Marina Calderone ha insediato il 3 giugno 2026 l'Osservatorio per la valutazione dell'impatto dell'intelligenza artificiale sul mercato del lavoro, previsto dalla legge n. 132/2025 e formalizzato dal decreto del 15 dicembre 2025. Il punto debole è la base di partenza: in Italia il 30,1% dei lavoratori opera in professioni ad alto rischio di automazione, contro una media OCSE del 27%.
Cosa fa l'Osservatorio e chi lo guida
L'organismo si articola in un Comitato di indirizzo, quattro Comitati scientifici (organizzazioni del lavoro, professioni, transizioni lavorative, sicurezza), una Commissione etica e una Consulta delle parti sociali. La presidenza della Commissione etica è affidata a Paolo Benanti, già a capo del comitato sull'IA della Presidenza del Consiglio. Il supporto scientifico è demandato all'INAPP, che metterà a disposizione banche dati e analisi settoriali per individuare i comparti più esposti. Al fianco di Benanti siedono nella Commissione etica Angela Condello, Mario De Caro e Adriano Fabris.
Il presidio sulla sicurezza è uno dei quattro pilastri tematici. Una scelta che intercetta le tensioni del comparto logistico e manifatturiero, dove l'integrazione tra robot, algoritmi e operatori umani sta ridisegnando le procedure standard. Approcci simili stanno emergendo dai grandi gruppi multinazionali, come mostra il piano Amazon su sicurezza e formazione nei magazzini italiani, che anticipa di fatto alcuni dei temi che l'Osservatorio dovrà sistematizzare.
Il gap che l'Osservatorio dovrà colmare
L'analisi OCSE colloca l'Italia tra i Paesi più esposti alla riconfigurazione tecnologica: oltre al 30,1% dei lavori ad alto rischio, un ulteriore 35,5% subirà cambiamenti sostanziali nelle mansioni. Il vero problema è il punto di partenza delle competenze. Secondo il rapporto ISTAT su cittadini, imprese e ICT 2025, solo il 56,9% degli occupati italiani possiede competenze digitali almeno di base, contro una media UE del 64,7%.
Il dato si scompone in modo impietoso. Nei settori dell'agricoltura la quota di lavoratori con skill digitali di base scende al 32,5%, nelle costruzioni al 43,8%. In alcune regioni del Mezzogiorno il valore si ferma al 36,1%. È un mercato del lavoro a due velocità, su cui anche i comparti tradizionali come l'economia del mare dovranno misurarsi con un fabbisogno formativo che oggi resta scoperto.
La distribuzione anagrafica delle competenze digitali è il secondo segnale debole. La quota di persone con skill di base scende al 49,1% tra i 55 e i 59 anni e crolla al 27,4% nella fascia 65-74. È il bacino di occupati e di pensionati che deve essere accompagnato nella transizione: l'Italia ha una popolazione attiva tra le più anziane d'Europa, e il margine di tempo per qualificarla è breve. Il Comitato sulle transizioni lavorative dovrà definire come usare i fondi interprofessionali e le politiche attive per coprire questo segmento senza limitarsi alle nuove generazioni.
Welfare, salari e contrattazione: i nodi da sciogliere
La Consulta delle parti sociali dovrà produrre proposte su contrattazione, redistribuzione dei guadagni di produttività e nuovi modelli di welfare aziendale. Il tema dei salari è centrale: nelle economie avanzate l'introduzione dell'IA si traduce in incrementi di produttività che però non si scaricano automaticamente in buste paga più alte. In assenza di una governance contrattuale, il dividendo tecnologico rischia di restare ai capitali.
Sul fronte del welfare, le imprese si stanno muovendo prima delle istituzioni, come raccontano le tendenze emerse al Welfare Day 2025 con Pluxee Italia: piani di benefit personalizzati, time saving e servizi di formazione continua stanno già anticipando alcune delle riflessioni che il Comitato sulle transizioni lavorative dovrà sistematizzare. Il nodo è collegare formazione, ammortizzatori e fondi interprofessionali in un disegno coerente, oggi assente.
Il primo banco di prova arriverà con il programma operativo che il Comitato di indirizzo dovrà presentare nei mesi successivi all'insediamento: senza dati disaggregati per settore, regione e fascia d'età, l'organismo rischia di restare un esercizio formale. La scheda ufficiale del Ministero del Lavoro ospiterà i documenti programmatici via via che verranno pubblicati.