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Docenti e ATA: dieci anni di aumenti sotto l'inflazione, i dati ARAN

Stipendi docenti cresciuti del 13,4% in dieci anni, ma l'inflazione ISTAT ha segnato +21,4%. Perdita reale di 8 punti: i dati ARAN.

Gli stipendi docenti 2025 hanno segnato +2,8%, un risultato sopra la media della pubblica amministrazione e più alto dei comparti sanità e funzioni locali. Guardare solo al 2025, però, nasconde il quadro del decennio: dal 2015 al 2025 le retribuzioni del comparto Istruzione sono cresciute del 13,4%, mentre i prezzi al consumo rilevati dall'ISTAT hanno segnato +21,4%. Lo certifica il rapporto semestrale ARAN, pubblicato il 19 maggio 2026, che per la prima volta mette in fila il confronto decennale tra tutti i comparti del pubblico impiego.

Il confronto con l'inflazione: 8 punti persi

Il dato più significativo non è la crescita nominale del singolo anno, ma il confronto con l'inflazione sull'intero periodo. L'ISTAT ha aggiornato la base dell'indice dei prezzi al consumo portandola da 2015=100 a 2025=100, con un coefficiente di raccordo di 1,214: significa che i prezzi, in dieci anni, sono cresciuti del 21,4%. Indice ISTAT prezzi per rivalutazioni monetarie I lavoratori dell'Istruzione, circa 1,2 milioni tra docenti e personale ATA, hanno visto le retribuzioni salire del 13,4% nello stesso periodo. La differenza è di 8 punti percentuali. Non una recessione, ma un deterioramento silenzioso: le buste paga crescono, ma meno velocemente di ciò che bisogna pagare.

Tradotto sullo stipendio medio del comparto, che l'ARAN quantifica in 30.767 euro annui per circa 1,2 milioni di lavoratori, il divario corrisponde a circa 2.460 euro di potere d'acquisto eroso ogni anno rispetto ai prezzi del 2015. Lo stipendio cresce sul foglio, ma compra meno.

La perdita di potere d'acquisto interessa buona parte del lavoro dipendente italiano. Secondo i dati Eurostat, la crisi degli stipendi ha radici strutturali che vanno oltre il singolo comparto. Povertà lavorativa in Italia: i dati Eurostat sulla crisi degli stipendi

Il divario con i ministeri: quasi il doppio nel 2025

Nel 2025 il comparto Istruzione ha fatto meglio di sanità (+0,8%) e funzioni locali (+0,6%), entrambi in attesa del pieno effetto dei rispettivi rinnovi contrattuali. Sul confronto più rilevante, quello con le Funzioni centrali, il risultato è netto: +5,4% per i dipendenti di ministeri, INPS, INAIL e Agenzia delle Entrate contro il +2,8% di docenti e ATA. Quasi il doppio nel solo 2025.

Il distacco si conferma sul decennio: le Funzioni centrali hanno registrato +17,7% tra il 2015 e il 2025, contro il 13,4% dell'Istruzione, con una differenza accumulata di 4,3 punti percentuali. L'ARAN attribuisce questo vantaggio a tre interventi specifici di perequazione: l'anticipo del rinnovo contrattuale, il potenziamento dell'indennità di vacanza (IVC) e il ricalibro delle indennità di amministrazione. Meccanismi che hanno aggiunto circa 2 punti percentuali ai dipendenti ministeriali, senza equivalenti nel comparto scolastico. Anche il settore privato, con +16,2% nel decennio, ha superato la scuola.

Il contratto 2022-2024: effetto parziale, non strutturale

Il rapporto ARAN precisa che i dati 2025 non includono ancora il pieno effetto del contratto collettivo nazionale 2022-2024 dell'Istruzione, sottoscritto tra la fine del 2025 e i primi mesi del 2026. Quell'accordo entrerà nelle statistiche del 2026 e potrà ridurre parzialmente il divario percentuale con altri settori.

Il problema di fondo, però, resta matematico. Con una base retributiva media di 30.767 euro, un ipotetico aumento del 7% produce 2.153 euro lordi annui, pari a 165 euro al mese. Un dipendente ministeriale con una base da 40.000 euro, anche con un aumento inferiore al 6%, porta a casa incrementi in valore assoluto superiori. La percentuale può vincere il confronto; il borsellino riflette la base.

Il dibattito sull'equità retributiva nel lavoro qualificato si intreccia con le trasformazioni del mercato, dove le competenze digitali stanno ridefinendo le gerarchie salariali anche nel settore pubblico. Come le competenze digitali ridisegnano le retribuzioni nel mercato del lavoro

Il nuovo contratto 2022-2024, non ancora pienamente recepito nelle statistiche del 2025, aggiungerà un effetto misurabile nel 2026. Ma recuperare 8 punti di potere d'acquisto erosi in un decennio richiederebbe aumenti strutturalmente sopra l'inflazione per un intero ciclo contrattuale. Le risorse attualmente stanziate per il prossimo rinnovo non indicano quella traiettoria.

Pubblicato il: 20 maggio 2026 alle ore 09:03