{/* Extracted from Header.astro - Use appropriate classes/styles if animations needed */}

Il dl lavoro è legge, Calderone difende il testo davanti al Senato

Il Senato approva il dl lavoro con 94 sì. Calderone cita il 98% di copertura contrattuale per spiegare il no al salario minimo per legge.

Il dl lavoro è legge. Il Senato ha approvato il testo in seconda lettura con il voto di fiducia nella seduta del 24 giugno 2026, registrando 94 sì, 61 no e due astensioni. Nel suo intervento in Aula, la ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone ha difeso il provvedimento come «giusto» e ha ringraziato le parti sociali, con l'eccezione della Cgil.

Calderone difende il salario giusto e il no al minimo per legge

Per la ministra il provvedimento è «universalmente e generalmente riconosciuto come buono», frutto di «un lavoro non estemporaneo» e di un confronto portato avanti nel tempo che ha consentito di raggiungere importanti convergenze tra governo, sindacati e organizzazioni datoriali. Calderone ha rivendicato il sostegno incassato dalle parti sociali, fatta eccezione per la Cgil, che ha mantenuto la posizione contraria fino al voto finale.

Nel merito, la ministra ha indicato nell'articolo 7 il cuore del decreto: la norma sul «salario giusto» richiama esplicitamente l'articolo 36 della Costituzione e riconosce alla contrattazione collettiva il ruolo centrale nella determinazione delle retribuzioni. Un'impostazione che, ha spiegato Calderone, valorizza un sistema che in Italia garantisce una copertura contrattuale pari al 98% dei lavoratori.

Al Cnel risultano depositati oltre mille contratti collettivi, ma il 95% della copertura è assicurato da circa cento accordi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Da qui la scelta del governo di non introdurre un salario minimo per legge, ritenendo preferibile rafforzare il ruolo della contrattazione collettiva: nei Paesi europei dove il minimo è fissato dalla norma, come Francia e Germania, la ministra ha sostenuto che si registra una progressiva riduzione della copertura contrattuale.

Caporalato digitale e intelligenza artificiale

Sul lavoro tramite piattaforme digitali, Calderone ha precisato che le misure contenute nel decreto sul cosiddetto caporalato digitale «non esauriscono il tema» e saranno integrate con il recepimento della direttiva europea sul lavoro tramite piattaforme. Le disposizioni introdotte con il dl, secondo la ministra, andranno quindi completate in sede di trasposizione della normativa comunitaria.

La ministra ha inoltre ricordato che, nell'attuazione della delega sull'intelligenza artificiale, sono già previste norme che impediscono alle piattaforme di decidere autonomamente assunzioni, licenziamenti e valutazioni delle prestazioni lavorative senza un intervento umano.

In chiusura del suo intervento, la ministra ha definito il decreto «la cosa giusta da fare al momento giusto» e «il giusto viatico per fare ancora meglio e di più» fino al termine della legislatura. La conversione in legge chiude il percorso parlamentare del provvedimento, ora atteso in Gazzetta Ufficiale per la pubblicazione del testo definitivo. Il dossier sulle piattaforme digitali resta aperto, con il recepimento della direttiva europea indicato dalla stessa ministra come prossimo passaggio, mentre la Cgil ha confermato fino al voto finale di fiducia la propria posizione contraria sul testo approvato dalle due Camere.

Pubblicato il: 24 giugno 2026 alle ore 15:11