Più di 1,2 milioni di lavoratori italiani a tempo indeterminato hanno dato le dimissioni nel 2024 e il tasso di Neet tra 15 e 29 anni resta al 13,3%, oltre due punti sopra la media europea. È in questi numeri che si legge il «cambio» denunciato da Paolo Ferrario, presidente e amministratore delegato di e-work, in una intervista al quotidiano Il Sussidiario.
Cosa dice Ferrario sul nuovo approccio al lavoro
Per il presidente di una delle principali agenzie italiane per il lavoro, i giovani non rifiutano l'occupazione: rifiutano la centralità che il lavoro aveva nelle generazioni precedenti. «La vita inizia quando ho terminato il lavoro e sono uscito dall'ufficio», riassume Ferrario, segnalando che dopo il Covid la fidelizzazione con l'impresa si è indebolita. Molti under 30 rinunciano a proroghe di contratti o a nuove opportunità per concedersi una pausa di riflessione.
L'amministratore di e-work indica anche un cortocircuito che le aziende già pagano: il contratto di apprendistato di 3-4 anni «spaventa» chi entra, mentre la formazione professionale resta il canale che riduce il divario tra competenze richieste e competenze in uscita. Per Ferrario gli istituti professionali danno la risposta qualitativa migliore, ma quantitativamente insufficiente rispetto alla domanda del mercato.
I numeri del cambio: dimissioni e Neet sopra la media UE
I dati della Fondazione Consulenti del Lavoro, elaborati su base INPS, mostrano che nel 2024 le dimissioni volontarie tra i dipendenti a tempo indeterminato hanno superato 1,2 milioni, in linea con il 2023 (1,27 milioni) e ben oltre il livello pre-pandemico. Il 70% dei casi si concentra nella fascia 26-35 anni, con priorità non più legate solo alla retribuzione ma a smart working, orari flessibili, copertura sanitaria e tempi di pendolarismo.
Sul fronte opposto, i giovani che restano fuori sia dal lavoro sia dalla formazione sono ancora una platea ampia. Secondo gli ultimi dati di Eurostat sui Neet 15-29 anni nell'UE, il tasso italiano nel 2025 si è fermato al 13,3%, in calo di 12,4 punti rispetto al 2015 ma ancora 2,3 punti sopra la media UE dell'11%. L'obiettivo europeo per il 2030 è il 9%: per rispettarlo l'Italia dovrebbe ridurre il proprio bacino di altri quattro punti in cinque anni.
Il dato nazionale, però, nasconde uno spaccato territoriale che chi assume non può ignorare. I numeri di Noi Italia 2025 dell'ISTAT indicano che nel 2024 i Neet sono al 23,3% nel Mezzogiorno contro il 10,7% del Centro-Nord: oltre dodici punti di differenza. Tra le donne 25-29 anni del Sud la quota di Neet sale al 30,1%.
Cosa cambia per le aziende che cercano giovani
Il messaggio per chi assume è duplice. Da un lato il costo del lavoro alto e i ritardi sui rinnovi contrattuali frenano gli ingressi: Ferrario chiede di detassare in modo strutturale superminimi e premialità ad personam, oggi sfruttabili solo nei premi di produzione condivisi con i sindacati. Dall'altro, le competenze più richieste si spostano su intelligenza artificiale, diagnostica e cybersecurity, mentre restano scoperti i profili di sala, cucina e logistica.
Qui il mismatch tra domanda e offerta diventa tangibile. La formazione tecnica e digitale pesa già più di un titolo universitario nelle assunzioni rapide, come mostra l'analisi sulle competenze digitali che valgono più della laurea. Anche i ruoli organizzativi cambiano peso: il fabbisogno crescente di figure ibride come gli assistenti di direzione del lavoro moderno racconta come il middle management si stia riadattando a turnover più rapidi e a percorsi meno lineari.
Per ridurre il bacino dei Neet e trattenere chi entra, le imprese dovranno spostare la negoziazione dal puro stipendio al pacchetto complessivo: tempo, conciliazione, sicurezza. Anche la tenuta sulla sicurezza nei luoghi di lavoro entra ormai nei criteri con cui i giovani valutano un'offerta, soprattutto nei comparti con turni e mansioni operative.