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Malattie professionali +54%: perchè lo stress non viene indennizzato

In 10 anni le malattie professionali sono aumentate del 54%. Ma lo stress lavoro-correlato viene riconosciuto solo nel 7,3% dei casi. I dati INAIL 2024.

In 10 anni le malattie professionali in Italia sono aumentate del 54%, passando da 57.000 denunce nel 2014 a 88.499 nel 2024. Dietro questa crescita c'è uno squilibrio che i numeri aggregati non mostrano: oltre il 70% dei casi riguarda l'apparato muscolo-scheletrico, mentre le patologie legate allo stress vengono riconosciute come malattia professionale solo nel 7,3% dei casi, contro il 47,1% delle altre patologie.

I numeri del 2024: 88.499 denunce, +21,6% in un anno

Il 2024 ha segnato un'accelerazione netta: +21,6% rispetto al 2023, che aveva già chiuso con 72.754 casi. La crescita non si ferma: nel primo semestre 2025 sono arrivate altre 50.986 denunce, con un aumento del +12,3% sullo stesso periodo dell'anno precedente. I dati aperti sulle malattie professionali sul portale INAIL mostrano come la curva delle denunce sia salita senza interruzioni dal 2014.

In cima alla lista ci sono i disturbi osteomuscolari: ernie del disco, tendinopatie, sindrome del tunnel carpale, patologie da movimenti ripetitivi. Rappresentano oltre il 70% del totale e riguardano prevalentemente edilizia, manifatturiero, agricoltura e logistica. Il cambiamento climatico aggiunge un fattore nuovo: le patologie da esposizione al caldo nei cantieri e nei campi sono in crescita, ma restano spesso difficili da diagnosticare nei tempi brevi delle visite di controllo.

Lo stress non è una malattia professionale tabellata

Il sistema INAIL distingue le malattie professionali "tabellate" (presenti in una lista ufficiale, con nesso causale presunto) da quelle "non tabellate", che il lavoratore deve dimostrare caso per caso. Le patologie da stress lavoro-correlato rientrano nella seconda categoria: figurano nella lista II come "malattie di limitata probabilità di origine professionale", il che significa che l'onere della prova ricade interamente sul lavoratore.

I dati elaborati da INAIL DIMEILA (il dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale) raccontano lo squilibrio: nel 2023 sono state denunciate 1.332 malattie psichiche lavoro-correlate. Di queste, solo il 7,3% viene riconosciuto come indennizzabile dall'INAIL. Per le patologie fisiche il tasso sale al 47,1%. Chi soffre di burnout cronico, disturbo dell'adattamento da stress o disturbo post-traumatico da costrittività organizzativa ha circa sei volte meno probabilità di ottenere il riconoscimento rispetto a chi denuncia una patologia muscolare.

Il medico competente aziendale ha l'obbligo di denunciare questi disturbi ai sensi dell'art. 139 del D.P.R. 1124/1965, anche quando viene a conoscenza di condizioni di costrittività organizzativa o violenza morale. Nella pratica, questa denuncia resta rara: mancano linee guida condivise per la diagnosi e i tempi di riconoscimento si estendono spesso per anni.

Cosa cambia per i lavoratori: come documentare il nesso causale

Per far riconoscere una malattia psichica da lavoro il percorso è più lungo e incerto rispetto alle patologie fisiche. Il lavoratore deve raccogliere documentazione che dimostri il nesso causale: comunicazioni aziendali, cartelle cliniche, relazioni del medico competente, attestazioni sulla storia lavorativa. Come mostrano i dati allarmanti sulla valutazione dei rischi sul lavoro, se la valutazione del rischio stress (obbligatoria per il D.Lgs. 81/2008) non è mai stata aggiornata, quel vuoto documentale diventa un elemento a supporto della denuncia.

Le professioni più esposte non sono solo quelle fisicamente gravose. Gli ambienti ad alta pressione organizzativa - professioni sanitarie, ruoli come gli assistenti di direzione sempre più sotto pressione nel lavoro moderno, lavori digitali con reperibilià continua - producono un carico psicosociale che raramente entra nelle statistiche ufficiali. Con la trasformazione del mercato del lavoro legata alle competenze digitali, la reperibilità costante è diventata strutturale in interi settori, ma i criteri di riconoscimento INAIL non si sono ancora adeguati.

Con 50.986 denunce già nei primi sei mesi del 2025, la curva non accenna a rallentare. Il gap tra lo stress che i lavoratori vivono ogni giorno e quello che entra nei registri INAIL non è un dato statistico marginale: è la misura di quante patologie professionali restano senza tutela.

Pubblicato il: 21 maggio 2026 alle ore 07:50