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Consultazione UE e Mobilità dei Commercialisti: L’INT Accusa i Vertici di Interpretazione di Parte delle Sentenze

La nota dell'Istituto Nazionale Tributaristi rilancia il dibattito sull'oggettività nell’applicazione delle normative e sulla trasferibilità delle competenze nell’Unione Europea

Consultazione UE e Mobilità dei Commercialisti: L’INT Accusa i Vertici di Interpretazione di Parte delle Sentenze

Indice dei contenuti

1. Introduzione al dibattito sulla mobilità professionale dei commercialisti 2. La posizione dell’Istituto Nazionale Tributaristi (INT) 3. La consultazione della Commissione Europea e il ruolo dell’INT 4. Le accuse ai vertici dei commercialisti: interpretazione soggettiva delle sentenze 5. La questione della trasferibilità delle competenze e la normativa europea 6. L’intervento di Riccardo Alemanno e le prospettive per la categoria 7. Implicazioni per il lavoro dei commercialisti e il contesto 2026 8. Conclusione: quale futuro per la mobilità professionale nell’UE? 9. Sintesi finale

Introduzione al dibattito sulla mobilità professionale dei commercialisti

La mobilità professionale rappresenta uno dei principali temi di confronto, in questi ultimi anni, tra le diverse categorie del lavoro regolamentato. In seno all’Unione Europea il tema ha assunto una rilevanza strategica, con effetti concreti sulle prospettive occupazionali dei professionisti. In particolare, il dibattito sulla mobilità professionale dei commercialisti è tornato al centro della scena a seguito della consultazione della Commissione UE a cui ha partecipato l’Istituto Nazionale Tributaristi (INT). In gioco vi sono questioni cruciali, come la _trasferibilità delle competenze_, l’applicabilità delle normative comunitarie e l’oggettività nell’interpretazione delle sentenze che riguardano il lavoro dei commercialisti.

Queste tematiche sono state oggetto della nota odierna dell’INT, diffusa il 27 febbraio 2026, in occasione della chiusura ufficiale della consultazione europea. Il documento, di particolare rilievo per la categoria e per la definizione delle regole del lavoro transnazionale, ha sollevato polemiche e stimolato riflessioni nell’intero settore.

La posizione dell’Istituto Nazionale Tributaristi (INT)

L’INT si è espresso con fermezza attraverso una nota ufficiale, puntando il dito contro i vertici dei commercialisti italiani. Secondo l’Istituto, i massimi esponenti della categoria avrebbero adottato un approccio “pro domo sua”, cioè tendente a privilegiare gli interessi della propria organizzazione più che quelli dell’intera comunità professionale e degli utenti dei servizi.

In particolare, l’INT ha sottolineato come, i vertici dei commercialisti interpretano sentenze pro domo sua, denunciando un approccio parziale nella lettura delle decisioni giuridiche di rilievo che incidono sulle modalità di esercizio della professione. Tali dichiarazioni non sono passate inosservate e hanno riacceso il dibattito sull’oggettività dell’applicazione delle sentenze, tema particolarmente sentito in un periodo storico in cui la trasparenza e la responsabilità sociale degli ordini professionali sono sotto la lente di ingrandimento delle istituzioni europee.

La consultazione della Commissione Europea e il ruolo dell’INT

La consultazione della Commissione UE sulla trasferibilità delle competenze rappresenta un passaggio chiave nel processo di riforma della mobilità professionale all’interno dell’Unione. La consultazione, conclusasi oggi, 27 febbraio 2026, ha coinvolto le varie parti sociali, tra cui ordini professionali, organizzazioni di categoria e associazioni di tutela degli utenti, con l’obiettivo di raccogliere contributi e suggerimenti utili a delineare un quadro normativo condiviso e equo per tutti gli Stati membri.

L’INT ha partecipato attivamente, presentando le proprie osservazioni e proponendo misure innovative per favorire la mobilità dei lavoratori nell’UE, valorizzando la reciproca riconoscibilità delle competenze acquisite dai commercialisti nei differenti Paesi europei. Un punto particolarmente delicato è stato quello della corrispondenza tra il sistema italiano, tradizionalmente regolato e basato sulle specificità nazionali, e le esigenze di un mercato professionale sempre più armonizzato a livello europeo.

A rappresentare la posizione dell’Istituto Nazionale Tributaristi è stato Riccardo Alemanno, figura autorevole che, durante le audizioni, ha fornito un quadro dettagliato delle criticità tuttora esistenti rispetto alla mobilità professionale UE commercialisti, ponendo l’accento sia sugli aspetti tecnici, sia su quelli deontologici.

Le accuse ai vertici dei commercialisti: interpretazione soggettiva delle sentenze

Tra le principali criticità sollevate dall’INT figura la tendenza, da parte degli organi direttivi degli ordini dei commercialisti, a un’interpretazione soggettiva delle sentenze lavoro. Secondo la nota dell’Istituto, tale prassi rischia di alimentare un clima di incertezza giuridica e di rallentare la piena implementazione delle direttive comunitarie sulla libera circolazione dei professionisti.

Le sentenze che regolano l’ambito lavorativo dei commercialisti sono spesso complesse, ma la loro interpretazione deve restare, secondo INT, il più possibile oggettiva e calibrata sull’interesse della collettività, non solo della parte organizzata della categoria. Questo punto si fa ancora più pressante in un contesto di costante evoluzione normativa, dove le decisioni giudiziarie possono avere impatti sostanziali su migliaia di professionisti.

