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Pensione a 60 anni nella scuola: la richiesta Anief e il gap di 474 euro

Anief chiede pensione a 60 anni per 1,4 milioni di lavoratori. Intanto le donne incassano 474 euro al mese in meno degli uomini.

Sul fronte delle pensioni scuola 2026, Anief torna a chiedere una finestra previdenziale a 60 anni per circa 1,4 milioni di lavoratori di scuola, università e ricerca. La richiesta arriva nello stesso giorno in cui entra in vigore il decreto sulla trasparenza salariale, una norma che dovrebbe smontare un divario di genere che nelle pensioni vale 474 euro al mese.

La richiesta Anief sul lavoro gravoso

L'INPS ha aggiornato l'elenco delle attività considerate gravose ai fini dell'accesso anticipato alla pensione, ma il personale di scuola secondaria, università ed enti di ricerca resta escluso. Oggi nel comparto solo le maestre dell'infanzia e della primaria possono uscire a 63 anni grazie all'Ape sociale, prorogata per il 2026.

Per il sindacato il perimetro è troppo stretto. Anief chiede una finestra dedicata a 60 anni che includa docenti della secondaria, personale ATA, DSGA, ricercatori, docenti universitari e insegnanti dei conservatori. Insieme alla finestra anticipata, ripropone il riscatto gratuito della laurea ai fini previdenziali per chi lavora in questi settori. La proposta si lega a una platea che vuole concretamente uscire: per il 2026 le domande di pensionamento nel comparto sono già 25 mila. Sullo sfondo restano le incertezze sul blocco dei requisiti previsto dalla riforma, che condizionano ogni proiezione di uscita.

Corpo docente più anziano d'Europa, uscita rinviata

I numeri OCSE TALIS 2024 raccontano un comparto già al limite anagrafico. L'età media dei docenti italiani è 48 anni contro i 45 della media OCSE, il 49% supera i 50 anni e solo il 3% ha meno di 30. Senza correttivi normativi, dopo il 2027 docenti e ATA rischiano di lasciare il servizio vicini ai 70 anni di età, conseguenza dell'aggancio dei requisiti alla speranza di vita.

Il sindacato denuncia da anni un burnout aggravato dal precariato e da carriere lunghe. Sull'accesso anticipato il quadro è regredito: la pensione prima dei 60 anni è diventata una eccezione statistica, come documentato dal drastico calo dell'accesso alla quiescenza dopo la riforma pensioni 2025.

Il vero conto: il gap di 474 euro al mese

Sul piano economico la fotografia è ancora più dura, soprattutto per le donne. Nel primo trimestre 2026 le pensionate hanno incassato in media 1.060 euro al mese contro i 1.534 degli uomini: 474 euro in meno, un gap del 30,9% in crescita rispetto al 26,3% del 2025. Il 54% delle donne riceve meno di 750 euro mensili, contro il 36% degli uomini. Nelle pensioni di vecchiaia del settore privato il divario sale al 47,2%.

Per il comparto scuola la geografia è amplificata: secondo OCSE TALIS il 77% dei docenti italiani è donna, una platea che cumula carriere discontinue, part-time involontario, congedi per cura familiare e contributi più bassi. I dati di dettaglio sono nell'Osservatorio INPS sulle pensioni erogate dall'Istituto.

Decreto trasparenza: cosa cambia (e cosa resta fuori)

Dal 7 giugno è in vigore il Dlgs 96/2026, che recepisce la direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva. Le aziende sopra 100 dipendenti dovranno rendicontare dal 2027 il gender pay gap, i candidati non potranno più essere interrogati sulle retribuzioni precedenti e nei contenziosi l'onere della prova passa al datore di lavoro. Il testo del decreto legislativo 96/2026 in Gazzetta Ufficiale prevede anche una valutazione congiunta obbligatoria quando il divario supera il 5%.

Per la scuola pubblica, dove la contrattazione è centralizzata e i livelli retributivi sono fissati dal CCNL, l'impatto sulla busta paga di servizio è marginale. Le cause del gap pensionistico restano fuori dal raggio della norma: aspettative, congedi, part-time, anzianità contributiva ridotta. Sul fronte previdenziale il dibattito si sposta sul secondo pilastro, come nella proposta di Giorgetti di revisione della previdenza complementare.

Senza un riconoscimento del lavoro gravoso esteso a tutto il personale scolastico e una previdenza integrativa cucita sulle carriere discontinue, la trasparenza retributiva non sposterà i 474 euro mensili che oggi separano gli assegni delle donne da quelli degli uomini.

Pubblicato il: 8 giugno 2026 alle ore 13:15