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La Cub chiede +20% a Bruxelles: cosa vale davvero sulla pensione media

La Cub porta a Bruxelles la richiesta di +20% su salari e pensioni: l'inflazione cumulata dal 2019 dice 19,9%, la rivalutazione 2026 vale l'1,4%.

Il 22 giugno 2026 la Confederazione unitaria di base porta a Bruxelles una richiesta secca: alzare salari e pensioni del 20%. L'incontro è organizzato dall'europarlamentare Pasquale Tridico (M5S), ex presidente Inps, con parlamentari Ue e rappresentanti del Comitato europeo dei diritti sociali. Quel 20% non è un numero a caso: combacia con l'inflazione cumulata registrata in Italia dal 2019.

Cosa porta la Cub al tavolo di Bruxelles

La piattaforma del sindacato di base mette nero su bianco una perdita media di potere d'acquisto dell'8,6% sui salari e di circa il 12% sulle pensioni dal 2019, dati certificati da Istat, Banca d'Italia, Ocse e Organizzazione mondiale del lavoro. A pesare è anche il costo del carrello della spesa, salito del 24% dal 2021. Da qui la richiesta di aumenti del 20% e di un meccanismo automatico di rivalutazione agganciato all'inflazione reale, insieme a una legge sul salario minimo a 12 euro l'ora.

La Cub si appoggia a un reclamo già depositato nel 2023 al Comitato dei diritti sociali d'Europa contro l'assenza di un salario minimo per legge e l'inadeguatezza dell'Assegno di inclusione. L'incontro del 22 giugno serve a rilanciare quel fronte davanti alle istituzioni Ue, anche in vista delle raccomandazioni del Consiglio Ue del 3 giugno che hanno chiesto all'Italia di sostenere salari adeguati.

Cosa vale davvero un +20% in busta paga del pensionato

Qui i conti diventano concreti. Secondo l'Osservatorio Inps, le pensioni liquidate nel 2025 hanno un importo medio mensile di 1.229 euro lordi. Un aumento del 20% varrebbe 246 euro al mese in più, vicino ai 300 euro indicati dalla Cub come obiettivo medio. Ma la rivalutazione ufficiale per il 2026, fissata dal decreto Mef del 19 novembre 2025, è dell'1,4% provvisorio: sulla stessa pensione media fa 17,20 euro in più al mese. La differenza è di circa quindici volte.

Sulle pensioni minime lo scarto resta forte. Il trattamento minimo Inps passa da 603,40 a 611,85 euro mensili dal 1° gennaio 2026, più un incremento straordinario dell'1,3% che porta la cifra effettiva a 619,80 euro: l'aumento totale è di 16,40 euro. Il 20% chiesto dalla Cub varrebbe invece 120,68 euro. Va aggiunto il bonus di 20 euro al mese previsto dalla manovra 2026 per i pensionati in condizioni disagiate, ma resta una misura selettiva e non strutturale.

Inflazione cumulata 2019-2025: il numero che cambia tutto

L'indice Istat dei prezzi al consumo dice che dal 2019 al 2025 l'inflazione cumulata è di circa +19,9%, somma composta delle variazioni annue: +0,6% nel 2019, -0,2% nel 2020, +1,9% nel 2021, +8,1% nel 2022, +5,7% nel 2023, +1,0% nel 2024 e +1,5% nel 2025. È il riferimento usato per le rivalutazioni monetarie e racconta perché la richiesta del +20% sia esattamente la cifra che servirebbe per riportare il potere d'acquisto ai livelli pre-pandemia. La perequazione per fasce sopra quattro volte il minimo applica però percentuali ridotte: chi ha una pensione lorda oltre 2.450 euro mensili recupera meno del 100% dell'inflazione, e ogni anno il gap si allarga. Indice Istat dei prezzi per le rivalutazioni monetarie permette di calcolare la perdita anno per anno.

Cosa cambia per chi è già in pensione

Su base annua, con 13 mensilità, il +20% sulla pensione media porterebbe 3.198 euro lordi in più all'anno; la rivalutazione dell'1,4% si ferma a 224 euro. Per chi percepisce la minima parliamo di 1.569 euro lordi contro 213 euro effettivi. Lo scarto pesa soprattutto sulle pensioni medio-alte, che subiscono la perequazione ridotta. Il dibattito parallelo sulla separazione tra spesa previdenziale e spesa assistenziale, rilanciato in queste ore da diversi analisti, resta una discussione tecnica: non sposta un euro sull'assegno mensile del pensionato. Pensioni 2026: i nuovi importi e le date di pagamento - Inps è il riferimento ufficiale sulla rivalutazione applicata.

Il nodo politico è tutto qui: senza tornare a una rivalutazione piena agganciata all'inflazione reale, ogni manovra arriverà sempre troppo tardi rispetto ai prezzi. Il prossimo banco di prova è la legge di bilancio 2027, dove la quota della rivalutazione e l'eventuale ripristino della scala mobile diventeranno la vera misura della posizione della Cgil sul blocco dei requisiti e delle altre sigle. Per inquadrare le prime stime del governo sull'aumento pensioni nel 2026 e le incertezze sul blocco dei requisiti della riforma 2025 occorre seguire i numeri, non gli slogan.

Pubblicato il: 9 giugno 2026 alle ore 07:28