Indice: In breve | Il caso Electrolux nel quadro europeo | Trent'anni di passaggi di proprietà | Il divario di costi tra Europa e Asia | Quote di mercato e il sorpasso del 2025 | Le tappe della crisi in Europa | Errori comuni nell'interpretare la crisi | Domande frequenti
Electrolux ha annunciato a maggio 2026 un piano da 1.719 esuberi in Italia e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d'Esi, nelle Marche. Il piano coinvolge oltre il 40% dei circa 4.500 dipendenti italiani del gruppo svedese ed è l'ultimo capitolo della crisi degli elettrodomestici in Europa, un settore che in vent'anni ha perso quote di mercato, produzione e occupazione a favore dei concorrenti asiatici.
In breve
* Electrolux prevede 1.719 esuberi in Italia su circa 4.500 dipendenti, con la chiusura di Cerreto d'Esi
* I produttori asiatici sono passati dal 15% al 30% circa del mercato europeo tra il 2014 e il 2025
* La produzione italiana di elettrodomestici è scesa da 28,8 milioni di pezzi nel 2002 a 8,7 milioni
* L'energia in Europa costa circa €204/MWh contro €114 in Asia, il lavoro €37/ora contro circa €5
* Dal 2028 il CBAM potrebbe estendersi anche a frigoriferi e lavatrici importati nell'Unione
Il caso Electrolux nel quadro europeo
Il piano industriale presentato dalla multinazionale svedese a maggio 2026 prevede 1.719 esuberi in Italia e la chiusura dello stabilimento marchigiano di Cerreto d'Esi. Il ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso ha definito il piano «irricevibile» e ha chiesto a Electrolux di presentare una proposta alternativa entro il 15 giugno 2026. L'esecutivo esprime forte preoccupazione per la tenuta del tessuto industriale: il timore principale è che il disimpegno di Electrolux possa indebolire una filiera, quella del bianco, considerata strategica non solo per l'Italia ma per l'intera Unione Europea.
Sul fronte dei conti, nel primo trimestre del 2026 il gruppo ha registrato una perdita operativa di 266 milioni di corone svedesi, pari a circa 24 milioni di euro, mentre il titolo da inizio anno ha perso circa il 17%. La pressione sul settore non riguarda solo Electrolux: a giugno 2025 il gruppo cinese Haier ha fermato la produzione nello stabilimento di Brugherio, e nell'aprile 2024 Whirlpool ha venduto le attività europee ai turchi di Beko, che hanno poi smesso di produrre congelatori a Siena.
Trent'anni di passaggi di proprietà
Le tre principali aziende italiane storiche del settore sono uscite dal perimetro nazionale in tappe distanti tra loro. Zanussi è passata alla svedese Electrolux nel 1985, Indesit è stata acquisita dalla statunitense Whirlpool nel 2014 dalla famiglia Merloni, Candy è stata rilevata dalla cinese Haier nel 2018 dalla famiglia Fumagalli. In poco più di trent'anni l'intero comparto italiano dell'elettrodomestico bianco è passato sotto il controllo di gruppi esteri. Il fenomeno non è limitato all'Italia: la riduzione progressiva degli stabilimenti europei coinvolge anche Polonia, Germania e Spagna, dove i grandi gruppi internazionali hanno spostato linee produttive verso aree a costi più bassi o hanno chiuso impianti senza riconvertirli.
Il divario di costi tra Europa e Asia
Secondo i dati che Electrolux ha condiviso con i sindacati al tavolo di confronto, il prezzo dell'acciaio in Europa è superiore del 31% rispetto a quello cinese. Il costo dell'energia raggiunge circa €204/MWh, contro €114 in Asia. Il costo del lavoro è di circa €37 all'ora in Europa occidentale contro circa €5 in Asia. La somma di queste tre voci spiega gran parte del divario competitivo che separa gli stabilimenti continentali da quelli dei principali concorrenti, in particolare i gruppi cinesi Midea, Haier e Hisense. Sul mercato europeo il dato è accentuato dalla compressione del potere d'acquisto: il 50% delle vendite di elettrodomestici riguarda oggi i segmenti di fascia bassa, dove i produttori asiatici hanno maggiore margine di manovra sui prezzi finali.
In questo scenario, marchi asiatici come Midea, Haier e Hisense continuano a erodere quote di mercato in Occidente grazie a prezzi di vendita notevolmente più competitivi.
