Il Ministero del Lavoro ha diffuso il 6 luglio 2026 il primo bilancio ufficiale della disciplina sulle dimissioni per fatti concludenti, la procedura che consente al datore di lavoro di considerare risolto il rapporto in caso di assenza ingiustificata prolungata. La norma è stata introdotta dal Collegato lavoro, che ha aggiunto il comma 7-bis all'articolo 26 del D.Lgs. 151/2015, in vigore dal 12 gennaio 2025. La ministra Marina Calderone ha definito l'intervento «necessario» e ha rivendicato la «certezza giuridica» ottenuta con la nuova disciplina, indicando i primi diciotto mesi di applicazione come conferma della scelta legislativa.
I numeri dei primi diciotto mesi
Nei primi diciotto mesi di applicazione l'Ispettorato nazionale del lavoro ha ricevuto oltre 25.000 comunicazioni, come emerge dal bilancio pubblicato dall'INL. La distribuzione territoriale riflette la geografia produttiva del Paese: il Nord concentra circa il 56% delle segnalazioni, il Centro il 28%, mentre il Sud si ferma intorno al 16%. Rilevante anche la modalità di trasmissione: circa l'80% delle comunicazioni arriva direttamente dalle imprese, mentre la quota restante è veicolata da professionisti o intermediari, segno di una rapida assimilazione dell'adempimento nei processi aziendali. Il presupposto della procedura è un'assenza ingiustificata protratta oltre il termine previsto dal contratto collettivo o, in mancanza, superiore a quindici giorni: in presenza dei requisiti il rapporto si considera risolto per volontà del lavoratore, salvo prova contraria fornita dallo stesso lavoratore.
Controlli, tutele e la difesa della ministra
L'INL ha avviato verifiche su circa un terzo delle segnalazioni pervenute, con modelli organizzativi calibrati sui volumi registrati dai singoli uffici territoriali. Le comunicazioni risultate non veritiere si attestano al 4,6% delle verifiche effettuate, una percentuale contenuta che secondo l'Ispettorato conferma un sostanziale rispetto dei presupposti normativi da parte dei datori di lavoro. I controlli hanno permesso di intercettare casi di assenza riconducibili a malattia, maternità, fragilità personali o situazioni di conflittualità pregressa tra datore e lavoratore, in cui l'intervento dell'Ispettorato ha garantito la corretta qualificazione delle fattispecie ed evitato applicazioni improprie della procedura. «Le oltre 25.000 comunicazioni pervenute all'INL e l'esito delle verifiche mostrano un utilizzo responsabile dello strumento da parte delle imprese ma anche che l'attività di vigilanza sta garantendo la piena tutela dei lavoratori nei casi in cui l'assenza è riconducibile a condizioni di fragilità o a cause giustificative», ha dichiarato Calderone.
Il bilancio si aggiunge alle recenti comunicazioni della ministra alla Camera sulla sicurezza sul lavoro, approvate poi con una risoluzione parlamentare, e viene presentato dal Ministero come parte di un impianto di regole orientato a legalità, trasparenza e responsabilità nei rapporti di lavoro. Il monitoraggio dell'Ispettorato proseguirà nei prossimi mesi, con attenzione ai casi di fragilità intercettati dai controlli e alle prassi di utilizzo dello strumento da parte delle imprese, in particolare nei territori con volumi di segnalazione più elevati.