L'assegno unico universale a giugno 2026 sale a 174 euro medi per figlio, ma il calo delle nascite non si ferma: 369.944 nati nel 2024, stima di 355mila nel 2025, fecondità a 1,14 figli per donna. Quasi 20 miliardi di sussidio non hanno spostato la curva.
Cosa cambia con l'AUU di giugno 2026
L'INPS eroga la mensilità tra il 18 e il 19 giugno per chi è in regola con la domanda. Gli importi sono stati rivalutati dell'1,4% sulla base dell'inflazione ISTAT: si va da 58,30 euro per chi non presenta ISEE o supera la soglia massima (46.582,71 euro nel 2026) a 203,80 euro per la classe ISEE minima. La domanda non va rinnovata se la pratica è già accolta: l'erogazione prosegue d'ufficio.
Il dato che colpisce è la platea in contrazione: nel 2024 i nuclei beneficiari erano 6.365.693 per 10.088.598 figli, nel 2025 sono scesi a 6.253.637 nuclei per 9.895.565 figli. Una riduzione di oltre 112mila famiglie e quasi 193mila figli in dodici mesi, dovuta in parte all'uscita dei ragazzi che compiono 21 anni e in parte alle nascite mancate.
Venti miliardi che non spostano la curva delle nascite
Nel 2024 lo Stato ha erogato 19,8 miliardi di euro per l'assegno unico, contro 18,2 miliardi del 2023 e 13,2 miliardi del 2022. Eppure il rapporto ISTAT su natalità e fecondità 2024 registra 369.944 nati nel 2024, 9.946 in meno rispetto al 2023, con un calo del 2,6%. I dati provvisori gennaio-luglio 2025 segnano un ulteriore -6,3% e stimano 355mila nascite complessive sull'anno, nuovo minimo storico. Dal 2008 l'Italia ha perso 207mila nati: il -35,8%.
Il confronto regionale smonta l'idea che il problema si risolva solo con i trasferimenti monetari. Trentino-Alto Adige tiene il record nazionale a 1,40 figli per donna, Sicilia 1,23, Campania 1,22. Sul fondo, per il sesto anno consecutivo, la Sardegna a 0,85, seguita da Molise (1,02) e Lazio (1,05). Lo stesso assegno arriva ovunque, ma la fecondità varia del 65% fra Trento e Cagliari. La differenza la fanno servizi all'infanzia, mercato del lavoro stabile e politiche territoriali, non il bonifico INPS.
L'AUU resta uno strumento utile per contenere il costo dei figli già nati e per ridurre la povertà minorile, come mostra l'osservatorio statistico INPS sull'assegno unico. Confondere ammortizzatore familiare e incentivo alla natalità è però un errore di policy: i 174 euro mensili coprono meno del 15% del costo medio di un figlio nel primo anno di vita e si fermano ai 21 anni del beneficiario. I dati ISTAT mostrano poi che le difficoltà non riguardano solo il primo figlio: i secondi figli sono scesi del 2,9% nel 2024, segnale che il sussidio non sblocca neppure chi un figlio lo ha già avuto.
L'effetto a cascata sulla scuola
Le nascite mancate arrivano in aula con sette anni di ritardo. Le proiezioni del MIM per l'anno scolastico 2026/2027 indicano 110mila alunni in meno rispetto al 2025/2026, mentre i posti comuni restano fermi a 614.572. I posti di potenziamento scendono di 1.407 unità a 48.795, il sostegno cresce di soli 134 posti.
Nelle regioni con la fecondità più bassa il contraccolpo è già visibile: in Calabria si stimano 4.606 alunni persi e 55 cattedre di potenziamento a rischio per il prossimo anno. Significa classi accorpate, plessi che chiudono, organici che si svuotano nonostante il carico reale di lavoro dei docenti oltre le 36 ore settimanali continui a crescere. Il calo demografico non è solo un problema economico: è una sfida educativa che riguarda la tenuta della partecipazione civica e democratica nelle nuove generazioni.
Senza un riequilibrio fra trasferimenti monetari e servizi territoriali, l'AUU resterà un sostegno utile alle famiglie ma marginale sulla decisione di fare un figlio. E sulla scuola, la prossima campagna iscrizioni mostrerà ancora più aule vuote.