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Età pensionabile a 67 anni e un mese dal 2027, poi si sale ancora: dal 2029 serviranno 67 anni e mezzo. Nella scuola si salvano solo le maestre

L'Inps conferma la stretta sulle pensioni. L'opposizione attacca: il governo Meloni ha fatto peggio della Fornero. Per il comparto scuola, l'eccezione riguarda le insegnanti della primaria e dell'infanzia

* L'aumento dell'età pensionabile: cosa cambia dal 2027 * Dal 2029 si sale a 67 anni e mezzo: la conferma dell'Inps * Pd e M5s all'attacco: era meglio la Fornero * Pensioni nella scuola: si salvano solo le maestre * Il quadro complessivo: chi paga il conto della sostenibilità

L'aumento dell'età pensionabile: cosa cambia dal 2027 {#laumento-delletà-pensionabile-cosa-cambia-dal-2027}

Tre mesi in più. Tanto basta per cambiare i piani di centinaia di migliaia di lavoratori italiani che si preparavano a lasciare il lavoro nei prossimi anni. Il governo Meloni ha ufficializzato l'innalzamento dell'età pensionabile a 67 anni e un mese a partire dal 2027, in linea con il meccanismo di adeguamento automatico all'aspettativa di vita previsto dalla normativa vigente.

Si tratta di un incremento che era nell'aria da mesi, ma che ora assume i contorni di una certezza. Il meccanismo, lo ricordiamo, è quello introdotto dalla riforma Fornero del 2011: i requisiti anagrafici per l'accesso alla pensione di vecchiaia vengono periodicamente aggiornati sulla base delle rilevazioni Istat relative alla speranza di vita. Dopo anni di blocco — complice anche la pandemia, che aveva paradossalmente congelato gli adeguamenti — la curva riprende a salire.

Per chi contava di andare in pensione a 67 anni nel biennio 2027-2028, dunque, l'appuntamento slitta. Non di molto, certo. Ma quei tre mesi pesano, soprattutto per chi lavora in settori usuranti o per chi ha già programmato il proprio ritiro dall'attività lavorativa.

Dal 2029 si sale a 67 anni e mezzo: la conferma dell'Inps {#dal-2029-si-sale-a-67-anni-e-mezzo-la-conferma-dellinps}

Se il 2027 rappresenta il primo gradino, il 2029 ne aggiunge un altro. L'Inps ha confermato che l'adeguamento biennale successivo porterà l'asticella a 67 anni e 5 mesi — di fatto, 67 anni e mezzo — a partire dal primo gennaio 2029. Un ulteriore scatto di tre mesi che si somma al precedente.

Stando a quanto emerge dalle proiezioni attuariali dell'istituto di previdenza, la traiettoria potrebbe non fermarsi qui. Se l'aspettativa di vita continuerà a crescere — come prevedono le stime demografiche di medio periodo — l'età pensionabile è destinata a superare i 68 anni entro la fine del prossimo decennio.

Un dato che si inserisce in un trend già evidente e che sta riducendo drasticamente la possibilità di accedere alla quiescenza prima dei 60 anni, come certificano le statistiche più recenti sui flussi di pensionamento.

L'adeguamento non riguarda soltanto la pensione di vecchiaia. Si riflette a cascata anche sui requisiti contributivi per la pensione anticipata, rendendo più remote le possibilità di uscita dal mercato del lavoro per le generazioni nate dopo il 1960.

Pd e M5s all'attacco: era meglio la Fornero {#pd-e-m5s-allattacco-era-meglio-la-fornero}

La reazione dell'opposizione non si è fatta attendere. Ed è, se possibile, più tagliente del previsto.

Partito Democratico e Movimento 5 Stelle hanno attaccato frontalmente il governo, con un argomento che suona quasi paradossale per chi, in passato, aveva fatto della contestazione alla legge Fornero una bandiera: "Avete fatto peggio della Fornero".

La critica, nella sostanza, è questa: l'esecutivo guidato da Giorgia Meloni, che in campagna elettorale aveva promesso di superare la riforma del 2011, non solo non l'ha smantellata ma ne ha di fatto irrigidito gli effetti. Nessuna Quota 41 piena, nessun meccanismo strutturale di flessibilità in uscita. Solo l'inesorabile avanzamento dei requisiti anagrafici.

