{/* Extracted from Header.astro - Use appropriate classes/styles if animations needed */}

Pensioni 2026: il crollo dei giovani spacca l'Italia in due

Il rapporto Cgia mostra un divario nord-sud: dove servono i giovani non ci sono, dove ci sono spariscono. I numeri per regione e provincia.

Entro il 2029 in Italia usciranno dal lavoro per pensione quasi 3 milioni di persone, mentre i giovani tra 15 e 34 anni negli ultimi dieci anni sono calati di 550mila unità. Il numero nazionale, però, nasconde uno squilibrio territoriale che rende il problema pensioni molto più regionale di quanto sembri: dove i giovani spariscono di più, non è dove serviranno di più.

Il dato Cgia: 3 milioni di uscite, 550mila under 35 in meno

Il rapporto dell'Ufficio studi Cgia di Mestre del 17 luglio 2026 fotografa il ricambio previsto tra il 2025 e il 2029: 1,6 milioni di uscite tra i dipendenti privati, 768.200 tra i pubblici e 665.500 tra gli autonomi (fonte Unioncamere-Anpal, sistema Excelsior). Sul fronte demografico, la platea 15-34 anni si è ridotta di quasi 550mila persone in dieci anni. È il numero che pesa sulla riforma pensioni 2026: la spesa previdenziale, oggi al 15,4% del Pil, secondo le proiezioni Istat-Mef salirà verso il 17% nel 2040 prima di rientrare sotto il 14% entro il 2070.

Per contenere quella curva, la legge di bilancio ha confermato l'adeguamento automatico alla speranza di vita: pensione di vecchiaia a 67 anni e 1 mese nel 2027 e 67 anni e 3 mesi nel 2028, con paletti analoghi sulla pensione anticipata. L'Ufficio parlamentare di bilancio ha ricordato che sospendere quell'adeguamento costerebbe 3,3 miliardi nel 2027 e 4,7 nel 2028, come ricostruito nell'analisi Upb sull'adeguamento pensioni dal 2027.

Dove i giovani crollano davvero: Calabria -18%, Oristano -22,7%

Il calo del 4,3% dei giovani a livello nazionale è la media di curve regionali molto diverse. In dieci anni la Calabria ha perso il 18% degli under 35 (circa 85mila persone), la Sardegna il 17,2%, la Basilicata il 16,6%, il Molise il 15,5%, la Sicilia il 14,3%, la Puglia il 13,4% e la Campania il 12,3%. A livello provinciale il primato negativo va a Oristano (-22,7%, pari a 7.543 giovani in meno) seguita da Isernia (-20,8%).

Nel resto d'Europa il quadro è opposto. Nello stesso decennio la fascia 15-34 anni è aumentata del 5,3% in Spagna, dell'11,5% nei Paesi Bassi e dell'1,6% in Francia; la Germania ha limitato il calo all'1,8% e la media dell'Eurozona resta a -0,4%. L'Italia perde giovani a un ritmo dieci volte più veloce della media dell'area euro, con un divario interno che spacca il Paese in due.

Il paradosso: al Sud spariscono, al Nord servono

Il problema è che la mappa delle uscite pesa dall'altra parte. La Cgia calcola che l'incidenza dei pensionamenti sul totale dei dipendenti privati sarà del 64,6% in Lombardia, del 58,6% in Emilia-Romagna e del 56,5% in Veneto: sono le regioni dove il ricambio serve di più e dove i giovani in età da lavoro, se guardiamo alle nuove leve, arrivano soprattutto per migrazione interna dal Sud o dall'estero. Il canale straniero passa dalle quote del decreto flussi, che il governo ha portato a 497.550 ingressi per il triennio 2026-2028, come dettagliato nel provvedimento firmato dalla ministra Calderone su quote e flussi migratori 2026-2028.

Per chi lavora oggi lo scenario si traduce in due impatti concreti. Il primo: contributi versati su platee più piccole significano assegni pensionistici futuri strutturalmente più bassi, soprattutto per carriere discontinue tipiche dei giovani italiani. Il secondo: le regole di accesso, riepilogate nella nota Requisiti pensione 2027-2028 pubblicati da Inps, continueranno a spostarsi in avanti finché la speranza di vita cresce, con l'eccezione delle mansioni gravose e dei lavoratori precoci. Chi invece è già in pensione dovrà tenere d'occhio le nuove condizioni del credito, come ha ricordato la convenzione Inps 2026-2029 sui prestiti.

Il messaggio del rapporto Cgia è che la tenuta dei conti previdenziali nazionali resta plausibile, ma non basta più leggerla in aggregato. La sfida operativa dei prossimi cinque anni si giocherà nelle regioni del Nord che dovranno sostituire più di sei dipendenti privati su dieci, e nelle province del Sud che rischiano di perdere in un decennio oltre un giovane su cinque.

Pubblicato il: 19 luglio 2026 alle ore 09:55