L’INT lamenta che una “lettura di parte” delle decisioni, specialmente quando finalizzata alla tutela di posizioni dominanti, possa limitare l’apertura del mercato professionale italiano e ostacolare la reale mobilità professionale UE commercialisti. Nel lungo periodo, ciò riduce le opportunità sia per i giovani che si affacciano alla professione che per i lavoratori già avviati interessati ad ampliare il proprio orizzonte lavorativo all’interno dell’Unione.

La questione della trasferibilità delle competenze e la normativa europea

Il tema della trasferibilità competenze commercialisti rappresenta uno degli snodi cruciali del dibattito. La Commissione UE punta a promuovere un'armonizzazione delle qualifiche e delle competenze professionali, agevolando così il riconoscimento dei titoli tra gli Stati membri. Tuttavia, permangono ostacoli e resistenze, dovuti in parte alla forte autonomia delle strutture ordinistiche nazionali e all’eterogeneità dei sistemi di formazione e abilitazione.

I punti critici identificati dall’INT

1. _Necessità di procedure chiare e uniformi per riconoscere le competenze acquisite all’estero_; 2. _Richiesta di maggiore trasparenza nelle valutazioni delle domande di equipollenza_; 3. _Riduzione delle barriere burocratiche che frenano la circolazione dei professionisti_; 4. _Rispetto delle specificità nazionali, garantendo però il diritto alla libera prestazione di servizi_.

La posizione dell’INT si concentra sulla necessità di una maggiore apertura, raccomandando la predisposizione di strumenti che facilitino l’ingresso di commercialisti formati in altri Paesi dell’UE nel mercato italiano, senza compromettere gli standard qualitativi e il rispetto della deontologia professionale.

L’intervento di Riccardo Alemanno e le prospettive per la categoria

In qualità di rappresentante dell’Istituto Nazionale Tributaristi, Riccardo Alemanno ha evidenziato, durante la consultazione, come sia indispensabile per la categoria affrontare con determinazione tanto il tema della mobilità professionale UE commercialisti quanto quello della trasparenza nell’interpretazione della normativa. Secondo Alemanno, occorre favorire forme di collaborazione tra istituzioni nazionali ed europee, sia per rafforzare la tutela degli utenti sia per non pregiudicare la competitività dei professionisti italiani nello scenario continentale.

Tra le proposte portate all’attenzione della Commissione UE vi sono:

* _L’attivazione di un “passaporto professionale europeo” per i commercialisti_; * _Il potenziamento dei programmi di scambio e aggiornamento tra ordini professionali degli Stati membri_; * _Un osservatorio indipendente sulle modalità di interpretazione delle sentenze settore lavoro_; * _Maggior coinvolgimento delle associazioni di categoria nella definizione delle policy comunitarie_.

Queste idee mirano a superare le attuali barriere, sia tecniche che culturali, che ancora ostacolano la piena affermazione del principio di mobilità dei lavoratori a livello europeo e di un’effettiva trasferibilità delle competenze.

Implicazioni per il lavoro dei commercialisti e il contesto 2026

Nel quadro attuale, le novità lavoro categorie professionali 2026 e, nello specifico, le recenti tensioni tra INT e vertici dei commercialisti, prefigurano scenari di cambiamento significativi. Il quadro normativo comunitario, assieme alla crescente domanda di professionalità interculturali, impone ai commercialisti italiani di aggiornare costantemente le proprie competenze per restare competitivi e capaci di rispondere alle esigenze di un mercato in costante mutamento.

Le conseguenze delle decisioni prese oggi in sede di consultazione avranno ripercussioni per diversi anni, impattando sia sull’accesso alla professione che sul riconoscimento dei titoli accademici e delle suddivisioni interne alla professione. L’azione di organismi come l’INT appare quanto mai strategica, soprattutto alla luce del bisogno di trasparenza e uniformità di criteri nell’applicazione delle sentenze e delle direttive europee.

I riflessi sulla qualità del servizio

Resta centrale, nel dibattito, la questione della qualità dei servizi resi all’utenza. Una maggiore mobilità e armonizzazione dovrebbero produrre, perlomeno in linea teorica, anche una crescita della qualità dell’offerta professionale, grazie allo scambio di esperienze e buone pratiche tra Paesi diversi.

Conclusione: quale futuro per la mobilità professionale nell’UE?

La chiusura della consultazione europea segna solo una tappa di un percorso ancora irto di ostacoli e contraddizioni. La presa di posizione dell’Istituto Nazionale Tributaristi, unita alle dichiarazioni di Riccardo Alemanno, apre un nuovo capitolo nel confronto tra le diverse anime della professione contabile italiana, chiamata a trasformarsi in senso europeo senza smarrire le proprie radici e specificità.

Se le istituzioni sapranno accogliere le istanze di rinnovamento e trasparenza, si potrà giungere a un equilibrio virtuoso tra tutela degli utenti, valorizzazione dei professionisti italiani e piena adesione ai principi del mercato unico dell’Unione Europea.

Sintesi finale

In sintesi, il dibattito sulla interpretazione sentenze commercialisti, sulla trasferibilità delle competenze commercialisti e sulla mobilità professionale UE commercialisti è destinato ad alimentare il confronto politico e giuridico dei prossimi anni. L’apertura della categoria, la trasparenza e la responsabilità sociale restano elementi chiave per garantire un futuro di crescita e riconoscimento per i commercialisti italiani e, più in generale, per tutte le categorie professionali impegnate nella costruzione di uno spazio economico comune. Il ruolo delle associazioni come l’INT sarà fondamentale per dare voce ai bisogni dei professionisti e assicurare che le innovazioni normative non si traducano in nuove rigidità ma, al contrario, favoriscano davvero una piena e consapevole mobilità tra i Paesi UE.

Pubblicato il: 27 febbraio 2026 alle ore 14:19