Il 10,4% dei lavoratori italiani si è formato nel 2024, secondo il XXV Rapporto INAPP presentato l'8 luglio 2026. È il dato più alto degli ultimi vent'anni, quasi il doppio del 6,3% del 2004. Ma sotto la media aggregata si nascondono tre divari che pesano su chi resta fuori.
Il quadro nazionale: 1,7 milioni di lavoratori e 850 milioni ai Fondi
I progetti di formazione continua nel 2024 hanno coinvolto oltre 1,7 milioni di lavoratori dipendenti, contro gli 1,6 milioni del 2023 e gli 1,3 milioni del 2021. In cinque anni la platea è cresciuta di oltre 400mila unità, tornando ai livelli pre-Covid. I 20 Fondi paritetici interprofessionali hanno gestito oltre 850 milioni di euro nel 2024 (+9% sul 2023), con 780mila imprese aderenti pari a 10,5 milioni di lavoratori. Il Rapporto sulla Formazione Continua INAPP evidenzia inoltre il peso crescente del Fondo Nuove Competenze, arrivato alla terza edizione con 1,2 miliardi di finanziamento e oltre un milione di lavoratori coinvolti, contro gli 800mila della seconda edizione e i 720mila della prima.
I tre divari che il 10,4% nasconde
Il primo divario è generazionale. La partecipazione degli under 35 tocca il 18,2%, quella degli over 50 crolla al 6,8%. Sono 11,4 punti percentuali di distanza in un mercato del lavoro dove l'età media dei dipendenti continua a salire e dove le competenze digitali richieste cambiano più rapidamente di quanto si aggiornino i profili senior.
Il secondo divario è dimensionale. Investe in formazione circa il 70% delle grandi imprese, contro meno di un terzo delle microimprese. Il tessuto produttivo italiano è composto in larga parte da micro e piccole aziende: il gap significa che la maggioranza dei datori di lavoro non attiva percorsi strutturati. È qui che si concentrano i lavoratori esclusi dal 10,4% aggregato.
Il terzo divario è europeo. La partecipazione degli adulti 25-64 anni a percorsi di istruzione e formazione nell'UE-27 è del 28,5% nel 2024, secondo Eurostat, statistiche sulla formazione degli adulti. Ogni regione italiana resta sotto la media europea, con un divario complessivo di quasi 18 punti sul benchmark UE.
Le leve per chiudere il gap: Academy di filiera, IA e Decreto 115
Il Rapporto INAPP indica tre leve concrete. Le Academy di Filiera consentono a micro e piccole imprese di consorziarsi e accedere a formazione di qualità che singolarmente non potrebbero permettersi. La spinta sull'intelligenza artificiale è già misurabile: un quarto delle aziende che usano l'IA la impiega a supporto della formazione, con il 36,8% che produce materiali didattici personalizzati e il 32,1% che adatta i percorsi alle esigenze dei partecipanti. Sul versante normativo, il Decreto 115/2024 ha esteso ai Fondi paritetici la possibilità di certificare le competenze acquisite, un passaggio che rende i percorsi più spendibili sul mercato del lavoro.
La spinta ad aggiornarsi arriva anche dal lato della domanda di lavoro: il 37,1% delle imprese che segnala difficoltà nel reperimento del personale attiva percorsi di riqualificazione interna, mentre il 30,4% punta sull'aggiornamento del personale già in forza. La formazione continua diventa così una risposta al mismatch tra competenze richieste e disponibili, non solo un investimento a lungo termine.
Le stesse dinamiche interessano anche il comparto scuola, dove la formazione tocca insegnanti e personale ATA: dalla conferenza SIDIDAST di Torino sul primo anno del DM 221, al TFA sostegno XI ciclo con meno posti e didattica online, fino allo spostamento di 9.504 posti dalla primaria alle superiori con il DM MUR 926/2026 che chiede riqualificazione professionale a migliaia di docenti.
Per il 2025 INAPP stima che i lavoratori formati passino da 1,7 a 2 milioni, spinti dalla terza edizione del Fondo Nuove Competenze. Il salto quantitativo è atteso; la domanda è se ridurrà o cristallizzerà i tre divari strutturali che il dato aggregato continua a nascondere.