Quote di mercato e il sorpasso del 2025
Nel 2014 i produttori asiatici detenevano circa il 15% del mercato europeo degli elettrodomestici. Nel 2025 hanno superato il 30%, raddoppiando la propria quota in undici anni. Su lavatrici e asciugatrici la quota asiatica sulle vendite nel continente è quasi triplicata nello stesso periodo. Il sorpasso complessivo sui produttori europei, secondo le rilevazioni di mercato citate dai sindacati e da Corriere della Sera, è arrivato nel 2025. Sul fronte produttivo, l'Italia è scesa da 28,8 milioni di elettrodomestici prodotti nel 2002 a 8,7 milioni, una contrazione di circa il 70% in poco più di vent'anni.
Le tappe della crisi in Europa
1. 1985: Electrolux acquisisce Zanussi, prima grande operazione estera nel comparto italiano 2. 2014: Whirlpool rileva Indesit dalla famiglia Merloni 3. 2018: il gruppo cinese Haier acquisisce Candy dalla famiglia Fumagalli 4. Aprile 2024: Whirlpool vende le attività europee ai turchi di Beko, che chiudono la linea congelatori di Siena 5. Giugno 2025: Haier ferma la produzione nello stabilimento di Brugherio 6. Maggio 2026: Electrolux annuncia 1.719 esuberi in Italia e la chiusura di Cerreto d'Esi
Se nei primi anni 2000 il cosiddetto "China Shock" aveva spinto verso l'Asia prevalentemente le produzioni manifatturiere a basso valore aggiunto, oggi lo scenario è profondamente cambiato. La sfida dei produttori asiatici si è ormai estesa ai comparti tecnologici e industriali più avanzati, dai pannelli solari alle batterie, fino alle auto elettriche e agli elettrodomestici di ultima generazione.
Errori comuni nell'interpretare la crisi
Attribuire tutto al costo del lavoro: il differenziale salariale, pur rilevante, spiega solo una parte del divario. Il costo dell'energia, quasi raddoppiato in Europa rispetto all'Asia, e quello dell'acciaio, superiore del 31%, contribuiscono in misura comparabile alla perdita di margine sui prodotti finiti.
Considerare il fenomeno solo italiano: la chiusura degli stabilimenti riguarda l'intera Europa. La contrazione attraversa allo stesso modo Polonia, Spagna e Germania, con tempistiche diverse ma una direzione comune verso la riduzione della capacità produttiva continentale.
Ridurre la concorrenza asiatica al solo prezzo: i gruppi Midea, Haier e Hisense investono in ricerca, design e canali di vendita. Il differenziale di costo si combina con un'offerta tecnologicamente competitiva, anche nei segmenti di fascia media e alta, dove tradizionalmente i marchi europei mantenevano un vantaggio.
Considerare i dazi una soluzione automatica: il meccanismo CBAM oggi copre l'acciaio importato ma non il prodotto finito con esso fabbricato. L'estensione proposta dalla Commissione europea richiederà tempo prima di produrre effetti misurabili sui prezzi degli elettrodomestici.
Domande frequenti
Quanti esuberi prevede il piano Electrolux in Italia?
Il piano annunciato a maggio 2026 prevede 1.719 esuberi in Italia su circa 4.500 dipendenti del gruppo, oltre il 40% della forza lavoro nazionale. Comprende anche la chiusura dello stabilimento di Cerreto d'Esi, nelle Marche, attualmente attivo nella produzione di elettrodomestici da incasso.
Quanto pesa la concorrenza asiatica sul mercato europeo?
La quota dei produttori asiatici è passata dal 15% del 2014 a circa il 30% del 2025. Su lavatrici e asciugatrici la quota è quasi triplicata nello stesso intervallo, secondo i dati di mercato citati dai sindacati durante il confronto con i manager di Electrolux.
Cos'è il CBAM e cosa cambia per gli elettrodomestici?
Il Regolamento UE 2023/956 sul meccanismo CBAM introduce un adeguamento del prezzo del carbonio alle frontiere su acciaio, alluminio, cemento e altre materie prime importate. La Commissione europea ha proposto di estenderlo dal 2028 ai prodotti finiti ad alta intensità di acciaio, tra cui frigoriferi e lavatrici.
Cosa ha chiesto il governo italiano a Electrolux?
Il ministro Adolfo Urso ha definito il piano «irricevibile» e ha chiesto a Electrolux di presentare una proposta alternativa entro il 15 giugno 2026. Il governo richiama la natura strategica della filiera per il sistema industriale italiano ed europeo, in particolare per la tenuta dell'occupazione manifatturiera nelle aree coinvolte.
L'evoluzione del settore dipenderà dall'esito del confronto sindacale, dalle scelte sul piano industriale richiesto dal governo e dal perimetro che la Commissione europea darà all'estensione del CBAM ai prodotti finiti. La traiettoria registrata negli ultimi vent'anni indica una contrazione della capacità produttiva continentale e una progressiva concentrazione dei produttori europei sui segmenti a maggior valore aggiunto.