* Due vite spezzate in poche ore * Selvazzano Dentro: il dramma del cilindro taglia-lamiere * Modugno: la caduta fatale dal capannone industriale * Le indagini e il ruolo degli ispettori Spesal * Una strage che non si ferma
Due vite spezzate in poche ore {#due-vite-spezzate-in-poche-ore}
Due morti sul lavoro in un solo giorno. Due operai, ventidue e trent'anni, che la mattina del 23 marzo sono usciti di casa per andare a lavorare e non sono più tornati. Accade nel Padovano e nell'area metropolitana di Bari, a centinaia di chilometri di distanza, con dinamiche completamente diverse ma con un esito identico e brutale. La conta delle morti bianche in Italia nel 2026 si aggiorna ancora, mentre il Paese continua a fare i conti con un'emergenza che i numeri descrivono meglio di qualunque retorica.
Stando a quanto emerge dai primi accertamenti, in entrambi i casi le circostanze suggeriscono criticità legate alla sicurezza sul lavoro, quel complesso di norme, dispositivi e procedure che, sulla carta, dovrebbero impedire tragedie come queste.
Selvazzano Dentro: il dramma del cilindro taglia-lamiere {#selvazzano-dentro-il-dramma-del-cilindro-taglia-lamiere}
Il primo incidente si è consumato a Selvazzano Dentro, comune alle porte di Padova. Un operaio di origine senegalese, appena 22 anni, è rimasto incastrato nel cilindro di un macchinario utilizzato per il taglio delle lamiere. Un dispositivo potente, progettato per piegare e tranciare l'acciaio, che non lascia scampo quando qualcosa va storto.
I soccorsi sono stati immediati. Un collega ha tentato di liberarlo, restando a sua volta ferito durante le operazioni. Ma per il giovane operaio non c'è stato nulla da fare. I sanitari del 118, giunti rapidamente sul posto, non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.
Ventidue anni. Un ragazzo nel pieno della vita, arrivato in Italia probabilmente con la speranza di costruirsi un futuro. La comunità senegalese del Padovano è sotto shock. Le domande, per ora, sono più delle risposte: il macchinario era dotato di tutti i dispositivi di protezione previsti dalla normativa? L'operaio aveva ricevuto una formazione adeguata? Quali erano le condizioni di lavoro all'interno dello stabilimento?
Modugno: la caduta fatale dal capannone industriale {#modugno-la-caduta-fatale-dal-capannone-industriale}
Poche ore dopo, a Modugno, nell'hinterland di Bari, un'altra tragedia. Un operaio di 30 anni è precipitato dal tetto di un capannone industriale, un volo che non gli ha lasciato scampo. Le circostanze esatte della caduta sono ancora al vaglio degli inquirenti.
Le cadute dall'alto restano, anno dopo anno, una delle prime cause di infortunio mortale nei cantieri e negli stabilimenti italiani. Ponteggi inadeguati, linee vita assenti, imbracature non indossate: il catalogo delle omissioni è tristemente noto a chi si occupa di prevenzione. Se questo sia il caso anche a Modugno, lo stabiliranno le indagini.
Le indagini e il ruolo degli ispettori Spesal {#le-indagini-e-il-ruolo-degli-ispettori-spesal}
Su entrambi gli episodi sono in corso i rilievi da parte degli ispettori dello Spesal (Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro), il braccio operativo delle ASL competenti in materia di vigilanza sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Il loro compito è ricostruire la dinamica degli incidenti, verificare il rispetto delle disposizioni previste dal Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs. 81/2008) e individuare eventuali responsabilità penali.
Nel caso di Selvazzano, gli accertamenti si concentreranno sulla conformità del macchinario taglia-lamiere, sui sistemi di arresto d'emergenza e sulla formazione erogata ai dipendenti. A Modugno, l'attenzione sarà rivolta ai dispositivi di protezione individuale e collettiva, alla presenza di parapetti o reti anticaduta, e alla regolarità del rapporto di lavoro.
Le procure di Padova e Bari hanno aperto fascicoli di indagine. Non si esclude che possano essere contestate ipotesi di omicidio colposo a carico dei datori di lavoro o dei responsabili della sicurezza.
Una strage che non si ferma {#una-strage-che-non-si-ferma}
I dati INAIL relativi agli ultimi anni raccontano una realtà che fatica a migliorare. Gli incidenti sul lavoro nel 2026 si inseriscono in un trend che, nonostante gli sforzi normativi e le campagne di sensibilizzazione, continua a produrre centinaia di vittime ogni anno. Tre al giorno, in media. Un bollettino di guerra che non fa più notizia se non quando le circostanze sono particolarmente drammatiche.
Eppure qualcosa si muove, almeno in alcuni settori. Alcune grandi aziende stanno investendo in modo significativo sulla prevenzione, come nel caso di Amazon Aumenta gli Investimenti per la Sicurezza sul Lavoro in Italia. Ma è nelle piccole e medie imprese, quelle che compongono il tessuto produttivo italiano, che si annidano le fragilità maggiori: meno risorse, meno controlli, più lavoro irregolare.
La questione resta aperta, e non basterà l'indignazione di un giorno a risolverla. Servirebbero più ispettori, più controlli, sanzioni effettivamente dissuasive, e una cultura della sicurezza che smetta di essere percepita come un costo e diventi finalmente un investimento. Per i due operai morti oggi, però, qualunque riflessione arriva troppo tardi.