più alto dal 2000, anno in cui erano circa 25mila: si sono quadruplicate. Rispetto al 2024 la crescita è dell'11,3%, pari a circa 10mila casi in più. Le malattie muscolo-scheletriche restano tre casi su quattro, ma tra le donne le patologie del sistema nervoso arrivano al 16,8% del totale femminile, contro il 10,5% degli uomini.
Decessi tra lavoratori stranieri: dal 15% al 22,9% in cinque anni
Nell'anno in cui i decessi complessivi scendono di 41 unità, i morti tra i lavoratori nati all'estero salgono da 200 a 204. La loro quota sul totale è passata dal 15% del 2021 al 22,9% del 2025, mentre l'incidenza sugli infortuni complessivi è cresciuta dal 19,4% al 24,3%. Anche le denunce di malattia professionale degli stranieri crescono del 18,5% in un anno (da 7.656 a 9.073), quasi il doppio del +10,6% degli italiani. Sul fronte politico, l'ultima mossa di rilievo è stata l'intesa bilaterale Italia-Bangladesh su lavoro e welfare firmata dalla ministra Calderone.
Infortuni in itinere ai massimi del quinquennio
Gli infortuni nel tragitto casa-lavoro sono 104.417 nel 2025 (+2,4%), il valore più alto dal 2021 e superiore anche al 2019 (103.492). Nel complesso il 23,4% delle denunce riguarda incidenti avvenuti fuori dall'azienda e il 42,6% dei decessi in occasione di lavoro, 506 casi, si è verificato su strada o con un mezzo di trasporto.
Cosa dice il confronto con l'Europa
L'indicatore standardizzato pubblicato da Eurostat sugli infortuni sul lavoro nell'Unione europea pone l'Italia a 1,20 decessi ogni 100mila occupati nel 2023, ultimo anno disponibile, in linea con la media UE-27 (1,23) e con la Spagna (1,18), sotto la Francia (3,50) ma sopra la Germania (0,53). Sugli infortuni non mortali il tasso italiano è di 991 casi ogni 100mila occupati, ampiamente inferiore alla media europea di 1.300 e alla Spagna (2.391).
D'Ascenzo ha rilanciato l'obiettivo di estendere le tutele Inail verso un principio di universalità, includendo tipologie di lavoratori oggi escluse dal Testo Unico. Dal primo gennaio 2026 è già in vigore la riduzione strutturale dei premi agricoli del 35,8% per i dipendenti e del 15,4% per gli autonomi. Il tema del capitale umano tornerà centrale al Festival del lavoro 2027 in programma a Roma.
L'appuntamento con i dati definitivi del 2026 arriverà tra dodici mesi, ma il vero termometro resterà quello che il calo dei decessi non racconta: le patologie che maturano in decenni e le vittime che continuano ad arrivare dai cantieri e dalle strade.