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Previdenza complementare 2026: chi resta escluso dal secondo pilastro

Nella complementare il tasso under 35 è al 29,9%, contro il 45,5% degli over 55. Donne al 38,4% degli iscritti, gap contributivo di 490 euro l'anno.

Il tasso di adesione alla previdenza complementare resta al 29,9% tra i 15 e i 34 anni, contro il 45,5% degli over 55, e le donne pesano solo per il 38,4% degli iscritti totali. Dietro l'appello di Daniela Fumarola e Ignazio Ganga, intervenuti all'assemblea di Assofondi Pensione, ci sono questi numeri della relazione annuale Covip 2024.

Cosa ha detto la Cisl ad Assofondi Pensione

Fumarola, segretaria generale Cisl, ha ribadito la contrarietà del sindacato, condivisa con Cgil e Uil, alla portabilità del contributo datoriale verso i fondi aperti e i PIP, parte della revisione della previdenza complementare proposta da Giorgetti. La norma scatta il 31 ottobre 2026 e secondo la segretaria rischia di minare la fiducia che regge il sistema. La richiesta è di cancellare la disposizione e rafforzare i fondi negoziali, dove la governance è partecipata dai rappresentanti dei lavoratori.

Ignazio Ganga, segretario confederale Cisl, ha legato la solidità del secondo pilastro a un lavoro contrattualizzato e ben retribuito. Senza retribuzioni adeguate, il versamento individuale resta sottodimensionato. Assofondi Pensione ha presentato il progetto Futura, una campagna di comunicazione rivolta agli under 35 sulla deducibilità dei contributi e sul contributo aggiuntivo del datore di lavoro.

Il divario che pesa sul secondo pilastro

La relazione Covip 2024 conta circa 9,8 milioni di iscritti totali, in crescita del 4% sull'anno precedente. Il peso degli under 35 sale dal 17,6% del 2019 al 19,9% del 2024. Ma il tasso di adesione resta basso: meno di un giovane su tre tra i 15 e i 34 anni partecipa a una forma di previdenza integrativa, mentre nella fascia 55-64 anni si arriva al 45,5%.

* Under 35: 29,9% di adesione contro il 45,5% degli over 55, gap di 15,6 punti

* Donne: 38,4% degli iscritti, uomini al 61,6%

* Contributo medio: 3.080 euro l'anno per gli uomini, 2.590 per le donne, gap di 490 euro

* Iscritti totali: circa 9,8 milioni, contributi 2024 pari a 20,5 miliardi

* Peso under 35: cresciuto dal 17,6% del 2019 al 19,9% del 2024

Il divario contributivo si traduce in rendite integrative diverse, perché ogni anno di versamento in meno pesa sul montante capitalizzato. Covip lega la distanza di genere a salari più bassi, carriere discontinue e maggior peso del part time involontario sulle donne. Il gap cresce con l'età: tra gli over 50 si sommano gli effetti di carriere interrotte da maternità e cura familiare. Il risultato è una rendita integrativa attesa più bassa proprio per chi la previdenza pubblica copre già peggio.

Cosa cambia con la legge di Bilancio 2026

Dal 1° luglio 2026 scatta il silenzio-assenso per i neoassunti del settore privato: chi non sceglie entro 60 giorni dall'assunzione vede il TFR confluire automaticamente nel fondo negoziale di riferimento. Il plafond di deducibilità dei contributi sale da 5.164,57 a 5.300 euro l'anno, applicato all'intero periodo d'imposta 2026. La quota di montante riscattabile in capitale al pensionamento passa dal 50% al 60%. Resta sul tavolo il quadro più ampio della riforma, dove il Def ha rifiutato Quota 41 per il 2026.

Sul fronte critico c'è la portabilità del contributo del datore di lavoro verso fondi aperti e PIP, che le parti sociali hanno chiesto di subordinare a una previsione espressa del contratto collettivo. L'avviso comune firmato il 26 maggio da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil indica i fondi negoziali come canale privilegiato, anche per contenere costi e sanzioni introdotte dalla manovra. Sul nuovo regime sanzionatorio i sindacati chiedono criteri di proporzionalità per evitare che gli aumenti finiscano sulle posizioni individuali degli iscritti.

Per chi entra oggi nel mercato del lavoro la convenienza fiscale è sostanziale: con la deducibilità a 5.300 euro l'anno e l'eventuale contributo del datore di lavoro nei fondi negoziali, ogni mille euro versati pesano meno in busta paga grazie al risparmio Irpef. La scelta sul TFR va fatta entro 60 giorni dall'assunzione, oltre i quali scatta l'iscrizione automatica, mentre sul primo pilastro restano le incertezze sul blocco dei requisiti pensionistici.

Pubblicato il: 21 giugno 2026 alle ore 12:46