{/* Extracted from Header.astro - Use appropriate classes/styles if animations needed */}

Isopensione tagliata a 4 anni dal 2027, TFR sui fondi pensione

Dal 2027 lo scivolo di esodo si dimezza mentre dal 1° luglio scatta l'adesione automatica ai fondi pensione: i due movimenti che pesano sui lavoratori.

L'emendamento per prorogare lo scivolo a sette anni dell'isopensione è stato bocciato in Commissione Lavoro della Camera. Dal 1° gennaio 2027 l'anticipo torna a quattro anni, mentre il decreto Primo maggio (DL 62/2026) corre verso la conversione in legge entro il 29 giugno.

Cosa salta nel decreto Primo maggio

Il testo arrivato alla Camera come AC 2911 doveva contenere la proroga triennale dello scivolo a sette anni fino al 2029. La maggioranza ha invece scelto di non reinserire la misura via emendamento: una decisione che riporta la prestazione di accompagnamento alla pensione, prevista dall'articolo 4 della legge 92/2012, dentro la finestra ordinaria di quattro anni dal requisito di vecchiaia o di anzianità.

Tradotto in pratica: chi a fine 2026 ha 60 anni e cinque mesi di età e maturerà la pensione di vecchiaia a 67, riesce a uscire entro il 30 novembre 2026 sotto il regime a sette anni. Chi compie quella soglia un mese dopo perde tre anni di scivolo. Il Portale INPS prestazione di accompagnamento alla pensione resta lo strumento operativo, ma il bacino dei potenziali beneficiari si restringe in modo netto.

Meno scivoli aziendali, più TFR nei fondi pensione

Il taglio dell'anticipo si incrocia con un secondo cambiamento che entra in vigore prima: dal 1° luglio 2026 scatta l'adesione automatica alla previdenza complementare per i neoassunti del settore privato. Chi non manifesta una scelta entro 60 giorni vede il proprio TFR maturando confluire nel fondo pensione di riferimento del contratto collettivo, con una scelta diventata irrevocabile (mantenere il TFR in azienda resta invece revocabile).

I numeri del Rapporto statistico COVIP dicembre 2025 mostrano un sistema già in espansione: alla fine del 2025 le posizioni in essere nelle forme pensionistiche complementari sono 11,7 milioni, in crescita del 5% rispetto al 2024, per 10,4 milioni di iscritti effettivi. Il tasso di partecipazione tocca il 39,9% delle forze di lavoro, contro il 33,8% di cinque anni fa. I contributi raccolti nel 2025 valgono 17,4 miliardi di euro (+10,1%) e le risorse complessivamente destinate alle prestazioni superano 261,2 miliardi.

Il senso politico dei due movimenti è chiaro. Da un lato la strada degli esodi a carico del datore di lavoro si accorcia: gli accordi sindacali che prima coprivano fino a sette anni di assegno e contributi figurativi diventano molto più costosi e meno frequenti. Dall'altro, il legislatore spinge per costruire una pensione integrativa direttamente dal primo contratto, contando su un risparmio forzato che alleggerirà la previdenza pubblica. Per i lavoratori il punto di equilibrio si sposta: meno tutela collettiva nella fase di uscita, più responsabilità individuale nella fase di accumulo. È un'evoluzione coerente con il drastico calo dell'accesso alla quiescenza prima dei 60 anni osservato dopo le riforme dell'ultimo decennio.

Cosa cambia per aziende e lavoratori dal 2027

Per i datori di lavoro con esuberi pianificati il messaggio è operativo: gli accordi sindacali firmati entro fine 2026, con prima decorrenza dell'assegno al 1° dicembre 2026, restano agganciati ai sette anni. Tutto quello che slitta a gennaio 2027 vale solo per chi è a meno di quattro anni dalla pensione di vecchiaia (67 anni) o anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 e 10 per le donne). Per i lavoratori più giovani della soglia, le alternative restano la NASpI, i contratti di espansione e le dimissioni incentivate, nessuna delle quali replica la copertura previdenziale piena dell'esodo a sette anni.

Sul fronte dei fondi pensione il quadro fiscale del 2026 alza il tetto di deducibilità annua a 5.300 euro e porta dal 50 al 60% la quota di montante prelevabile in capitale al pensionamento. Sono leve costruite per rendere più appetibile la previdenza integrativa proprio mentre la finestra dell'isopensione si chiude, ma riguardano scelte individuali e non incidono sulla copertura collettiva. Le posizioni di CGIL contro l'aumento dei requisiti pensionistici e di altre sigle sindacali si concentrano proprio su questo punto: senza scivoli e con requisiti più alti, il rischio di nuovi esodati torna concreto.

La partita resta aperta sul lato parlamentare: il governo potrebbe riproporre la proroga in un altro veicolo normativo entro fine anno, come già accaduto in passato con il decreto Milleproroghe. Sullo sfondo, le incertezze sul blocco dei requisiti pensionistici continuano a pesare sulle scelte di chi è prossimo alla quiescenza.

Pubblicato il: 10 giugno 2026 alle ore 08:05