"Il governo ha scaricato il peso dei conti pubblici interamente sulle spalle dei lavoratori", ha sintetizzato la linea delle opposizioni. Un'accusa che tocca un nervo scoperto, considerando che l'attuale maggioranza aveva costruito parte del proprio consenso proprio sulla promessa di una riforma previdenziale più generosa.

Dal canto suo, il governo ribatte che gli adeguamenti sono automatici e previsti dalla legge. Ma la risposta rischia di suonare debole: l'esecutivo aveva la possibilità — come accaduto in passato — di congelare temporaneamente gli scatti o di introdurre deroghe significative. Ha scelto di non farlo.

Pensioni nella scuola: si salvano solo le maestre {#pensioni-nella-scuola-si-salvano-solo-le-maestre}

Nel comparto scuola la questione assume contorni particolari. L'innalzamento dell'età pensionabile colpisce in pieno i docenti della secondaria — un corpo insegnante già tra i più anziani d'Europa — ma risparmia, almeno parzialmente, le maestre della scuola dell'infanzia e della primaria.

Il motivo è tecnico ma rilevante. Per le insegnanti di questi ordini scolastici, il lavoro è classificato come attività che comporta un impegno fisico e relazionale specifico, e soprattutto resta in vigore la possibilità di accedere a Opzione donna — nelle sue versioni residuali — e ad altri canali di uscita anticipata riservati alle lavoratrici con carriere lunghe.

Per i docenti della scuola secondaria di primo e secondo grado, invece, il quadro è assai meno favorevole. L'età media di pensionamento si avvicina ormai ai 66-67 anni, e con i nuovi requisiti rischia di superarli ampiamente. Si tratta di professionisti che hanno iniziato a lavorare tardi — spesso dopo percorsi universitari lunghi e anni di precariato — e che si ritrovano a dover restare in cattedra ben oltre i limiti che consideravano ragionevoli.

Una situazione che alimenta il malessere in un settore già segnato da stipendi tra i più bassi del pubblico impiego e da un crescente problema di attrattività della professione, in un'epoca in cui le competenze digitali sembrano valere più dei tradizionali titoli accademici anche nel mercato del lavoro.

Il nodo del turnover scolastico

L'innalzamento dell'età pensionabile per i docenti ha un effetto collaterale non trascurabile: rallenta il ricambio generazionale nelle scuole. Ogni anno, le cattedre che si liberano per pensionamento sono la principale valvola di sfogo per l'immissione in ruolo di nuovi insegnanti. Tre mesi in più, moltiplicati per decine di migliaia di docenti prossimi alla pensione, significano migliaia di posti che restano bloccati.

Un circolo vizioso che tiene fuori dalla porta i giovani aspiranti insegnanti e mantiene in servizio colleghi che, in molti casi, avrebbero preferito lasciare.

Il quadro complessivo: chi paga il conto della sostenibilità {#il-quadro-complessivo-chi-paga-il-conto-della-sostenibilità}

La questione pensionistica resta uno dei nodi più delicati della politica italiana. L'Italia spende per le pensioni oltre il 16% del PIL, una delle percentuali più alte al mondo. La pressione demografica — con un tasso di natalità che ha toccato il minimo storico nel 2024 — rende il sistema strutturalmente fragile.

In questo contesto, l'adeguamento automatico all'aspettativa di vita è il meccanismo che tiene in equilibrio i conti. Ma il prezzo lo pagano i lavoratori, costretti a restare in servizio sempre più a lungo.

La domanda, a questo punto, è politica prima ancora che tecnica: il governo ha davvero tentato di trovare soluzioni alternative? Oppure ha scelto la strada più semplice, lasciando che l'automatismo facesse il lavoro sporco?

Pd e M5s sembrano avere pochi dubbi al riguardo. E anche tra le file della maggioranza, più di qualcuno inizia a chiedersi se la promessa di una riforma pensionistica più equa e flessibile non sia destinata a restare lettera morta fino alla fine della legislatura.

La partita, in ogni caso, è tutt'altro che chiusa. I sindacati hanno già annunciato mobilitazioni e il tema pensioni rischia di diventare il terreno di scontro principale nella prossima sessione di bilancio. Con l'età che sale e la pazienza dei lavoratori che scende, l'equilibrio politico su questa materia si fa ogni giorno più precario.

Pubblicato il: 18 marzo 2026 alle ore 08:42