* Il modello duale tedesco incontra gli Its Academy * Come funziona: tutor aziendali ed esame in impresa * Perché l'Italia guarda alla Germania * Le sfide dell'implementazione * Uno snodo per il futuro della formazione professionale
Il modello duale tedesco incontra gli Its Academy {#il-modello-duale-tedesco-incontra-gli-its-academy}
Portare lo standard di formazione professionale tedesco dentro le aule, e soprattutto dentro le aziende, del sistema italiano degli Its Academy. Non è più solo un'ipotesi di studio, ma un progetto concreto presentato nelle scorse ore al Ministero dell'Istruzione e del Merito a Roma. A illustrarne i contorni è stato Jörg Buck, figura di riferimento della Camera di Commercio Italo-Germanica (Ahk Italien), che da anni lavora per costruire ponti tra i due sistemi produttivi e formativi.
L'iniziativa segna un passaggio significativo. Il _modello duale_, cardine della formazione professionale in Germania, viene per la prima volta declinato in modo strutturato all'interno del perimetro degli Its Academy, gli istituti tecnologici superiori che rappresentano il canale terziario professionalizzante italiano. Un innesto che, se riuscirà a mettere radici, potrebbe ridisegnare il rapporto tra scuola e lavoro nel segmento post-diploma.
Come funziona: tutor aziendali ed esame in impresa {#come-funziona-tutor-aziendali-ed-esame-in-impresa}
Il cuore della proposta risiede in due elementi che, nel sistema tedesco, sono dati per scontati ma che in Italia costituiscono ancora un'eccezione più che la regola.
Il primo è la figura del tutor aziendale. Non un semplice supervisore di stage, ma un professionista formato e certificato, incaricato di accompagnare lo studente lungo l'intero percorso in azienda, garantendo che l'esperienza pratica risponda a obiettivi formativi precisi e misurabili.
Il secondo pilastro è l'esame finale sostenuto direttamente all'interno dell'impresa. Un rovesciamento di prospettiva rispetto alla tradizione italiana, dove la verifica delle competenze avviene quasi sempre in ambito scolastico o accademico. Nel modello proposto da Buck, è l'azienda stessa a diventare il luogo in cui si certifica la preparazione del candidato, con standard condivisi e riconosciuti.
La combinazione di teoria e pratica non è certo una novità per gli Its Academy, che già prevedono una quota rilevante di ore in azienda. La differenza, stando a quanto emerge dalla presentazione al Ministero, sta nella sistematicità e nella codificazione del processo: non più esperienze lavorative affiancate alla didattica, ma un percorso integrato in cui le due dimensioni si alimentano reciprocamente secondo protocolli definiti.
Perché l'Italia guarda alla Germania {#perché-litalia-guarda-alla-germania}
La scelta di adottare lo standard tedesco non nasce dal nulla. La Germania vanta un tasso di disoccupazione giovanile strutturalmente tra i più bassi d'Europa, e il suo sistema duale è considerato uno dei fattori chiave di questo risultato. In Italia, nonostante i progressi degli ultimi anni, il mismatch tra competenze richieste dal mercato del lavoro e profili in uscita dal sistema formativo resta un problema cronico.
Gli Its Academy, va detto, stanno già dimostrando di saper rispondere a questa domanda. Come documentato dai dati più recenti, la crescita delle iscrizioni e i tassi occupazionali da record testimoniano un canale formativo che funziona e che il mercato del lavoro riconosce. Il successo occupazionale tra i diplomati Its è ormai un dato consolidato, con percentuali di placement che superano spesso l'80% a un anno dal titolo.
Eppure, proprio questo successo pone una domanda: come alzare ulteriormente l'asticella della qualità? L'innesto del sistema duale alla tedesca potrebbe essere la risposta, trasformando un modello già efficace in un riferimento europeo.
Le sfide dell'implementazione {#le-sfide-dellimplementazione}
Tradurre un modello nato in un contesto socioeconomico e culturale diverso non è mai un'operazione indolore. Il tessuto imprenditoriale italiano, fatto in larga parte di piccole e medie imprese, presenta caratteristiche profondamente diverse da quello tedesco, dove le grandi aziende manifatturiere hanno storicamente investito nella formazione interna come leva strategica.
Formare tutor aziendali adeguati richiede tempo, risorse e, soprattutto, la disponibilità delle imprese a investire in un ruolo che non produce ritorni immediati. La questione resta aperta: quante aziende italiane saranno disposte a strutturare percorsi formativi interni secondo gli standard proposti?
C'è poi il nodo normativo. La riforma degli Its Academy, avviata con la legge 99 del 2022, ha ridisegnato governance e obiettivi di questi istituti, ma il quadro attuativo è ancora in fase di completamento. Inserire un ulteriore livello di standardizzazione ispirato al modello tedesco richiederà un lavoro di raccordo istituzionale non banale, che coinvolge Ministero, Regioni, fondazioni Its e associazioni datoriali.
Uno snodo per il futuro della formazione professionale {#uno-snodo-per-il-futuro-della-formazione-professionale}
Quel che è certo è che la presentazione di Buck al Ministero rappresenta qualcosa di più di un semplice scambio di buone pratiche tra Paesi. È un segnale politico: la formazione professionale italiana sta cercando modelli di riferimento solidi per compiere un salto di qualità, e il sistema duale tedesco, con i suoi decenni di rodaggio, offre un benchmark difficile da ignorare.
Il 2026 potrebbe rivelarsi un anno di svolta. Con gli Its Academy in fase di espansione e un mercato del lavoro che chiede competenze sempre più specifiche, l'adozione di standard formativi rigorosi, che mettano l'azienda al centro del processo di apprendimento, appare non solo auspicabile ma necessaria. La partita, ora, si gioca sulla capacità di tradurre un progetto ambizioso in prassi quotidiana.