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Pensione a 70 anni: la traiettoria che la Ragioneria conferma

Il 56% dei lavoratori prevede la pensione a 70 anni o più. I dati Ragioneria dello Stato confermano: 67 anni e 6 mesi dal 2029, 70 nel 2067.

La riforma pensioni 2026 entra nella fase più dolorosa per i lavoratori più giovani. Il 56,3% degli occupati italiani si aspetta ormai di andare in pensione a 70 anni o più, secondo il settimo Rapporto Assogestioni-Censis presentato il 23 giugno. Non è pessimismo: le proiezioni ufficiali della Ragioneria Generale dello Stato confermano quella soglia per il 2067 e già fissano il prossimo scalino.

I numeri del Rapporto Assogestioni-Censis

L'indagine, condotta su un campione di lavoratori tra 18 e 50 anni, fotografa un divario di nove anni tra l'età di pensionamento desiderata e quella attesa. Il 64,8% vorrebbe uscire entro i 60 anni, anche se il calo dell'accesso alla pensione prima dei 60 anni dopo la riforma 2025 è ormai un trend strutturale. La realtà percepita è molto diversa: solo il 9,3% pensa di pensionarsi prima dei 65 anni, il 34,4% tra 65 e 69 anni, il 56,3% a 70 anni o oltre. Il pessimismo cresce nelle generazioni più giovani: tra i 18-35enni, il 67,8% prevede di uscire a 70 anni o più; quota che scende al 56,4% tra i 36-45enni e al 38,3% tra i 46-50enni. Sul piano economico, il tasso di sostituzione atteso, ovvero il rapporto tra ultima retribuzione e prima pensione pubblica, si ferma al 48,4% in media: 49,7% per i dipendenti, 41,5% per gli autonomi. Il 76,6% degli intervistati ritiene che l'aumento dell'età pensionabile non garantirà comunque assegni adeguati.

La traiettoria che la Ragioneria già scrive

L'attesa dei lavoratori coincide con la matematica della legge. La circolare INPS n. 28 del 16 marzo 2026 sui requisiti pensionistici 2027-2028 recepisce la Legge di Bilancio 2026 e il decreto direttoriale del 19 dicembre 2025: il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia sale a 67 anni e 1 mese nel 2027 e a 67 anni e 3 mesi nel 2028. Per la pensione anticipata servono 42 anni e 11 mesi di contributi (41 e 11 per le donne) nel 2027, 43 anni e 1 mese (42 e 1 per le donne) nel 2028.

Il punto di svolta è il 2029. Il Rapporto n. 26 della Ragioneria Generale dello Stato sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico stima un ulteriore incremento di sei mesi, che porterà la vecchiaia a 67 anni e 6 mesi e l'anticipata a 43 anni e 4 mesi. Lo scenario prosegue: altri 2 mesi dal 2031, 1 mese dal 2033. La proiezione di lungo periodo, ancorata allo scenario demografico ISTAT mediano, vede il requisito di vecchiaia a 68 anni e 11 mesi nel 2050 e a 70 anni nel 2067.

Il dato che spiega la percezione dei lavoratori non è la singola tappa, ma quanto resta da percorrere. La Ragioneria stima un adeguamento cumulato di 4 anni e 9 mesi al 2084 sui requisiti anagrafici e di 4 anni e 4 mesi sul requisito contributivo. Dal 2013 al 2027 è scattato però appena 1 anno e 3 mesi: poco più di un quarto. Tre quarti dell'adeguamento previsto a normativa vigente devono ancora arrivare, e si scaricheranno sulle generazioni oggi tra i 20 e i 45 anni.

Cosa cambia per chi entra oggi nel mercato del lavoro

Per un venticinquenne assunto nel 2026, l'uscita oltre i 70 anni non è uno scenario remoto: è coerente con i calcoli ufficiali. Il blocco selettivo introdotto dal governo per il 2027 (un solo mese invece dei tre originariamente previsti) ha rinviato l'aumento di un esercizio, ma le incertezze sul blocco dei requisiti previdenziali non riguardano il meccanismo: l'aggancio automatico alla speranza di vita resta pienamente in vigore in base all'articolo 24 della legge 214/2011.

Il secondo pilastro diventa decisivo. Con una pensione pubblica attesa al 48,4% dell'ultima retribuzione, integrare con la previdenza complementare in attesa della revisione proposta da Giorgetti smette di essere una scelta opzionale. Eppure i tassi di adesione restano sotto il 40% della forza lavoro e solo il 17% dei lavoratori dichiara una conoscenza effettiva dei meccanismi di base. Le esenzioni per i lavori gravosi (turnisti notturni, addetti alla catena di montaggio, categorie del d.lgs. 67/2011) e per i lavoratori precoci con mansioni pesanti coprono una platea limitata.

Il cuneo tra desiderio e realtà non si chiude da solo. Per un trentenne con orizzonte 2065, l'unica leva ancora in mano è la pianificazione anticipata della previdenza integrativa: il calendario della pensione pubblica è già scritto, e quasi metà del cammino verso i 70 anni deve ancora essere percorso.

Pubblicato il: 26 giugno 2026 alle ore 08:21