Le denunce di malattie professionali in Italia sono cresciute del 54% in dieci anni: da 57.000 casi nel 2014 a oltre 88.000 nel 2024, secondo i dati INAIL elaborati dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro. Nello stesso periodo, gli infortuni sul lavoro sono calati del 10,5%. È il dato al centro del Festival del Lavoro 2026, al via il 21 maggio alla Nuvola di Roma.
Meno incidenti, più patologie: i dati che cambiano il quadro
I numeri vengono dalla ricerca "Salute e benessere nella trasformazione del lavoro: evoluzione dei rischi e nuove sfide", realizzata dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro su dati INAIL e Eurofound e presentata il 20 maggio al Parlamentino INAIL a Roma. L'indagine fotografa una trasformazione strutturale: il lavoro fisico si fa più sicuro, ma le patologie legate all'usura mentale e fisica accumulata nel tempo si moltiplicano.
Gli infortuni classici calano perché migliorano le misure di sicurezza nei cantieri e nelle fabbriche. Ma il rischio non scompare: si sposta. Le patologie legate all'organizzazione del lavoro, ai ritmi insostenibili e alla pressione psicologica generano una forma di malattia più lenta, che spesso non viene riconosciuta fino a quando non è troppo tardi. Il +54% delle denunce in un decennio è la traduzione numerica di questo cambiamento.
Marcello Fiori, direttore generale INAIL, ha confermato la tendenza alla conferenza stampa del Festival: "Abbiamo una crescita degli infortuni in itinere e un aumento importante delle malattie professionali. Per contrastare tutto ciò la parola chiave è prevenzione." Per Fiori la prevenzione deve essere percepita come un investimento da parte di tutti, perché "se c'è sicurezza c'è legalità". I dati aggiornati sono disponibili sul portale INAIL open data.
Nove lavoratori su dieci esausti: i numeri dello stress che avanza
L'indagine Eurofound scatta una fotografia precisa: nove occupati su dieci dichiarano di tornare a casa esausti dopo il lavoro, oltre l'82% si sente stressato, quasi uno su due soffre di disturbi del sonno. Non sono dati marginali: descrivono una condizione sistemica che riguarda quasi tutta la forza lavoro, indipendentemente dal settore o dal livello di inquadramento.
Le cause sono strutturali: ritmi sempre più intensi, reperibilità continua oltre l'orario di lavoro, pressione sui risultati, difficoltà di conciliazione tra vita privata e professionale. La digitalizzazione ha amplificato questi fattori: più connessione significa più aspettativa di risposta immediata, e questo ridisegna le competenze richieste nel mercato del lavoro moderno, con conseguenze dirette sul benessere di chi lavora.
A livello organizzativo, la crescita della domanda di figure in grado di gestire complessità e carichi relazionali riflette questa pressione. Il numero di assistenti di direzione è cresciuto del 15% negli ultimi due anni: un segnale che le aziende cercano professionisti capaci di assorbire il carico cognitivo che i manager, da soli, non riescono più a sostenere.
Festival del Lavoro 2026: contrattazione e welfare al centro del dibattito
Rosario De Luca, presidente del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro, ha presentato la 17ª edizione del Festival come "il pensatoio del Paese" sul lavoro. Tre giorni di incontri alla Nuvola di Roma (21-23 maggio) con ministri, rappresentanti di INPS e INAIL, imprenditori e sindacati, dedicati a sicurezza, contrattazione collettiva e nuovi modelli di welfare. Al centro dell'intervento di De Luca, la difesa del sistema italiano di contrattazione collettiva come strumento di tutela dei lavoratori.
Tra i temi del Festival c'è il welfare aziendale come risposta concreta all'aumento dello stress occupazionale: non solo norme, ma strumenti pratici come la flessibilità oraria, il supporto psicologico e le politiche di conciliazione vita-lavoro. Il Welfare Day è l'appuntamento di riferimento per le aziende che sviluppano questi strumenti, con un confronto diretto tra esperti, imprese e professionisti del settore.
Le 88.000 denunce di malattie professionali del 2024 segnalano che la sicurezza sul lavoro ha cambiato faccia: non è più solo prevenzione degli incidenti fisici, ma gestione dei carichi mentali e organizzativi. Ogni punto percentuale di quel +54% corrisponde a migliaia di lavoratori che si ammalano lentamente, spesso senza che l'azienda in cui operano se ne accorga in tempo.